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Le Guide Mutui, stop agli interessi con tassi usurai

Le Guide Pubblicato il 12 gennaio 2014

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> Le Guide Pubblicato il 12 gennaio 2014

Se gli interessi superano il tasso previsto dalla legge, il cliente della banca è tenuto a rimborsare solo il capitale preso in prestito: ecco come comportarsi per resistere al decreto ingiuntivo della banca.

È giornaliera la produzione di sentenze nell’infinita vicenda dei tassi usurari praticati dalle banche sui contratti di mutuo, quelli di leasing e sui conti correnti.

Alcune più fondate, altre con scopi puramente dilatori, le opposizioni ai decreti ingiuntivi notificati dagli istituti di credito e basate sul conteggio di interessi ultralegali sono ormai all’ordine del giorno.

Da ultimo, è intervenuta, qualche mese fa, una importantissima sentenza della Cassazione [1], che ha stabilito la sospensione del pagamento, da parte del privato, degli interessi di mora, definendoli usurari, fermo restando, per il cliente, l’obbligo di restituzione del capitale mutuato. Vediamo più da vicino di che si tratta.

L’applicazione di interessi ultralegali da parte della banca deve essere prima documentato dal cliente attraverso uno scrupoloso calcolo messo a punto da professionisti a ciò specializzati. Il risultato di tale analisi verrà valutato dal giudice che, rapportandolo alle rilevazioni trimestrali della Banca d’Italia, deciderà se i tassi o le penali applicate dall’istituto di credito superano o meno il tasso di soglia di usura stabilito dalla legge.

Nel caso in cui le doglianze del cliente mutuatario siano fondate – se cioè vi è superamento degli interessi dei limiti legali – il tribunale imporrà di sospendere il pagamento degli interessi, mantenendo però l’obbligo, per il mutuatario, di pagare la quota capitale. Nello stesso tempo, la banca verrà condannata a restituire tutti gli interessi versati dal cliente sino a quel momento. Il che spesso vuol dire cifre consistenti!

La novità più importante stabilita dalla Suprema Corte è che, nel calcolo del tasso effettivo praticato dalla banca su un mutuo ipotecario, devono essere inclusi anche gli interessi di mora. Quindi, è indispensabile confrontare il tasso praticato dalla banca con il tasso soglia per i mutui ipotecari, tenendo conto anche degli interessi moratori contrattualmente previsti in caso di ritardato pagamento delle rate.

La Corte ricorda anche che il tasso del mutuo è comunque da considerarsi usurario se la somma tra gli interessi convenzionali (cioè quelli previsti dalla banca come corrispettivo per il prestito) e quelli moratori fissati nel contratto di mutuo (in sostanza quelli dovuti dal mutuatario in caso di ritardato pagamento) supera il tasso soglia di usura stabilito dalla legge.

Successivamente è intervenuta la Corte d’Appello di Venezia [2] secondo cui tale principio si deve applicare a tutte le obbligazioni e non solo ai mutui. Tale ultimo precedente è assai importante poiché ha dato il via a moltissime azioni di risarcimento e molte altre ne arriveranno.

note

[1] Cass. sent. n. 350/2013.

[2] C. App. Venezia, sent. n. 342/2013.

Autore immagine: 123rf.com


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3 Commenti

  1. Peccato che confrontare il tasso di mora con il tasso soglia sia come confrontare pane e polenta. Le istruzioni Bankitalia dicono che il tasso soglia e’ calcolato senza tener conto del tasso di mora che invece viene indicato come tasso medio aggiuntivo.
    Ma si sa, pur di cavalcare l onda di ” dare contro alle banche…” . Ma perché non si legge correttamente l italiano ? Purtroppo siamo un Paese nel quale le regole sono sempre messe in discussione. E comunque nessuno risponde per queste nefandezze.

  2. Caro Nico le istruzioni Banca D’Italia non sono legge sei tu che confondi pane con polenta. L’usura è regolata dal codice penale. Se tu mi presti dei soldi mi chiedi un interesse, non sei autorizzato di certo a chiedermene il doppio o addirittura il triplo se faccio ritardo, e se questo tasso supera la soglia sei usuraio è la legge semplice.

  3. Confermo quanto sostenuto da Claudio. La Banca d’Italia non è fonte di diritto rispetto ad esempio alla Corte di Cassazione. Poi sul discorso Bnaca d’Italia potremmo aprire un bel discorsetto … o sbaglio??

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