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Prescrizione credito bancario conto corrente: ultime sentenze

24 Dicembre 2020
Prescrizione credito bancario conto corrente: ultime sentenze

Contratto di conto corrente: versamenti del cliente con natura solutori e ripristinatori nelle aperture di credito. La prescrizione del credito della banca. 

In questa pagina abbiamo raccolto le ultime sentenze in materia di prescrizione del credito bancario per conto corrente. Molte di queste sentenze si riferiscono all’ipotesi di un’apertura di credito (cosiddetto fido). A tal fine, si distingue tra pagamenti “ripristinatori” (sono gli accrediti in conto eseguiti in un rapporto per cui esiste un affidamento bancario, e nei limiti del fido concesso) e “solutori” (sono gli accrediti in conto eseguiti in assenza di affidamento – scoperto di conto – o oltre l’affidamento concesso).

Conto corrente bancario e decorrenza della prescrizione.

In materia di contratto di conto corrente bancario, poiché la decorrenza della prescrizione è condizionata al carattere solutorio, e non meramente ripristinatorio, dei versamenti effettuati dal cliente, essa matura sempre dalla data di pagamento, qualora il conto risulti in passivo e non sia stata concessa al cliente un’apertura di credito, oppure i versamenti siano destinati a coprire un passivo eccedente i limiti dell’accreditamento: ne discende che eccepita dalla banca la prescrizione del diritto alla ripetizione dell’indebito per decorso del termine decennale dal pagamento, è onere del cliente provare l’esistenza di un contratto di apertura di credito, che qualifichi quel versamento come mero ripristino della disponibilità accordata.

Corte appello Catanzaro sez. III, 06/06/2020, n.668

Ripetizione di importi relativi ad interessi non dovuti per nullità delle clausole anatocistiche

In tema di apertura di credito in conto corrente, ove il cliente agisca in giudizio per la ripetizione di importi relativi ad interessi non dovuti per nullità delle clausole anatocistiche e la banca sollevi l’eccezione di prescrizione, al fine di verificare se un versamento abbia avuto natura solutoria o ripristinatoria, occorre previamente eliminare tutti gli addebiti indebitamente effettuati dall’istituto di credito e conseguentemente rideterminare il reale saldo passivo del conto, verificando poi se siano stati superati i limiti del concesso affidamento ed il versamento possa perciò qualificarsi come solutorio.

Cassazione civile sez. I, 19/05/2020, n.9141

Apertura di credito: prescrizione estintiva e oneri probatori a carico della banca

Aperture di credito in conto corrente, è sufficiente, da parte della banca, eccepire il decorso del tempo e far valere la prescrizione dall’annotazione delle singole rimesse; senza dunque alcun onere di indicare il dies a quo del decorso della prescrizione, di specificare le singole rimesse, né di provare l’inesistenza di un contratto di apertura di credito.

Cassazione civile sez. I, 28/02/2020, n.5610

Ripetizione di indebito bancario: onere probatorio gravante sulla banca che voglia opporre eccezione di prescrizione

In tema di prescrizione estintiva, l’onere di allegazione gravante sull’istituto di credito che, convenuto in giudizio, voglia opporre l’eccezione di prescrizione al correntista che abbia esperito l’azione di ripetizione di somme indebitamente pagate nel corso del rapporto di conto corrente assistito da apertura di credito, è soddisfatto con l’affermazione dell’inerzia del titolare del diritto, unita alla dichiarazione di volerne profittare, senza che sia necessaria l’Indicazione delle specifiche rimesse solutorie ritenute prescritte.

