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La parola di un poliziotto ha più valore?

23 Dicembre 2020
La parola di un poliziotto ha più valore?

Come contestare le dichiarazioni di un pubblico ufficiale in un verbale: la dimostrazione della bugia o dell’errore dell’agente di polizia.

Immagina che un poliziotto ti fermi per contestarti un illecito. Magari sostiene di averti visto fumare uno spinello, spinello però che in quel momento non hai tra le mani (magari perché lo hai buttato qualche attimo prima). Oppure ti blocca mentre stai guidando dicendo che sei passato col rosso, mentre tu sei sicuro del fatto che il semaforo fosse già verde. 

Chiaramente, il poliziotto non è di quelli che si mettono a tavolino a discutere con te e, nonostante le tue giustificazioni, inizia a prendere i tuoi dati e a segnarli sul verbale. 

Ecco, in un caso del genere, si scontrano due versioni opposte: la tua e quella dell’agente. Se si trattasse di una discussione tra privati, la partita finirebbe con un pareggio: nessuno dei due avrebbe ragione e nessuno avrebbe neanche torto. «È la tua parola contro la mia» si suol dire comunemente in modo provocatorio, in assenza di prove a favore dell’uno o dell’altro.

Ma sappiamo che, quando c’è di mezzo un poliziotto, le cose non vanno così facilmente: lui è un pubblico ufficiale ed effettivamente la sua parola vale più della tua.

Ma allora che possiamo fare se il poliziotto sta dicendo una bugia o si sta clamorosamente sbagliando? Come possiamo difenderci dagli abusi della polizia o anche dai semplici errori di percezione della realtà, visto che anche gli agenti della polizia sono uomini e come tali sbagliano? In altri termini, quanto vale la parola di un poliziotto? 

Ne parleremo qui di seguito.

Quanto vale la parola di un poliziotto?

Il poliziotto ha sempre ragione? La risposta è assolutamente no. Tuttavia, la legge dice che è un pubblico ufficiale e questo significa che le sue dichiarazioni, a differenza di quelle del cittadino, valgono di più sotto il profilo probatorio, sono cioè su un gradino più alto. Detto con parole tecniche, le dichiarazioni del pubblico ufficiale fanno “piena prova”. 

Pensa all’attestazione di un notaio su un atto pubblico o al timbro di un postino su una raccomandata. Pensa ancora all’attestazione di conformità che mette un dipendente pubblico su un certificato anagrafico o alla copia esecutiva di una sentenza rilasciata dal cancelliere del tribunale. Anche loro sono pubblici ufficiali e, come tali, hanno il potere di rilasciare dichiarazioni che hanno un valore superiore a quelle di qualsiasi altra persona. 

Il fatto però che le dichiarazioni del pubblico ufficiale facciano “piena prova” non significa che non possano essere mai sconfessate, ma semplicemente che per farlo c’è bisogno di qualcosa in più di una semplice contestazione. 

Allora cerchiamo di fare il punto della situazione e di vedere come dimostrare che un poliziotto o un carabiniere si sta sbagliando o sta mentendo.

Anche i poliziotti sbagliano

Il verbale redatto da un poliziotto o da un carabiniere può avere due tipi di contenuti: ci sono le constatazioni – cioè le cose viste e apprese direttamente dagli agenti tramite i sensi, come l’udito e la vista – e ci sono a volte anche le valutazioni personali. 

Le constatazioni sono i fatti o le dichiarazioni avvenute dinanzi al poliziotto, che questi hanno avuto modo di percepire con i propri occhi o con l’udito. Sono cioè accadimenti che non si prestano a interpretazioni. Il fatto di vedere una persona che passa col rosso o che grida in mezzo a una strada è obiettivo, non è un’interpretazione della realtà. È quindi difficile sbagliarsi. 

Le constatazioni quindi fanno piena prova, ossia hanno un valore superiore alle dichiarazioni dei privati cittadini. Questo non toglie che il poliziotto possa sbagliarsi. Ma se lo si vuole dimostrare, c’è bisogno di una procedura molto più complessa di una semplice opposizione a un verbale o a una multa: bisogna avviare un ulteriore giudizio chiamato querela di falso. Con la querela di falso – procedimento che, a dispetto del nome, è di carattere civilistico – il cittadino tenta di smontare le dichiarazioni del pubblico ufficiale dimostrando, con prove molto robuste e convincenti, che questi ha torto. 

Ciò chiaramente implica la difesa tramite un avvocato e un ulteriore sforzo che potrebbe far lievitare la sua parcella. È quindi bene valutare sempre se conviene intraprendere una strada del genere per contestazioni di scarso valore economico (come, ad esempio, una multa stradale).

Dicevamo che, oltre alle constatazioni dei pubblici ufficiali ci sono le valutazioni personali. Si tratta, in questo caso, di semplici giudizi che fa l’agente dopo aver valutato la realtà e averla sottoposta a critica personale. Ad esempio, il fatto che un poliziotto dichiari di aver assistito a una manovra pericolosa di un automobilista o di averlo visto andare oltre i limiti di velocità (solo sulla base del rumore del motore o della sgommata lasciata sull’asfalto ma senza alcuna attestazione di un autovelox) è una valutazione soggettiva. 

Le valutazioni personali dei poliziotti, a differenza delle constatazioni, non fanno piena prova e, quindi, possono essere sconfessate in modo molto più semplice. Si tratta infatti di materiale che il giudice può valutare liberamente. In questo caso, si può dimostrare che l’agente ha sbagliato o ha mentito semplicemente con una contestazione nello stesso giudizio di opposizione alla sanzione. Ciò significa che il procedimento è molto più semplice e celere. 

In sintesi, il rapporto della polizia fa “piena prova” solo delle dichiarazioni e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesti come avvenuti in sua presenza. Per sconfessare questa parte del verbale bisogna avviare la querela di falso, ossia una causa nella causa. Viceversa, tutto il resto del verbale non fa piena prova e può essere sconfessato senza bisogno di intraprendere un’apposita causa. 

La testimonianza di un poliziotto ha più valore?

Immaginiamo che un poliziotto ti senta gridare e cantare, nel cuore della notte, proprio accanto alla tua auto con lo stereo al massimo volume. Subito arriva da te per contestarti il reato di disturbo alla quiete pubblica. Secondo lui, il livello di decibel che hai prodotto è intollerabile. Che valore ha la sua dichiarazione? 

Secondo la Cassazione, onde far scattare il reato di disturbo alla quiete pubblica non servono gli accertamenti delle forze dell’ordine per provare che si è superata la soglia della “normale tollerabilità”: basta la semplice testimonianza dell’ufficiale di polizia intervenuto sul luogo del reato.

Questo non significa che la parola del poliziotto valga più del privato, ma semplicemente che un reato può essere dimostrato anche con una semplice testimonianza, senza bisogno di accertamenti tecnici. È proprio il caso di disturbo della quiete pubblica. 



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1 Commento

  1. ma la “semplice testimonianza” di chi contesta quella testimonianza vale allo stesso modo? 🙂

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