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Cos’è la capacità di agire?

27 Marzo 2021 | Autore:
Cos’è la capacità di agire?

Un soggetto per esercitare i propri diritti e assumere i propri doveri deve diventare maggiorenne, salvo che in casi specifici, espressamente previsti dalla legge.

Nel nostro ordinamento tutti i soggetti di diritto, per il solo fatto della nascita, sono titolari di diritti e obblighi. Possiedono, cioè, la capacità giuridica che, per le persone fisiche, si perde solo con la morte mentre nel caso delle persone giuridiche viene meno con l’estinzione. Il codice civile prevede, però, un altro tipo di capacità ovvero quella di agire [1].

Cos’è la capacità di agire? È l’attitudine del soggetto a porre validamente in essere atti idonei ad incidere sulle posizioni giuridiche soggettive di cui è titolare. In parole più semplici è la capacità di emettere manifestazioni di volontà volte a costituire, modificare o estinguere rapporti giuridici (negozi giuridici) e per tale ragione viene definita anche capacità negoziale.

Secondo il nostro ordinamento, la capacità di agire si acquista con maggiore età, che è fissata a 18 anni. Questa è una regola generale in quanto possono essere previste età differenti per il compimento di particolari atti. Ad esempio leggi speciali possono subordinare la capacità a prestare il proprio lavoro al compimento di un’età inferiore [2] oppure il tribunale, su istanza del minore, può ammettere per gravi motivi al matrimonio chi abbia compiuto i sedici anni, dopo averne accertata la maturità psico-fisica e la fondatezza delle ragioni addotte [3] (minore emancipato).

I soggetti infradiciottenni sono, inoltre, ammessi a concludere i piccoli negozi della vita quotidiana consistenti in contratti aventi modico valore economico (ad esempio, possono comprare un giornale in un’edicola), salvo il caso che da questi derivi un pregiudizio ai loro interessi.

Quali sono i presupposti della capacità di agire

La capacità di agire si basa su tre presupposti:

  1. la capacità di intendere, ovvero la capacità di comprendere il valore e le conseguenze delle proprie azioni;
  2. la capacità di volere, cioè la possibilità di fare le proprie scelte in maniera consapevole e responsabile;
  3. l’età, che coincide con il compimento del 18 anno in quanto il nostro legislatore ha presupposto che a tale età il soggetto abbia raggiunto la maturità psicofisica necessaria per esercitare autonomamente i diritti e gli obblighi di cui è titolare.

In cosa consiste l’incapacità di agire

La capacità di agire perdura fino alla morte ma in alcune ipotesi, espressamente previste dalla legge, è possibile perderla anche prima. In tal caso, si parla di incapacità di agire assoluta o totale e di incapacità di agire parziale o relativa.

La prima è propria dei minorenni e degli interdetti, che sono giudicati dall’ordinamento inidonei alla cura dei propri interessi. Quindi, a tali soggetti è precluso il compimento di tutti gli atti giuridici.

L’incapacità relativa o parziale si ha nei casi di minore emancipato e di inabilitato. Per ciascuna incapacità di agire è preordinato un istituto di protezione del soggetto incapace, in modo che lo stesso possa svolgere la sua vita giuridica in maniera anche indiretta, per mezzo di persone capaci preposte alla tutela dei suoi interessi. 

Per il minorenne la capacità di agire è tutelata dai genitori, i quali ne hanno la rappresentanza legale fino al compimento della maggiore età, mentre per l’interdetto è prevista la figura del tutore e per l’inabilitato quella del curatore.

Cosa sono l’interdizione e l’inabilitazione

Per tutelare un soggetto maggiorenne, un minore emancipato oppure un minorenne nell’ultimo anno della sua minore età, che si trova in stato di abituale infermità mentale, tale da impedirgli di provvedere alla cura dei propri interessi, il legislatore italiano ha previsto l’istituto dell’interdizione giudiziale. Lo scopo è quello di impedire al soggetto totalmente incapace, di compiere atti pregiudizievoli per la sua persona. 

L’interdizione va richiesta al tribunale del luogo in cui l’interdicendo ha la residenza o dove effettivamente vive, mediante apposito ricorso. L’interdizione viene pronunciata con sentenza, nella quale è contenuta la nomina di un tutore, che amministrerà il patrimonio dell’interdetto, sostituendosi a quest’ultimo nel compiere atti giuridicamente rilevanti.

