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Come dimostrare di essere vittima di mobbing?

26 Marzo 2021
Come dimostrare di essere vittima di mobbing?

Il datore di lavoro deve tutelare la salute e la sicurezza anche psicologica dei dipendenti.

Negli ultimi mesi, la situazione al lavoro è diventata insostenibile. Ricevi continuamente insulti, derisioni e vieni messo in difficoltà di fronte ai tuoi superiori. Ritieni che queste condotte siano frutto del mobbing e vuoi far valere i tuoi diritti.

Nel nostro ordinamento, il datore di lavoro viene considerato il responsabile della salute e della sicurezza dei lavoratori. Tale posizione di garanzia non riguarda solo la salute fisica ma anche quella psicologica e il datore di lavoro deve, quindi, verificare che l’ambiente lavorativo non sia fonte di disagio e di frustrazione per i dipendenti.

Se ritieni di essere vittima di mobbing puoi agire in giudizio nei confronti del datore di lavoro e chiedere il risarcimento del danno. Ma come dimostrare di essere vittima di mobbing? La difficoltà principale di azioni legali di questo tipo sta proprio nella necessità di dimostrare le condotte mobbizzanti e il danno prodotto dalle stesse, offrendone la prova al giudice.

Che cos’è il mobbing?

Il fenomeno del mobbing deriva dal verbo inglese to mob che significa assaltare, assalire. Con questa parola si fa riferimento ad un fenomeno particolarmente odioso che si verifica all’interno degli ambienti di lavoro quando un lavoratore viene preso di mira dai suoi colleghi o dai superiori gerarchici e viene reso vittima di condotte umilianti, offensive e degradanti finalizzate ad espellerlo dal posto di lavoro e a costringerlo a dimettersi.

Nel mobbing, quindi, deve essere presente sia un elemento oggettivo, determinato dalle condotte lesive, sia un elemento psicologico, ossia il fine espulsivo perseguito da chi realizza tale condotta.

Inoltre, per essere in presenza di mobbing, le condotte lesive devono protrarsi per un certo lasso di tempo, individuato di solito in almeno sei mesi.

Il mobbing è un fenomeno in grado di produrre un grave danno alla salute psicofisica del lavoratore il quale può sviluppare patologie legate all’esposizione a tale fenomeno.

Mobbing: la responsabilità del datore di lavoro

Le patologie che possono derivare dal mobbing riguardano le conseguenze sulla salute fisica di una situazione psicologica di degrado e di stress.

Tra le malattie riconducibili al mobbing sono ricomprese:

  • patologie dell’apparato cardiovascolare (ipertensione, aritmie cardiache);
  • disturbi di ansia, stress e panico (attacchi di panico, depressione, insonnia);
  • malattie epidermiche;
  • malattie dell’apparato gastrointestinale;
  • difficoltà nella vita sociale e di relazione.

Tali patologie possono determinare una lesione permanente dell’integrità psicofisica del lavoratore e produrre, quindi, un danno biologico risarcibile.

Proprio per questo, in caso di mobbing, il lavoratore può agire nei confronti del datore di lavoro posto che, nel nostro ordinamento, è l’azienda ad essere responsabile della salute e della sicurezza dei dipendenti [1] e a dover prevenire fenomeni come il mobbing verificando che non si vengano a determinare, nell’ambiente di lavoro, situazioni di disagio e stress per i singoli dipendenti.

Le conseguenze del mobbing per il datore di lavoro possono essere, quindi, di due tipi:

  • sul piano civilistico il datore di lavoro può essere chiamato ad erogare al lavoratore vittima di mobbing un risarcimento in denaro proporzionale al danno biologico subito dal dipendente;
  • sul piano penalistico il datore di lavoro, a seconda delle conseguenze del mobbing, può rispondere del reato di lesioni personali o di omicidio colposo (a seconda degli effetti prodotti dalle patologie da mobbing).

Come dimostrare di essere vittima di mobbing?

Attivare una causa per mobbing non è semplice perché sul lavoratore grava il cosiddetto onere della prova, vale a dire, è il dipendente che deve offrire al giudice la prova del mobbing e delle conseguenze dannose dello stesso.

Il lavoratore dovrà, quindi, dimostrare:

  • le condotte che si sono protratte nel tempo e che sono sussumibili nella fattispecie del mobbing;
  • l’elemento psicologico del soggetto danneggiante, ovvero, il fine espulsivo nei confronti del lavoratore;
  • il danno determinato da tali condotte, anche attraverso il deposito in giudizio di perizie medico-legali che certificano la lesione permanente dell’integrità psicofisica determinata dal mobbing.

La Cassazione, anche di recente [2], ha ribadito che il lavoratore deve provare l’intera condotta del mobbing. Da un punto di vista probatorio il lavoratore potrà tentare di dimostrare il mobbing e i relativi danni sia attraverso documenti che prove testimoniali.

La difficoltà di provare il mobbing deriva anche dal fatto che, spesso, i testimoni da citare in giudizio sono dei colleghi del lavoratore che sono, in qualche misura, restii a testimoniare contro il loro attuale datore di lavoro.


note

[1] Art. 2087 cod. civ.

[2] Cass. n. 12364/2020.


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