Cassazione civile sez. I, 05/03/2020, n.6198

Sull’eccezione di prescrizione della banca nei rapporti di conto corrente

L’azione di ripetizione di indebito, proposta dal cliente di una banca, il quale lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici maturati con riguardo ad un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, è soggetta all’ordinaria prescrizione decennale, la quale decorre, nell’ipotesi in cui i versamenti abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, non dalla data di annotazione in conto di ogni singola posta di interessi illegittimamente addebitati, ma dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati – che allorché si discuta della prescrizione nella suddetta materia occorra distinguere, tra i conti correnti passivi, i contratti a servizio dei quali sia prevista la messa a disposizione del cliente di un certa somma a mezzo di un parallelo contratto di apertura di credito (conti affidati) dai contratti di conto corrente che di tale servizio non fruiscono (conti non affidati).

Mentre in relazione a questi ultimi le rimesse hanno tutte funzione solutoria in quanto, essendo dirette a colmare le passività maturate (scoperto), comportano un pagamento operando uno spostamento patrimoniale in favore della banca, in relazione ai primi le rimesse possono avere tanto natura solutoria allorché siano dirette a colmare le passività conseguenti all’utilizzazione della provvista in misura superiore al consentito (sconfinamento), quanto natura ripristinatoria se le rimesse siano volte invece a ripristinare la provvista nei limiti dell’accordato.

Cassazione civile sez. I, 05/03/2020, n.6195

Ripetizione di indebito proposta dal cliente alla banca è soggetta all’ordinaria prescrizione decennale.

L’azione di ripetizione di indebito, proposta dal cliente di una banca, il quale lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici maturati con riguardo ad un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, è soggetta all’ordinaria prescrizione decennale, la quale decorre, nell’ipotesi in cui i versamenti abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, non dalla data di annotazione in conto di ogni singola posta di interessi illegittimamente addebitati, ma dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati. Infatti, nell’anzidetta ipotesi ciascun versamento non configura un pagamento dal quale far decorrere, ove ritenuto indebito, il termine prescrizionale del diritto alla ripetizione, giacché il pagamento che può dar vita ad una pretesa restitutoria è esclusivamente quello che si sia tradotto nell’esecuzione di una prestazione da parte del “solvens” con conseguente spostamento patrimoniale in favore dell'”accipiens”.

Tribunale Brindisi, 11/05/2020, n.599

Prescrizione del diritto alla ripetizione dell’indebito per decorso del termine decennale dal pagamento e onere probatorio gravante sul cliente

In materia di contratto di conto corrente bancario, poiché la decorrenza della prescrizione è condizionata al carattere solutorio, e non meramente ripristinatorio, dei versamenti effettuati dal cliente, essa matura sempre dalla data del pagamento, qualora il conto risulti in passivo e non sia stata concessa al cliente un’apertura di credito, oppure i versamenti siano destinati a coprire un passivo eccedente i limiti dell’accreditamento; ne discende che, eccepita dalla banca la prescrizione del diritto alla ripetizione dell’indebito per decorso del termine decennale dal pagamento, è onere del cliente provare l’esistenza di un contratto di apertura di credito, che qualifichi quel versamento come mero ripristino della disponibilità accordata.

Tribunale Catania sez. IV, 21/03/2020, n.1116

Ripetizione di indebito bancario in via riconvenzionale: onere probatorio gravante sulla banca che voglia opporre l’eccezione di prescrizione

L’onere di allegazione gravante sull’istituto di credito che, avendo agito in via monitoria, voglia opporre l’eccezione di prescrizione al correntista opponente che abbia esperito, in via riconvenzionale, l’azione di ripetizione di somme indebitamente pagate nel corso del rapporto di conto corrente assistito da una apertura di credito, è soddisfatto con l’affermazione dell’inerzia del titolare del diritto e la dichiarazione di volerne profittare senza che sia anche necessaria l’indicazione di specifiche rimesse solutorie.

Tribunale Ravenna, 16/03/2020, n.251

Apertura di credito in conto corrente: natura solutoria o ripristinatoria delle rimesse

Nell’ambito di un rapporto di conto corrente, occorre distinguere i versamenti solutori da quelli ripristinatori della provvista: giacché solo i primi possono considerarsi pagamenti nel quadro della fattispecie di cui all’art. 2033 c.c.; con la conseguenza che la prescrizione del diritto alla ripetizione dell’indebito decorre, per tali versamenti, dal momento in cui le singole rimesse abbiano avuto luogo.

