Cronaca | News

Variante Covid: «Troppo allarme, era già in Italia»

23 Dicembre 2020
Variante Covid: «Troppo allarme, era già in Italia»

Il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sostiene che non ci siano particolari motivi di preoccupazione.

No panic: la variante inglese del Coronavirus non è una novità assoluta della pandemia. «Si è diffusa già da settembre e c’è anche in Italia», ha spiegato oggi il numero uno dell’Agenzia italiana del farmaco Giorgio Palù, commentando la notizia del nuovo caso italiano di Covid in questa forma mutata.

Secondo Palù «si è fatto troppo allarmismo» in merito: lo ha detto durante una conferenza stampa della Regione Veneto per fare il punto sull’andamento dell’epidemia nel territorio. Il secondo caso è stato registrato ad Ancona, su una persona che non è mai stata in Inghilterra. Questo vuol dire, per il presidente Aifa, che «bastava sequenziare di più per trovare il virus in questa variante».

Una rassicurazione che Palù sente di dare è che «da quello che sappiamo non è più grave del virus originario, quindi è un virus che muta». Inoltre, ha sottolineato il presidente dell’agenzia italiana, «ci sono dati che danno indicazioni che il vaccino vale anche per la variante inglese», per cui al momento non c’è da temere un’incompatibilità.

A proposito di vaccino, «mai è accaduto che se ne sia prodotto uno in dieci mesi, ma non è stata saltata nessuna fase, come dice qualche ignorante – sottolinea l’esperto, che è stato anche presidente della Società italiana di virologia -: è stata un’operazione alla velocità della luce».

Sia il preparato di Pfizer/BionTech, che arriverà per primo in Italia, sia quello della multinazionale americana Moderna, «hanno un’efficacia al 95% e garantiscono l’immunità sterilizzante, cioè riescono a prevenire l’infezione. Ci sono conseguenze come febbre, astenia, cefalea con una percentuale un po’ più alta rispetto ad altri vaccini. Ma nessun evento letale si è avuto finora e un caso su diecimila dei volontari che lo hanno sperimentato ha avuto conseguenze più serie».

Infine, la raccomandazione: «Sarebbe bene che si vaccinasse anche chi si è ammalato di Covid, è guarito e poi si è reinfettato: rafforzare il sistema immunitario male non fa».



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