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Come evitare la prescrizione di un credito?

24 Dicembre 2020
Come evitare la prescrizione di un credito?

Anche i crediti scadono: come evitare la decadenza della possibilità di ricorrere al giudice contro il debitore. 

Si verifica la prescrizione quando un diritto non viene esercitato per un certo lasso di tempo. Così anche il diritto di credito è soggetto a prescrizione. Con la prescrizione del credito il debitore si libera completamente e definitivamente dall’obbligo di pagamento e per il creditore non c’è più modo di recuperare le somme che gli sarebbero altrimenti dovute, neanche ricorrendo al giudice. Interesse del creditore è quindi impedire tale effetto. Ma come evitare la prescrizione di un credito? Di tanto ci occuperemo qui di seguito.

Cosa succede in caso di prescrizione?

La prescrizione determina non tanto l’estinzione del diritto di credito, quanto la perdita della possibilità di ottenere tutela davanti al giudice. Il che equivale, nei fatti, a perdere lo stesso credito. E questo perché, nel caso di mancato adempimento spontaneo, il creditore non potrebbe mai citare la controparte davanti al giudice per ottenere una condanna al pagamento. 

Se tuttavia il debitore dovesse adempiere nonostante la prescrizione del credito, non potrebbe poi ottenere la restituzione delle somme versate, neanche lamentando l’ignoranza dell’estinzione del debito.

Una volta intervenuta la prescrizione, il debitore che non abbia pagato si libera completamente da ogni obbligo e non rischia alcuna azione legale, né tantomeno un pignoramento dei beni. Il creditore non avrà alcuna arma contro di lui.

Quando si verifica la prescrizione di un credito?

In generale, la prescrizione si verifica quando il creditore si disinteressa di richiedere il pagamento che gli è dovuto e tale disinteresse si prolunga per un certo periodo di tempo regolato dalla legge. 

La prescrizione è, in generale, di 10 anni per tutti i crediti derivanti da un contratto e di 5 anni per tutti gli altri casi. Ci sono poi una serie di eccezioni previste per particolari tipi di credito. Ad esempio, il credito di un professionista si prescrive in 3 anni; quello dell’agente immobiliare in 1 anno; quello di un albergatore in 6 mesi; quello di un insegnate privato in 1 anno, e così via. 

Trovi l’elenco completo nell’articolo Prescrizione crediti.

Se il credito deriva da una sentenza di condanna o da un decreto ingiuntivo, la prescrizione è sempre di 10 anni, a prescindere dal tipo di credito azionato.

Affinché si verifichi la prescrizione è necessario che, entro tale arco di termine, il debitore non riceva alcuna formale richiesta di pagamento o un atto giudiziario da parte del creditore.

La richiesta di pagamento deve essere però inoltrata attraverso un mezzo che garantisca la prova del suo ricevimento, come una raccomandata a.r. o una Pec (posta elettronica certificata): e ciò per custodire la prova del suo invio. Quindi, una richiesta di pagamento fatta con email ordinaria o con lettera semplice non ha l’effetto di bloccare la prescrizione. 

Come evitare la prescrizione di un credito?

Ogni volta che viene esercitato il diritto di credito, tramite la richiesta di pagamento o un atto giudiziario, la prescrizione si interrompe e ricomincia a decorrere nuovamente da capo a partire dal giorno dopo, per un ulteriore ed uguale periodo di tempo.

Così, ad esempio, in presenza di un prestito, il credito si prescrive in 10 anni a meno che il creditore, prima della scadenza del decimo anno, non inviti formalmente il debitore a pagare.

Se poi viene avviata una causa la prescrizione si interrompe per tutto il corso del giudizio e riprende a decorrere con la pubblicazione della sentenza. In questo caso, però, si applicherà la prescrizione degli atti giudiziari che è di 10 anni.

Dunque, gli strumenti per evitare la prescrizione possono essere i seguenti: 

  • sollecito di pagamento (come detto, da inviare con raccomandata a.r., diffida consegnata a mano e controfirmata, posta elettronica certificata, fax, telegramma). Contrariamente a quanto si crede, non c’è alcuna differenza tra diffida, messa in mora e sollecito di pagamento: si tratta comunque di comunicazioni di carattere stragiudiziale (fatte cioè al di fuori del tribunale e senza necessario intervento di un avvocato) che hanno lo scopo di richiedere il versamento dell’importo dovuto;
  • notifica di un atto giudiziario come, ad esempio, un atto di citazione o un decreto ingiuntivo. Non importa se l’azione giudiziaria viene poi di fatto coltivata e portata fino al termine. Basta solo la notifica dell’atto introduttivo per interrompere la prescrizione;
  • notifica di un atto di precetto, ossia dell’intimazione di pagamento che viene notificata da parte di chi è già in possesso di una sentenza, un assegno o una cambiale (sono i cosiddetti “titoli esecutivi”). L’atto di precetto è l’invito a pagare entro massimo 10 giorni con avvertimento che, in difetto, si procederà al pignoramento dei beni del debitore;
  • ammissione del debito da parte del debitore: tutte le volte in cui il debitore riconosce il credito altrui e lo fa in modo formale, con una lettera indirizzata al creditore, la prescrizione si interrompe. Il riconoscimento del debito può avvenire anche in forma tacita, ad esempio attraverso una richiesta di dilazione o di saldo e stralcio. In questo caso, quindi, a interrompere la prescrizione non è un atto del creditore ma del debitore stesso. Attenzione però: il riconoscimento del debito che avvenga quando già la prescrizione è intervenuta, non ha più alcun effetto e non salva il credito dalla sua definitiva estinzione. 


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