I versamenti ripristinatori, invece non soddisfano il creditore ma ampliano (o ripristinano) la facoltà d’indebitamento del correntista: sicché, con riferimento ad essi, di pagamento potrà parlarsi soltanto dopo che, conclusosi il rapporto di apertura di credito in conto corrente, la banca abbia percepito dal correntista il saldo finale, in cui siano compresi interessi non dovuti: per essi, quindi, la prescrizione decorre dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati. Il che è quanto dire che ai fini della prescrizione assumerà rilievo anche la rimessa (solutoria) con cui il correntista ripiana l’esposizione debitoria maturata in ragione del rapporto di affidamento oramai cessato.

Nel contratto di apertura di credito in conto corrente, ove il cliente agisca per la ripetizione di importi relativi ad interessi non dovuti e la banca sollevi l’eccezione di prescrizione, la questione della natura solutoria o ripristinatoria delle rimesse, rilevante ai fini della decorrenza della prescrizione decennale dell’azione, può essere sollevata per la prima volta in appello, in quanto è la stessa proposizione dell’eccezione di prescrizione ad imporre di prendere in esame tale profilo, essendo l’onere di allegazione gravante sull’istituto di credito soddisfatto semplicemente con l’affermazione dell’inerzia del titolare del diritto, unitamente alla dichiarazione di volerne profittare.

Cassazione civile sez. VI, 14/07/2020, n.14958

Contratti bancari: eccezione di prescrizione e rimesse solutorie

Nei giudizi in materia bancaria, l’eccezione di prescrizione nel corso del rapporto di conto corrente assistito da apertura di credito è ammessa senza la necessità di specifiche rimesse solutorie, purché indicate dall’istituto bancario nella propria perizia di parte.

Tribunale Benevento sez. II, 29/09/2020, n.1307

Contratti bancari: azione di ripetizione e decorrenza della prescrizione

L’azione di ripetizione proposta dal cliente di una banca, il quale lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici maturati con riguardo ad un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, è soggetta all’ordinaria prescrizione decennale.

La predetta prescrizione decorre, nell’ipotesi in cui i versamenti abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, non dalla data di annotazione in conto di ogni singola posta di interessi illegittimamente addebitati, ma dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati. Ed infatti, in tale ipotesi, ciascun versamento non configura un pagamento dal quale far decorrere, ove ritenuto indebito, il termine prescrizionale del diritto alla ripetizione, giacché il pagamento che può dar vita ad una pretesa restitutoria è esclusivamente quello che si sia tradotto nell’esecuzione di una prestazione da parte del solvens, con conseguente spostamento patrimoniale in favore dell’accipiens.

Corte appello Napoli sez. VII, 14/07/2020, n.2611

Prescrizione dell’azione di ripetizione di indebito bancario: rilevanza della distinzione tra natura solutoria e ripristinatoria delle rimesse

Nel contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, ove il cliente agisca nei confronti della banca per la ripetizione d’importi relativi ad interessi non dovuti, è necessario distinguere i versamenti ripristinatori della provvista, operati nel limite dell’affidamento concesso al cliente, da quelli solutori, ovvero effettuati oltre tale limite ai fini della decorrenza della prescrizione decennale dell’azione rispettivamente dalla estinzione del conto o dai singoli versamenti.

Ai fini della valida proposizione dell’eccezione di prescrizione non è necessario che la banca indichi specificamente le rimesse prescritte, né il relativo “dies a quo”, emergendo la natura ripristinatoria o solutoria dei singoli versamenti dagli estratti- conto, della cui produzione in giudizio è onerato il cliente, sicché la prova degli elementi utili ai fini dell’applicazione della prescrizione è nella disponibilità del giudice che deve decidere la questione.

Corte appello Milano sez. I, 08/01/2020, n.40



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