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Rimodulazione orario di lavoro

26 Marzo 2021
Rimodulazione orario di lavoro

La possibilità del datore di lavoro di modificare l’orario di lavoro del dipendente cambia a seconda della natura, a tempo pieno o parziale, del rapporto di lavoro.

Hai ricevuto una comunicazione con cui vieni informato che il tuo orario di lavoro cambierà. Ti chiedi se il datore di lavoro può modificare unilateralmente l’orario lavorativo.

Sapere a che ora bisogna iniziare a lavorare e fino a quando occorre portare avanti il turno di lavoro è un elemento fondamentale nel rapporto di lavoro. Nel corso del tempo, tuttavia, le esigenze dell’impresa possono cambiare e il datore di lavoro può adottare una rimodulazione dell’orario di lavoro.

La possibilità dell’impresa di cambiare unilateralmente la collocazione temporale dell’orario di lavoro dipende dalla natura del rapporto. In particolare, nel contratto di lavoro part-time è sempre necessario il consenso del lavoratore per modificare l’orario di lavoro. Il lavoratore a tempo parziale, infatti, deve essere libero di organizzare il suo tempo extra-lavorativo e di trovare un’altra occupazione per aumentare il suo reddito complessivo.

Cos’è l’orario di lavoro?

L’orario di lavoro è un elemento fondamentale del contratto di lavoro poiché consente di collocare dal punto di vista temporale la prestazione di lavoro del lavoratore.

La legge [1] definisce orario di lavoro qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni.

L’orario di lavoro viene indicato nella lettera di assunzione sia attraverso il numero di ore di lavoro settimanali che il lavoratore deve prestare a favore del datore di lavoro sia individuando, giorno per giorno, la collocazione temporale dell’orario di lavoro.

Per i lavoratori che hanno funzioni direttive, come i quadri, i dirigenti e gli impiegati direttivi, la legge [2] prevede che non si applica la normativa in materia di durata massima dell’orario di lavoro. Ne consegue che il contratto di lavoro può limitarsi ad indicare la durata settimanale dell’orario di lavoro senza dover specificare la collocazione temporanea della prestazione di lavoro.

Orario di lavoro: il contratto a tempo parziale

La legge definisce la durata normale dell’orario settimanale di lavoro che è pari a 40 ore settimanali. I contratti collettivi di lavoro, tuttavia, possono prevedere un trattamento migliorativo per i lavoratori e introdurre una durata normale dell’orario di lavoro settimanale inferiore a 40 ore (ad esempio, 39 o 38 ore alla settimana).

Se il contratto individuale di lavoro prevede un orario settimanale inferiore a 40 ore settimanali o alla minore durata dell’orario normale di lavoro prevista dal contratto collettivo siamo in presenza di un contratto di lavoro a tempo parziale [3].

Nel part-time, il datore di lavoro ed il lavoratore devono indicare, nella lettera di assunzione, con precisione, la collocazione temporale dell’orario di lavoro nell’arco della giornata, della settimana, del mese e dell’anno. Il lavoratore a tempo parziale, infatti, deve essere messo in condizione di organizzare i propri tempi di vita e di lavoro e di reperire un’altra occupazione durante l’orario non lavorativo.

Rimodulazione dell’orario di lavoro

La possibilità del datore di lavoro di modificare la collocazione temporale dell’orario di lavoro del dipendente in maniera unilaterale varia a seconda della natura del rapporto di lavoro.

In particolare, se il contratto di lavoro è a tempo pieno la giurisprudenza ha costantemente affermato la possibilità per il datore di lavoro di modificare unilateralmente la collocazione temporale dell’orario lavorativo in caso di esigenze organizzative aziendali. Ne consegue che il lavoratore non può rifiutare la nuova modulazione dell’orario di lavoro a condizione che ci siano ragioni organizzative che hanno reso necessaria questa iniziativa. Tale principio è stato ribadito anche dalla giurisprudenza recente [4].

Ovviamente, lo ius variandi in materia di orario di lavoro deve essere esercitato con correttezza e buona fede e non può, quindi, considerarsi legittima una modifica dell’orario di lavoro basata sul mero arbitrio del datore di lavoro e priva di qualsiasi ragione giustificativa.

La situazione cambia radicalmente in caso di contratto di lavoro a tempo parziale. In questo caso, come abbiamo detto, il contratto di lavoro deve indicare in maniera precisa la collocazione temporale dell’orario di lavoro nelle varie giornate della settimana. Il lavoratore part-time, nelle ore di non lavoro, deve avere il diritto di trovare un’altra occupazione al fine di raggiungere complessivamente la retribuzione equa è sufficiente prevista dalla nostra Costituzione [5]. Ne consegue che la modifica dell’orario di lavoro nel contratto di lavoro a tempo parziale deve essere sempre concordata con il lavoratore e può avvenire solo con il suo consenso.

La legge [6], tuttavia, prevede che i contratti collettivi possono prevedere l’introduzione delle cosiddette clausole flessibili, ovvero, delle clausole contrattuali che prevedono la possibilità del datore di lavoro di modificare unilateralmente la collocazione temporale dell’orario di lavoro del lavoratore part-time in caso di ragioni tecniche, organizzative e produttive aziendali, con un preavviso di almeno due giorni. La clausola flessibile deve essere sottoscritta dal lavoratore in un apposito atto scritto.


note

[1] Art. 1 D. Lgs. 66/2003.

[2] Art. 1 R.D.L. n. 692 del 15.03.1923.

[3] Artt. 4 ss. D. Lgs. 81/2015.

[4] Cass. 19014/2018.

[5] Art. 36 Cost.

[6] Artt. 5, D. Lgs. 81/2015.


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