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Posso rifiutare una trasferta di lavoro?

24 Marzo 2021
Posso rifiutare una trasferta di lavoro?

Il datore di lavoro può richiedere al dipendente di svolgere temporaneamente la prestazione lavorativa in una sede di lavoro diversa da quella prevista dal contratto.

Il tuo datore di lavoro ti ha chiesto di effettuare una trasferta di diverse settimane. Non vorresti allontanarti per così tanto tempo dalla tua famiglia. Vuoi sapere se puoi rifiutarti di andare in trasferta.

Il luogo di lavoro, ossia la sede in cui il lavoratore deve recarsi per svolgere la prestazione lavorativa, è un elemento fondamentale del contratto di lavoro che spesso incide profondamente sulla decisione del lavoratore di accettare o meno una determinata proposta di assunzione.

Tuttavia, per esigenze temporanee, il datore di lavoro può richiedere al lavoratore di svolgere l’attività lavorativa in un luogo diverso da quello pattuito nella lettera di assunzione. In questi casi, soprattutto se la richiesta del datore di lavoro determina la necessità di allontanarsi per molto tempo dalla propria abitazione, il lavoratore si chiede: «Posso rifiutare una trasferta di lavoro?». La Cassazione ha chiarito che la richiesta di andare in trasferta è insindacabile da parte del lavoratore a meno che non emergano insussistenti esigenze organizzative.

Cos’è la trasferta?

Il luogo di lavoro è uno degli elementi essenziali della lettera di assunzione. Sono molti i lavoratori che decidono di accettare una proposta di lavoro proprio perché possono lavorare vicino alla propria casa. Il lavoratore, tuttavia, durante lo svolgimento del rapporto di lavoro, può essere inviato a lavorare temporaneamente in un luogo diverso da quello previsto dal contratto per far fronte ad esigenze di servizio, contingenti e transitorie, non prevedibili nel momento della stipula del contratto di lavoro. In questi casi, il datore di lavoro invia il lavoratore in trasferta.

La trasferta è, quindi, una modifica temporanea del luogo di svolgimento della prestazione di lavoro che viene disposta per esigenze di servizio transitorie. Caratteristica fondamentale della trasferta è la temporaneità della modifica del luogo di lavoro. Quando, invece, il datore di lavoro decide di modificare strutturalmente e definitivamente la sede di lavoro cui è assegnato il lavoratore si parla di trasferimento.

Trasferta: è necessario il consenso del lavoratore?

La Cassazione [1] ha chiarito che la trasferta è espressione del potere direttivo del datore di lavoro, ovvero, del potere di determinare le modalità di svolgimento della prestazione di lavoro da parte del dipendente. Ne consegue che, in linea generale, la richiesta di andare in trasferta non prevede il consenso del lavoratore. Tuttavia, considerando il disagio che la trasferta può determinare per il lavoratore, i contratti collettivi prevedono che il dipendente inviato in trasferta abbia diritto ad ottenere una specifica indennità di trasferta il cui ammontare è definito dai contratti stessi.

Ovviamente, la legittimità della trasferta è subordinata alla effettiva sussistenza delle esigenze di servizio che la rendono necessaria. Non potrebbe, quindi, considerarsi legittima una trasferta che viene disposta per mero capriccio o in modo arbitrario dal datore di lavoro, senza che sussistano reali esigenze.

Trasferta: è possibile il rifiuto da parte del lavoratore?

Come abbiamo detto, secondo la giurisprudenza, la trasferta è espressione del potere di organizzazione dell’impresa da parte del datore di lavoro e del potere direttivo nei confronti del lavoratore subordinato. Per questo, in linea generale, la trasferta non richiede il consenso del dipendente ed è considerata insubordinazione la condotta del lavoratore che rifiuta di andare in trasferta come richiesto dal datore di lavoro [2].

Di fronte al rifiuto del lavoratore di recarsi in trasferta il datore di lavoro può, dunque, avviare un procedimento disciplinare nei confronti del dipendente ed applicare una sanzione disciplinare proporzionata alla gravità dell’atto di insubordinazione, anche alla luce delle previsioni dei Ccnl in materia di provvedimenti disciplinari.

Proprio per chiarire sin da subito l’esigenza delle trasferte, quando il datore di lavoro è consapevole che il rapporto di lavoro determina la necessità di frequenti trasferte, già nella lettera di assunzione viene prevista la disponibilità del lavoratore a recarsi in trasferta.

Ovviamente, come abbiamo anticipato, non può considerarsi rimproverabile il comportamento del lavoratore che rifiuta la trasferta disposta in assenza di effettive esigenze ma solo per danneggiare la vita del lavoratore.


note

[1] Cass. n. 20833/2015.

[2] Cass. n 6896/2018.


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