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Come proteggere la casa dal divorzio

23 Dicembre 2020
Come proteggere la casa dal divorzio

Come evitare, prima di sposarsi, che l’ex moglie possa accampare diritti sulla casa coniugale intestata al marito. 

Un nostro lettore sta per sposarsi in regime di separazione dei beni. Ci chiede come proteggere la casa dal divorzio. Il suo timore è che, in caso di separazione dalla moglie, quest’ultima possa ottenere dal giudice l’assegnazione dell’immobile da lui acquistato, situazione che potrebbe perdurare fino a quando i figli, benché maggiorenni, resteranno a vivere con lei. 

Come noto, infatti, all’atto della separazione, il tribunale è tenuto ad assegnare la casa coniugale al genitore con cui vanno a convivere i figli, anche se questi non ne è il proprietario o se la rottura del matrimonio è avvenuta per sua colpa (cosiddetto «addebito»). Difatti, l’assegnazione della casa coniugale è una misura rivolta non già a garantire, al coniuge più indigente, un sostegno economico ma a proteggere la prole, ossia fare in modo che i bambini continuino a vivere nello stesso habitat domestico in cui sono cresciuti sino a quando i genitori sono rimasti uniti.

Esistono, in realtà, più sistemi per proteggere la casa dal divorzio, anche se non sono molto lineari e semplici. Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

Fino a quando la casa resta all’ex coniuge?

Come si è detto, quando la casa coniugale è di proprietà esclusiva di un coniuge o in comproprietà tra gli stessi, in caso di separazione e divorzio il giudice deve assegnare il diritto di abitazione della casa familiare a quello convivente con i figli (minorenni o maggiorenni non economicamente autosufficienti).

Il diritto di abitazione nella casa familiare, attribuito all’ex coniuge, cessa in una di queste circostanze:

  • i figli non convivono più col genitore assegnatario;
  • i figli diventano economicamente indipendenti e nelle condizioni di andare a vivere da soli (in affitto o in proprietà);
  • il coniuge assegnatario non abita più nella casa familiare o cessa di abitarvi stabilmente;
  • il coniuge assegnatario inizia una convivenza stabile nella casa assegnata o contrae nuovo matrimonio o inizia una convivenza stabile anche non convivendo nella casa coniugale.

Al verificarsi di uno di questi fatti, l’assegnazione non viene meno di diritto: spetta al coniuge interessato chiedere la revoca al tribunale.

Proteggere la casa dal divorzio dandola in affitto  

Il diritto di abitazione all’ex coniuge con cui vanno a vivere i figli spetta solo sulla casa che è stata la dimora abituale della famiglia. Non spetta invece sulla seconda casa, quella ad esempio usata per le vacanze, data in affitto o anche disabitata. E ciò vale anche se si tratta di un immobile sito all’interno dello stesso stabile.

Proprio facendo leva su tale aspetto è possibile individuare il primo modo per proteggere la casa dal divorzio. Il proprietario non deve abitarla con la propria famiglia: dopo averla acquistata potrà, ad esempio, darla in affitto e andare a vivere, con la moglie, in un altro immobile preso anche questo in affitto. In questo modo, in caso di separazione, l’ex moglie non potrà rivendicare l’assegnazione della casa coniugale in quanto, sebbene di proprietà del marito, questa non è stata adibita a dimora abituale della famiglia. A tutto voler concedere, la moglie potrà restare nella casa in affitto, subentrando nel contratto di locazione, ma non potrà pretendere di andare a vivere nella seconda casa perché, come detto, non si tratta dalla dimora familiare.  

Proteggere la casa dal divorzio con il comodato

Contrariamente a quanto si crede, non è possibile proteggere la casa dal divorzio semplicemente intestandola a un parente (ad esempio, un genitore o una sorella) e andandovi a vivere a titolo di “prestito”. Difatti, la giurisprudenza ritiene che, anche nel caso in cui l’immobile dove vive la coppia sia in comodato (ossia in prestito), la sua destinazione alla finalità abitativa della famiglia fa sì che lo stesso possa essere assegnato, dal tribunale, al coniuge con cui vanno a vivere i figli.

Questo principio trova però un’eccezione nel caso in cui al contratto di comodato sia stato stabilito un termine di scadenza: in tale ipotesi, infatti, allo spirare della data di scadenza, l’immobile tornerà al comodante che l’ha dato in prestito e, quindi, il coniuge assegnatario dovrà lasciarlo [1].


note

[1] Secondo le sezioni unite della Cassazione il coniuge affidatario della prole e assegnatario della casa familiare può opporre al comodante che chiede il rilascio dell’immobile, il provvedimento di assegnazione pronunciato nel giudizio di separazione o divorzio, solo se tra il comodante e almeno un coniuge il comodato in precedenza insorto abbia contemplato la destinazione del bene a casa familiare. In tal caso il rapporto sorge per un uso determinato e, in assenza di un’espressa indicazione della scadenza, ha una durata determinabile per relationem, con applicazione delle regole che disciplinano la destinazione della casa familiare, indipendentemente, dunque, dall’insorgere di una crisi coniugale, ed è destinato a persistere o a venir meno con la sopravvivenza o il dissolversi delle necessità familiari (nella specie, relative a figli minori) che avevano legittimato l’assegnazione dell’immobile (Cass. SU 29 settembre 2014 n. 20448).

Autore immagine: depositphotos.com


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