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Si possono vendere oggetti del defunto prima di aprire il testamento?

23 Dicembre 2020
Si possono vendere oggetti del defunto prima di aprire il testamento?

Eredità: quali sono le conseguenze per chi vende i beni del defunto prima delle pratiche di successione.

Un nostro lettore ci chiede se si possono vendere oggetti del defunto prima di aprire il testamento. Ci rappresenta che, a seguito della morte del proprio genitore, i figli hanno trovato in casa numerosi quadri e mobili di valore; un esperto del settore si è offerto di acquistarli in tempi brevi. È possibile un comportamento del genere quando ancora non sono state avviate le pratiche di successione? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Pratiche di successione: quali sono?

Quando muore una persona, è necessario avviare le pratiche di successione. Queste si compongono di quattro passaggi. Eccoli qui di seguito riassunti.

Apertura del testamento

C’è innanzitutto l’apertura del testamento (meglio detta «pubblicazione del testamento») cui si fa ricorso ovviamente tutte le volte in cui è presente un testamento. È dunque una fase eventuale. La legge stabilisce che la pubblicazione venga effettuata dal notaio, a meno che ci sia l’accordo di tutti gli eredi a procedere senza di questi. 

Secondo il Codice civile, ciascun erede che sia in possesso del testamento del defunto deve presentarlo al notaio per la pubblicazione. Se il testamento olografo si trova già depositato presso un notaio, la pubblicazione è eseguita dal notaio depositario.

La pubblicazione consiste nella redazione da parte del notaio di un verbale, alla presenza della persona che richiede la pubblicazione e dei testimoni, nel quale viene riprodotto il contenuto del testamento con elencazione di eventuali cancellature, abrasioni, parole sovrascritte, ecc.

Il notaio deve comunicare agli eredi e legatari dei quali conosce il domicilio o la residenza, l’esistenza del testamento, subito dopo la pubblicazione.

Dichiarazione di successione

La seconda pratica di successione è la dichiarazione di successione. Si tratta di un adempimento fiscale: è una comunicazione da inoltrare telematicamente all’Agenzia delle Entrate con l’indicazione del patrimonio del defunto lasciato in eredità. Serve a calcolare le relative imposte che gravano sugli eredi, ossia su coloro che accettano l’eredità.

In generale, eredi e legatari devono presentare la dichiarazione di successione entro 12 mesi dal decesso (data di apertura della successione), salvo che nei casi particolari riportati nella tabella seguente.

La dichiarazione di successione non va presentata nel caso di eredità devoluta a coniuge e/o figli e/o genitori e/o altri parenti in linea retta che abbia valore non superiore a 100.000 euro e sempre che non comprenda beni immobili o diritti reali immobiliari.

Accettazione dell’eredità

Il terzo adempimento è l’accettazione dell’eredità per la quale ci sono 10 anni di tempo dal decesso. Nel caso in cui il testamento sia stato pubblicato da un notaio, questi raccoglie le relative dichiarazioni degli eredi e l’accettazione viene fatta contestualmente alla pubblicazione del testamento.

L’accettazione può essere anche tacita. L’accettazione tacita dell’eredità è realizzata tramite comportamenti incompatibili con la volontà di rinunciare all’eredità stessa. Tali comportamenti possono essere, ad esempio, la vendita di oggetti del defunto, il prelievo delle somme da questi depositate in banca, il pagamento dei creditori del defunto con denaro di quest’ultimo, l’utilizzo dei beni del defunto senza aver effettuato l’inventario nei tre mesi successivi alla morte, ecc.

Leggi Quando c’è accettazione tacita eredità.

Divisione dell’eredità

L’ultimo passaggio è la divisione dell’eredità in comunione. Una volta ultimate le pratiche di successione descritte in precedenza, si forma una comunione sul patrimonio del defunto i cui titolari sono tutti i coeredi, ciascuno in proporzione alla rispettiva quota. Questa situazione permane fino a quando non si procede alla divisione concreta dei beni, sicché gli eredi, da titolari di semplici quote, diventano titolari di beni specifici. 

Non ci sono termini per procedere alla divisione dell’eredità.

Vendita oggetti del defunto prima dell’apertura del testamento

In linea generale, non è possibile vendere oggetti del defunto prima della pubblicazione del testamento, a meno che non vi sia il consenso di tutti gli eredi, consenso da mettere per iscritto. Questo perché il testamento potrebbe assegnare la proprietà di tali beni a uno o più specifici soggetti e, dunque, la vendita costituirebbe una lesione dei diritti di questi ultimi. 

Solo dopo la pubblicazione del testamento, l’accettazione dell’eredità e la divisione del patrimonio ereditario, si potranno individuare i titolari del diritto di proprietà sui singoli beni, i quali potranno decidere se vendere o meno tali oggetti.

Questo non toglie, come detto, che la vendita potrebbe essere il frutto di un accordo di tutti gli eredi, nel qual caso non sarebbero possibili successive contestazioni e, dunque, la vendita sarebbe legittima.

Si pensi al caso del lettore anticipato in apertura: se tutti gli eredi sono d’accordo, prima ancora della pubblicazione del testamento sarà possibile procedere alla vendita dell’arredo e dei quadri di valore del defunto. 

Attenzione però: come anticipato sopra, la vendita dei beni dell’eredità è un atto di accettazione tacita dell’eredità stessa. Sicché, chi la compie, non potrà poi rinunciare all’eredità. Con la conseguenza che dovrà rispondere anche dei debiti lasciati dal defunto.



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