L’interdizione giudiziale non va confusa con l’interdizione legale, che è una pena accessoria prevista dal codice penale, la quale si applica nel caso del soggetto condannato all’ergastolo o alla reclusione per un tempo non inferiore a cinque anni [4]. Si tratta, quindi, non di uno strumento a protezione dell’incapace ma di una sanzione che deriva dalla commissione di un delitto.

Se, invece, il soggetto è parzialmente incapace, lo strumento di tutela previsto è l’inabilitazione, che viene pronunciata dal tribunale con un procedimento simile a quello dell’interdizione e comporta la nomina di un curatore

L’inabilitato diversamente dall’interdetto, può compiere tutti gli atti di ordinaria amministrazione da solo mentre deve essere affiancato dal curatore per gli atti di straordinaria amministrazione.

Il curatore non è il rappresentante legale ma deve firmare gli atti di straordinaria amministrazione insieme all’inabilitato valutando l’opportunità degli stessi preventivamente con il giudice.

Qual è la validità degli atti compiuti dal soggetto incapace di agire

Il possesso della capacità di agire è requisito di validità degli atti negoziali. Quelli compiuti da una persona che manca della capacità di agire non sono nulli bensì annullabili e, finché non vengono annullati, producono i loro effetti.

Inoltre, se un soggetto incapace di agire con il proprio comportamento, colposo o doloso, commette un atto illecito, cagionando un danno ingiusto, può esserne chiamato a risponderne se era capace di intendere e di volere nel momento in cui lo ha compiuto. Ad esempio, il soggetto danneggiato da un minorenne o da un interdetto può pretendere da quest’ultimo il risarcimento del danno subìto anche se si tratta di un soggetto legalmente incapace qualora si accerta la sua capacità d’intendere e volere nel momento in cui il fatto è stato commesso.

Cos’è l’incapacità naturale

Le persone pienamente capaci di agire si possono trovare, per un breve periodo di tempo, in una situazione di incapacità di intendere e di volere per qualsiasi causa ovvero si possono trovare in una situazione di incapacità naturale. In tali casi, è importante stabilire la validità degli atti compiuti dagli incapaci naturali. Ad esempio, si pensi ad un soggetto pienamente capace, che conclude un contratto di compravendita di un immobile mentre si trova sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

In generale, i negozi giuridici posti in essere dagli incapaci naturali sono annullabili ma solo se risulta un grave pregiudizio agli autori, nell’ipotesi di atti unilaterali (vedi una procura o un’offerta al pubblico), e anche la malafede degli altri contraenti, nel caso di contratti. Invece, gli atti personali quali la donazione, il testamento e il matrimonio sono sempre annullabili se si dimostra lo stato di incapacità naturale. 

Le persone giuridiche hanno la capacità di agire?

Sebbene gli interessi degli enti (ad esempio, una società, un’associazione) vengano gestiti attraverso persone fisiche che s’inseriscono nella loro struttura organizzativa (cosiddetti organi), anche le persone giuridiche sono dotate di capacità di agire. Gli organi degli enti sono parte di essi e, quindi, sono idonei ad agire. Inoltre, gli organi fruiscono di minori limitazioni della capacità d’agire, giacché non possedendo le caratteristiche proprie della persona fisica, non sono soggetti alla disciplina dell’incapacità legale e naturale.

Cosa differenzia la capacità di agire dalla capacità giuridica

La capacità di agire si differenzia dalla capacità giuridica. Quest’ultima, infatti, consiste nell’idoneità di una persona a divenire titolare di diritti e doveri mentre quella di agire è data dall’attitudine a esercitare diritti e ad assumere doveri.

La capacità giuridica si acquista con la nascita mentre quella di agire consegue al compimento della maggiore età. Pertanto, non è necessario avere compiuto 18 anni affinché un soggetto possa venire indicato quale erede in un testamento oppure possa ricevere una donazione (capacità giuridica). Tuttavia, è necessario che divenga maggiorenne perché possa liberamente disporre dell’eredità o della donazione (capacità di agire).

Caia ha 10 anni e può ricevere per donazione dalla nonna, un gioiello di famiglia. Per poterlo vendere, però, deve attendere di compiere 18 anni, cioè deve aspettare di diventare capace di agire.


note

[1] Art. 2 cod. civ.

[2] Art. 2 co. 2 cod. civ.

[3] Art. 84 cod. civ.

[4] Art. 32 cod. pen.


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