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Posso rifiutare la cassa integrazione?

26 Marzo 2021
Posso rifiutare la cassa integrazione?

In caso di temporanea crisi aziendale, il datore di lavoro può richiedere l’erogazione della cassa integrazione.

L’azienda presso la quale lavori ti ha comunicato che verrai messo in cassa integrazione. Sei molto preoccupato perché in questo modo avrai una riduzione della tua retribuzione. Vuoi sapere se sei obbligato ad accettare la sospensione o riduzione della tua attività di lavoro.

La cassa integrazione guadagni è un ammortizzatore sociale che è stato introdotto per consentire alle imprese che affrontano un temporaneo momento di crisi di gestire la ripresa senza intervenire sui livelli occupazionali.

Il lavoratore in cassa integrazione, in ogni caso, subisce una penalizzazione economica rispetto alla retribuzione ordinaria e si chiede: «Posso rifiutare la cassa integrazione?».

In realtà, la decisione aziendale di accedere agli ammortizzatori sociali non è sindacabile dal singolo lavoratore dipendente il quale può solo esigere che tale strumento sia applicato in maniera equa e secondo correttezza e buona fede. Ma andiamo per ordine.

Cassa integrazione: cos’è?

Nel nostro ordinamento, il lavoro rappresenta un valore fondamentale [1] perché consente alla persona di affermare se stessa e di ottenere le risorse economiche necessarie per vivere.

Per questo, proprio al fine di scongiurare la perdita del lavoro, la legge prevede delle forme di sostegno pubblico per le imprese che attraversano un periodo di difficoltà e che decidono di evitare i licenziamenti. In particolare, nell’ambito del sistema degli ammortizzatori sociali, lo strumento maggiormente utilizzato è la cassa integrazione guadagni [2].

Si tratta di uno strumento sociale che consente ad un’impresa di sospendere o ridurre l’attività lavorativa dei propri dipendenti ai quali verrà erogato dallo Stato un trattamento di integrazione salariale volto a coprire, almeno in parte, la retribuzione persa a causa della sospensione o riduzione dell’orario di lavoro.

Nel nostro ordinamento, sono previste diverse tipologie di cassa integrazione che dipendono, essenzialmente, dal settore merceologico in cui opera l’azienda, dal numero dei dipendenti addetti e dalle causali che hanno determinato l’esigenza aziendale di sospendere o ridurre l’attività di lavoro dei propri dipendenti.

Cassa integrazione: come funziona?

Senza entrare nel dettaglio delle singole tipologie di cassa integrazione, in generale, per attivare questo strumento, l’azienda deve preliminarmente porre in essere una procedura di informazione e consultazione sindacale. Le organizzazioni sindacali, infatti, devono essere rese edotte delle cause che hanno determinato l’esigenza di accedere alla cassa integrazione e delle prospettive di ripresa dell’azienda.

Esaurita tale procedura, l’azienda può fare domanda di fruizione della cassa integrazione. La cassa integrazione, come abbiamo detto, è uno strumento di gestione di crisi temporanee dell’impresa e non può mai essere utilizzata per far fronte a crisi strutturali e non risolvibili.

Accendendo alla cassa integrazione guadagni l’azienda può sospendere a zero ore o ridurre l’orario di lavoro dei dipendenti. Questi ultimi riceveranno dallo Stato una trattamento di integrazione salariale pari al 80% della retribuzione persa a causa della riduzione o sospensione di orario. È previsto, in ogni caso, un massimale mensile erogabile a titolo di cassa integrazione. Per l’anno 2020 il massimale cassa integrazione è il seguente [3].

Retribuzione (euro)TettoImporto lordo (euro)Importo netto (euro)
Inferiore o uguale a 2.159,48Basso998,18939,89
Superiore a 2.159,48Alto1.199,721.129,66

Ne consegue che, per effetto del massimale, i lavoratori con un reddito più alto non otterranno un trattamento di integrazione salariale pari all’ 80% della retribuzione persa ma un ammontare più basso.

La cassa integrazione, quindi, tutela il reddito del lavoratore ma determina, in ogni caso, una penalizzazione economica per il dipendente il quale perde una fetta spesso consistente della sua retribuzione ordinaria.

Cassa integrazione: è possibile rifiutarla?

La cassa integrazione è uno strumento di gestione delle crisi aziendali. Il lavoratore ha quindi diritto ad ottenere da parte dell’impresa una gestione della cassa integrazione ispirata ai criteri della correttezza e della buona fede. Ciò significa, ad esempio, che la scelta dei lavoratori da mettere in cassa integrazione deve essere fatta ispirandosi a criteri di rotazione e di equità in modo da evitare di penalizzare esclusivamente alcune categorie di lavoratori.

Inoltre, deve esserci uno stretto legame tra la scelta dei lavoratori messi in cassa integrazione e le causali della crisi aziendale che sono state dichiarate dall’imprenditore. Ne deriva che il lavoratore non può rifiutarsi di essere messo in cassa integrazione ma può agire contro il datore di lavoro se ritiene che le modalità di utilizzazione di questo strumento siano state scorrette e lesive dei suoi diritti.


note

[1] Artt. 1 e 4 Cost.

[2] D. Lgs. 148/2015.

[3] Inps, Circolare n. 20/2020.


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