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Quando il corteggiamento diventa reato

25 Dicembre 2020
Quando il corteggiamento diventa reato

Atteggiamenti che fanno scattare il reato di molestie: essere troppo sfacciati con le donne è pericoloso.

Cos’è il corteggiamento? “Marketing”, dirà un esperto di comunicazione. La manifestazione esterna di un istinto riproduttivo, potrà apostrofare il cinico. La convinzione che una persona sia diversa da tutte le altre, argomenterà il romantico. Un grosso rischio legale dirà infine il vostro avvocato. Già, perché non sono pochi i casi di corteggiamenti finiti in tribunale. La giurisprudenza è piena di uomini o donne troppo insistenti che hanno dovuto fare poi i conti col giudice. 

Eh già: il troppo storpia, anche quando si tratta di fare la corte. Ma qual è il limite della legalità? Quando il corteggiamento diventa reato? Esiste un numero massimo di messaggini da inviare alla stessa persona? Un paio di telefonate nel cuore della notte, solo per dirle “ti voglio”, può costituire stalking? L’invio di un selfie hard inaspettato e non richiesto può essere un problema legale? Ne parleremo in questo breve articolo.

Flirtare: perché?

Flirtare… Non tutti lo fanno per la stessa ragione. C’è chi lo fa per sesso, chi per divertimento, chi per esplorare nuove situazioni, chi per avere una relazione stabile, chi per aumentare la propria autostima e chi, purtroppo, per ottenere qualcosa. 

Un consiglio. Evitate di essere banali o, al contrario, troppo ricercati. Frasi da acchiappo come “Ti chiami Google? Perché hai tutto quello che cerco” farebbero accapponare la pelle a chiunque. La cosa migliore è giocare a carte mezze scoperte, dire ciò che si pensa, lasciando sempre qualcosa di nascosto, perché il flirt è anche un po’ una caccia al tesoro.

Una cosa è certa: l’amore non perdona. È un po’ come i primi giorni di scuola: tutto si gioca sull’impressione che lascerete al primo ascolto, impressione che difficilmente verrà poi cambiata. Ecco perché, se perdete i lumi della ragione sin dal primo istante, ne pagherete dopo le conseguenze e potreste non avere più una seconda chance.

Da un punto di vista legale, le cose vanno peggio. Già, perché se sbagliate, non solo perderete la possibilità di un secondo approccio, ma passerete dei guai in tribunale. Ecco allora alcune condotte che dovrete guardarvi bene dal compiere.

Quando il corteggiamento diventa reato

Il primo sbaglio da non commettere è quello di avere un comportamento ossessivo. Le persecuzioni in amore sono reato. E fin qui, il principio appare abbastanza scontato. La parte difficile è stabile quando la semplice corte sconfina in ossessione amorosa e, quindi, in stalking. Sono necessarie condotte continue e reiterate, anche se si susseguono in un breve lasso di tempo. Secondo la Cassazione, basta anche un solo giorno di corteggiamento assillante ed estenuante per far scattare il reato di atti persecutori o, appunto – come viene più spesso chiamato – di stalking.

Come capire che state oltrepassando il confine del lecito? È molto facile. Lo stalking scatta quando le mettete ansia o paura (e non conta se non ve lo dice), le fate temere per la sua incolumità oppure semplicemente la costringete a modificare le sue abitudini di vita (come ad esempio chiudere il cellulare, cancellare l’account da un social, cambiare strada per non vedervi e così via).

E se non si verifica nessuno di questi effetti, fate comunque attenzione: svariati squilli o messaggi possono integrare il reato di molestie. La pena è meno grave dello stalking ma restiamo pur sempre nell’ambito del penale.

Come chiarito dalla Cassazione, è reato di molestie l’insistente comportamento, prolungato nel tempo, di chi corteggia, in maniera non gradita, una donna (profferendo al suo indirizzo espressioni a contenuto esplicitamente sessuale), seguendola in strada tanto da costringerla a cambiare percorso.

Il secondo errore da non fare è il cosiddetto catcalling. Come saprete, si tratta di quegli apprezzamenti sessuali, fatti per strada, quasi sempre volgari, insistenti ed a sfondo sessuale. Questi atteggiamenti diventano una vera e propria molestia. Il reato in questione, infatti, punisce tutte le condotte che creano disagio alla vittima in un luogo pubblico. Il più delle volte, non basta un semplice fischio o una parola poco garbata, ma quando l’episodio si ripete più volte c’è il rischio di essere querelati.

Sempre nell’ambito delle condotte moleste, c’è chi, per ostentare la propria mascolinità, mette le mani addosso. Una donna non si tocca neanche con un fiore, afferma non solo un adagio popolare, ma anche il Codice penale. Questo perché se le sfiorate le zone erogene senza che lei vi abbia dato il consenso, commettete il reato di violenza sessuale. E con zone erogene i giudici non intendono solo l’interno cosce o il seno, ma anche le natiche, le labbra, il collo, la scollatura sul petto e, persino, il lobo delle orecchie. Quindi, occhio a dare una “slinguazzata” improvvisa.

