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Quanto tempo per richiedere un risarcimento danni?

24 Dicembre 2020
Quanto tempo per richiedere un risarcimento danni?

Termini di prescrizione risarcimento danni: la differenza tra illecito contrattuale ed extracontrattuale. 

Ogni diritto ha un «termine di prescrizione»: deve cioè essere esercitato entro un certo periodo di tempo stabilito dalla legge, scaduto il quale il diritto cessa di esistere, decade, muore per sempre. 

Esercitare un diritto di credito significa compiere qualsiasi azione – anche solo l’invio di una lettera di diffida – che manifesti al debitore la volontà del creditore di ottenere la somma dovutagli.  

Anche quando si vuol richiedere un risarcimento danni bisogna rispettare tale termine di prescrizione se si intende agire contro il responsabile. Di qui, il ricorrente dubbio di chi non è pratico di diritto: «Quanto tempo c’è per richiedere un risarcimento danni?». La risposta cambia a seconda della ragione per cui viene preteso il risarcimento. Esistono infatti due tipologie di danni: quelli derivanti da illeciti contrattuali e quelli da illeciti extracontrattuali.

Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

Differenza tra illecito contrattuale e illecito extracontrattuale

Si parla di illecito contrattuale tutte le volte in cui non viene rispettato un contratto e ciò determina un danno. Si pensi al caso di un inquilino che danneggia l’appartamento datogli in affitto, o al caso di una stufa appena acquistata che, a causa di un corto circuito, prenda fuoco bruciando l’appartamento; si pensi al caso del medico estetico che sbagli l’intervento sul proprio paziente o all’avvocato che perda la causa per una grave negligenza; si pensi ancora al fornitore che non rispetti l’obbligo di consegna della merce o al cliente che non paghi la fattura.

Tutti questi casi hanno un minimo comune multiplo: l’esistenza di un rapporto contrattuale tra le parti dalla cui applicazione o mancata applicazione è derivato il danno. 

Si parla invece di illecito extracontrattuale tutte le volte in cui il danno dipende dal comportamento di un soggetto con cui il danneggiato non ha alcun vincolo contrattuale. Si pensi al caso di un automobilista che finisca in una buca stradale o alle macchie di umidità formatesi sul soffitto a causa della perdita d’acqua di una tubatura del vicino del piano superiore; si pensi a un’ingiuria per un post pubblicato su internet o alla lesione fisica conseguente a un incidente stradale; si pensi infine a un’aggressione fisica o al morso di un cane non adeguatamente tenuto al guinzaglio dal padrone.

In questi altri casi, non c’è alcun rapporto contrattuale tra le parti.

Quanto tempo c’è per chiedere il risarcimento 

I termini di prescrizione per il risarcimento variano a seconda che il danno derivi da un illecito contrattuale o extracontrattuale. 

Prescrizione risarcimento danno extracontrattuale

Nel caso di illecito extracontrattuale ci sono cinque anni di tempo per chiedere il risarcimento. Il termine inizia a decorrere dalla commissione del fatto illecito che ha determinato il danno o, se posteriore, dalla conoscenza del danno stesso da parte del danneggiato (si pensi al paziente che, a distanza di qualche mese, scopre che il medico ha lasciato le garze nella pancia).

La richiesta può essere esercitata con una semplice diffida scritta di cui si abbia la prova del ricevimento (ad esempio, una raccomandata a.r. o una posta elettronica certificata); non c’è bisogno quindi di avviare subito la causa. 

Per evitare la prescrizione, quindi, basta rivolgersi formalmente al debitore, prima della scadenza dei cinque anni, e richiedere il pagamento delle somme dovute. Alla scadenza dei cinque anni è necessario rinnovare la richiesta di pagamento, altrimenti scatta la prescrizione.

Il danneggiato può pertanto evitare la prescrizione se, ogni cinque anni (o meglio, qualche giorno prima della scadenza del quinto anno), invia una lettera di richiesta di pagamento al debitore.  

Prescrizione risarcimento danno contrattuale

Il risarcimento del danno derivante da un contratto deve essere richiesto invece entro massimo dieci anni di tempo che decorrono dal giorno dell’inadempimento o della condotta illecita. 

Ci sono però alcuni tipi di contratti che prevedono una prescrizione più breve; questi sono:

  • incidenti stradali: 2 anni;
  • danni da prodotti difettosi: è necessario inviare la denuncia del vizio entro 60 giorni dalla scoperta del difetto di fabbricazione (8 giorni invece se l’acquirente ha chiesto la fattura). La relativa causa va esercitata entro 3 anni dalla scoperta;
  • contestazioni per lavori affidati a ditte di riparazione, manutenzione: la contestazione va inviata entro 8 giorni dalla scoperta del vizio; la causa va avviata entro 1 anno;
  • contestazioni al costruttore del palazzo per gravi difetti strutturali: la garanzia opera per 10 anni; la contestazione va inviata entro 1 anno dalla scoperta del vizio; la causa va avviata entro l’anno successivo;
  • vacanza rovinata per pacchetto viaggi non conforme alle promesse: presentazione reclamo: 10 giorni dal rientro; prescrizione in caso di danni alla persona: 3 anni dal rientro; prescrizione in caso di danni alla persona dovuti al trasporto: 1 anno dal rientro (18 mesi se il trasporto parte o arriva fuori Europa); prescrizione in caso di altri danni: 1 anno dal rientro;
  • contestazione danni e vizi su contratti di appalto: denuncia entro 60 giorni dalla scoperta; la prescrizione della causa è di 2 anni. La prescrizione decorre dalla consegna dell’opera.

Anche in questi casi, come in quello della responsabilità extracontrattuale, il danneggiato può limitarsi a inviare, prima della scadenza del termine di prescrizione, una lettera di diffida per richiedere il pagamento delle somme che gli sono dovute. Così facendo interromperà la prescrizione e il termine inizierà a decorrere nuovamente da capo per un periodo di pari durata. 

Come si chiede il risarcimento dei danni?

Il danneggiato non ha il potere di determinare autonomamente l’importo del risarcimento, ma deve pur sempre rivolgersi al giudice affinché, al termine di una regolare causa civile contro il responsabile, liquidi l’entità del risarcimento. Questo serve ad evitare indebite quantificazioni che potrebbero risultare sproporzionate.

Nella causa, il danneggiato dovrà dimostrare di aver subito il danno, che il danno è conseguenza diretta dell’azione illecita del presunto responsabile e dovrà infine dare prova dell’entità del danno.



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1 Commento

  1. L’ufficio Imposte dirette mi ha tassato ingiustamente Nei 3 gradi di giudizio ho avuto ragione e mi sono stati pagati anche gli interessi nel 1998. Posso chieder allo Stato il risarcimento per le spese dei giudizi?

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