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Quando ricorrere ad una vertenza sindacale?

25 Marzo 2021
Quando ricorrere ad una vertenza sindacale?

La legge offre ai lavoratori degli speciali strumenti per tutelare i propri diritti.

Sei un lavoratore dipendente. Leggendo la busta paga, ti sei reso conto che il datore di lavoro calcola erroneamente alcuni istituti retributivi. Vuoi agire nei suoi confronti per far valere i tuoi diritti e per ripristinare la legalità.

La disciplina dei rapporti di lavoro è strettamente regolamentata dalla legge, dai contratti collettivi di lavoro e dal contratto individuale di lavoro. Può, tuttavia, accadere che il datore di lavoro, nell’esecuzione del contratto, non rispetti le norme e attribuisca al lavoratore un trattamento economico e normativo peggiorativo rispetto a quello previsto dalle disposizioni di legge. Cosa fare in questi casi? Quando ricorrere ad una vertenza sindacale? Con questa locuzione si intende, in generale, la decisione del lavoratore di far valere i propri diritti e di scrivere formalmente al datore di lavoro per ripristinare il rispetto delle norme.

Quali sono i diritti dei lavoratori?

Il diritto del lavoro nasce con lo specifico obiettivo di assicurare ai lavoratori subordinati determinati diritti e determinate tutele che non sarebbe possibile ottenere nel contratto di lavoro, nell’ambito della negoziazione individuale, a causa della sproporzione di potere contrattuale sussistente tra il lavoratore e il datore di lavoro. Il diritto del lavoro ha, quindi, l’obiettivo di tutelare il contraente debole, ovvero, il lavoratore dipendente.

Proprio per questo, il contratto individuale di lavoro non può derogare rispetto alle norme di legge e del contratto collettivo di lavoro in un senso peggiorativo per il dipendente (principio dell’inderogabilità in pejus).

I principali diritti dei lavoratori previsti dalle disposizioni di legge e dei Ccnl riguardano:

  • la disciplina dell’orario di lavoro (durata massima della giornata lavorativa, lavoro straordinario, etc.);
  • la disciplina delle mansioni del lavoratore;
  • la tutela contro il licenziamento illegittimo;
  • il diritto ad una retribuzione equa e sufficiente e, comunque, non inferiore ai minimi contrattuali previsti dai contratti collettivi;
  • il diritto alle ferie, ai riposi giornalieri e settimanali e ai permessi retribuiti previsti dai Ccnl;
  • la tutela della salute e sicurezza del lavoratore.

Nonostante la presenza di norme imperative inderogabili a tutela di questi diritti, può accadere che il datore di lavoro, nella gestione del rapporto lavorativo, non rispetti le regole.

Cos’è una vertenza sindacale?

Con il termine vertenza sindacale si indica, in maniera atecnica e generica, qualsiasi iniziativa formale che viene assunta dal lavoratore per contestare un comportamento illegittimo del datore di lavoro e per chiederne l’immediata cessazione.

Viene utilizzato il termine vertenza sindacale perché, spesso, il lavoratore, per reclamare i propri diritti, si rivolge ad un’organizzazione sindacale. Tuttavia, in altri casi, il lavoratore preferisce farsi assistere da un consulente del lavoro oppure da un avvocato specializzato in materia di diritto del lavoro. La vertenza sindacale è un’azione nei confronti del datore di lavoro volta a ripristinare il rispetto delle norme nella gestione del rapporto. La vertenza sindacale si apre con l’invio al datore di lavoro di una comunicazione formale scritta con cui viene contestato il comportamento scorretto, richiesta l’immediata cessazione dello stesso e, se necessario, avanzata anche una richiesta di risarcimento del danno.

Quando fare una vertenza sindacale?

Possono essere molte le irregolarità poste in essere dal datore di lavoro nella gestione del rapporto lavorativo con il dipendente. Il lavoratore può, ad esempio, scoprire che la retribuzione erogata in busta paga è inferiore ai minimi contrattuali previsti dal contratto collettivo di lavoro oppure che non vengono correttamente pagate le maggiorazioni in caso di lavoro straordinario o notturno.

In altri casi, il lavoratore può vedersi negate le ferie o i permessi previsti dalla legge e dal Ccnl.

In altre occasioni, il lavoratore può subire un demansionamento, in quanto viene assegnato a mansioni inferiori rispetto a quelle previste dal contratto oppure viene trasferito in un’altra sede di lavoro senza le comprovate esigenze previste dalla legge.

In tutti questi casi, per contestare l’inadempimento e chiedere il ripristino della legalità, il lavoratore può rivolgersi ad un sindacato o ad un altro soggetto e scrivere formalmente al datore di lavoro.

Se l’iniziativa stragiudiziale non produce effetti, il lavoratore dovrà agire in giudizio e presentare un ricorso presso il giudice del lavoro competente per territorio chiedendo l’accertamento del comportamento illegittimo del datore di lavoro e la condanna alla cessazione dello stesso e al risarcimento del danno ove sussistente.



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