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Contratto di lavoro a tempo determinato

24 Marzo 2021
Contratto di lavoro a tempo determinato

Di recente, il contratto a termine è stato oggetto di modifiche normative.

Sei alla ricerca di un nuovo impiego. Ti è stata proposta l’assunzione presso una società con un contratto di lavoro a tempo determinato. Vuoi sapere quali garanzie ti offre questa tipologia contrattuale.

I rapporti di lavoro possono essere a tempo indeterminato oppure a termine. In questo secondo caso, il datore di lavoro e il lavoratore sottoscrivono un contratto di lavoro a tempo determinato. Considerando, tuttavia, che questa tipologia contrattuale offre al lavoratore minori certezze e una maggiore precarietà, la legge prevede una serie di limiti e di divieti per la stipulazione del contratto a termine. Ma andiamo per ordine.

Contratto di lavoro a tempo determinato: cos’è?

A partire dagli anni ’90, sono state introdotte, nel nostro mercato del lavoro, delle tipologie contrattuali atipiche per l’assunzione del personale. In particolare, tali forme contrattuali hanno interrotto il predominio della forma comune di assunzione, ovvero il contratto di lavoro a tempo indeterminato. Queste tipologie di contratto sono state introdotte per assecondare le esigenze di flessibilità delle imprese.

Una tipologia di contratto flessibile prevista già nel Codice civile e nella legislazione dei primi anni ’60 è il contratto di lavoro a tempo determinato, detto anche contratto a termine. Si tratta di un ordinario contratto di lavoro subordinato nel quale, tuttavia, le parti stabiliscono sin dall’inizio qual è il termine di durata del rapporto di lavoro. Una volta raggiunta la data di scadenza, il contratto di lavoro, cessa di produrre i suoi effetti e si risolve automaticamente senza necessità di disdetta da parte delle parti.

Al contrario, nel contratto a tempo indeterminato non è prevista una data di scadenza finale ed il rapporto di lavoro va avanti finché una delle parti non decide di risolverlo tramite le dimissioni o il licenziamento.

Contratto a termine: in quali casi è vietato?

Nel nostro ordinamento, si prevede che la forma comune di assunzione sia il contratto a tempo indeterminato [1] poiché garantisce maggiori certezze per il lavoratore e la possibilità di programmare la propria vita personale e familiare.

Proprio per questo, la legge prevede una serie di limiti e di divieti per l’apposizione del termine al contratto di lavoro.

In alcuni casi, il contratto a termine è tassativamente vietato [2]. In particolare, non è possibile stipulare un contratto di lavoro subordinato:

  1. per sostituire lavoratori in sciopero;
  2. presso unità produttive nelle quali, nei sei mesi precedenti, sono stati effettuati licenziamenti collettivi;
  3. presso unità produttive nelle quali sono operanti delle riduzioni o sospensioni dell’attività lavorativa dei lavoratori con intervento della cassa integrazione guadagni;
  4. da parte di datori di lavoro che non hanno effettuato la valutazione dei rischi in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Se, nonostante la presenza di un divieto legale, il datore di lavoro procede comunque ad assumere un lavoratore con contratto a termine, quest’ultimo si trasforma in contratto a tempo indeterminato.

Contratto a tempo determinato: la durata massima

Nel corso degli anni, è emerso il rischio di un abuso del contratto a termine da parte dei datori di lavoro. In particolare, è emersa la tendenza di alcuni datori di lavoro di reiterare nel tempo la sottoscrizione di contratti a termine con lo stesso dipendente per far fronte, di fatto, non ad esigenze temporanee di lavoro ma ad esigenze strutturali. In questo modo, il rapporto di lavoro con quel lavoratore va avanti per anni senza mai addivenire ad una stabilizzazione. La reiterazione dei contratti a termine rende l’esistenza del lavoratore precaria e incerta.

Proprio per questo, la legge [3] prevede un limite di durata massima del contratto a termine. In particolare, si prevede che la durata dei rapporti di lavoro a tempo determinato tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, per lo svolgimento delle stesse mansioni, con lo stesso livello di inquadramento e con la stessa categoria legale non può superare i 24 mesi anche per effetto di una successione di contratti.

Tale limite riguarda anche i cosiddetti rinnovi, ossia, i casi in cui il rapporto di lavoro cessa e, successivamente, viene rinnovato. Il limite di durata massima non si applica alle attività stagionali e può essere derogato dai contratti collettivi di lavoro. Se tale limite viene superato il rapporto di lavoro si trasforma in un contratto a tempo indeterminato dalla data del superamento.


note

[1] Art. 1 D. Lgs. 81/2015.

[2] Art. 20 D. Lgs. 81/2015.

[3] Art. 19 D. Lgs. 81/2015.


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