E attenzione perché il reato scatta anche se il proposito non viene portato a termine: basta infatti il semplice tentativo. Pensate al caso in cui cingete i suoi fianchi e, per non farla sfuggire prima del bacio, la spingete con le spalle al muro. Anche un bacio sulla bocca non gradito è violenza sessuale.

Ci si è interrogati se il semplice fatto di alzare la gonna possa integrare la violenza sessuale. C’è chi dice sì, nella misura in cui tale gesto non sia fatto per scherzo ma per indurre piacere erotico. Difatti, la violenza sessuale non richiede necessariamente un contatto fisico con il corpo altrui. C’è chi, invece, afferma che si tratterebbe del reato più blando di violenza privata. Di certo, lo sappiamo: non è un bel gesto.

Addirittura, la Cassazione ha detto che il toccamento non casuale di una parte del corpo non considerabile come zona erogena ma suscettibile di eccitare la concupiscenza sessuale, configura il delitto di violenza sessuale. E, quindi, in questo sono coinvolte anche le gambe e, come vi dicevo, alcune parti del volto. 

Fare proposte oscene non è reato, sempre che la richiesta non venga reiterata più di una volta e non induca spavento nella vittima. 

Allo stesso modo, inviare una foto con il proprio sesso in bella evidenza, anche se lei o lui non ne ha mai fatto richiesta, non costituisce alcun reato. Anche in questo caso, però, bisognerà capire se l’altra parte ci sta o meno, perché questo stesso comportamento, se ripetuto più volte, può integrare il reato di molestie.

Un altro caso ricorrente è quello della lite in macchina tra due spasimanti. Lei cerca di scendere, ma lui glielo impedisce accelerando. Anche in questo caso si commette reato, quello di violenza privata o, addirittura, nei casi più gravi, di sequestro di persona. 

Corteggiamento reato: sentenze

Criteri per l’individuazione del cambiamento delle abitudini di vita, quale elemento integrativo del delitto di atti persecutori

In tema di atti persecutori, ai fini della individuazione del cambiamento delle abitudini di vita, quale elemento integrativo del delitto di cui all’art. 612-bis c.p., occorre considerare il significato e le conseguenze emotive della costrizione sulle abitudini di vita cui la vittima sente di essere costretta e non la valutazione, puramente quantitativa, delle variazioni apportate (nella specie la vittima, sposata, era stata destinataria di un corteggiamento assillante da parte di una persona molto più anziana, padre di una sua amica, e per effetto di tale atteggiamento persecutorio e morboso, era stata costretta ad uscire di casa sempre accompagnata dal marito o dalle amiche, anche per espletare le normali attività quotidiane).

Cassazione penale sez. V, 08/07/2019, n.48055

Integra molestia il corteggiamento insistente non gradito che si traduce in condotta petulante e biasimevole

Integra l’ipotesi di molestia ex art. 660 cod. pen. l’insistente comportamento, prolungato nel tempo, di chi “corteggia”, in maniera non gradita, una donna (profferendo al suo indirizzo espressioni a contenuto esplicitamente sessuale), seguendola in strada (sì da costringere costei a cambiare abitudini), essendo tale condotta rivelatrice di petulanza, oltre che di biasimevole motivo.

Cassazione penale sez. I, 19/10/2017, n.55713

Il cambiamento delle abitudini di vita richiesto come elemento integrativo del delitto di “atti persecutori” va considerato secondo la percezione della vittima

In tema di atti persecutori, ai fini della individuazione del cambiamento delle abitudini di vita, quale elemento integrativo del delitto di cui all’articolo 612-bis del Cp, occorre considerare il significato e le conseguenze emotive della costrizione sulle abitudini di vita cui la vittima sente di essere costretta e non la valutazione, puramente quantitativa, delle variazioni apportate (nella specie la vittima, sposata, era stata destinataria di un corteggiamento assillante da parte di una persona molto più anziana, padre di una sua amica, e per effetto di tale atteggiamento persecutorio e morboso, era stata costretta a uscire di casa sempre accompagnata dal marito o dalle amiche, anche per espletare le normali attività quotidiane).

Cassazione penale sez. V, 06/12/2016, n.22194

Atti persecutori e molestia

Il delitto di atti persecutori si configura nel caso in cui la vittima, per le reiterate molestie subite, manifesti un perdurante e grave stato d’ansia e sia costretta a modificare le proprie abitudini di vita. (Nella specie la Corte ha ritenuto il reato, escludendo che potesse configurarsi un mero “pressante corteggiamento” penalmente irrilevante, in presenza di ripetuti atti molesti, costituiti, tra l’altro, dal seguire la vittima – vicina di casa dell’imputato e amica della figlia di quest’ultimo – in luoghi pubblici, avvicinarla e indirizzarle frasi d’amore).

Cassazione penale sez. V, 03/07/2015, n.45453

La contravvenzione prevista dall’art. 660 c.p. (molestie sessuali) è configurabile solo in presenza di espressioni verbali a sfondo sessuale o di atti di corteggiamento, invasivi ed insistiti, diversi dall’abuso sessuale (confermata la condanna per violenza sessuale nei confronti di un datore di lavoro che si era strusciato addosso ad una dipendente toccandole il seno e varie parti del corpo).

Cassazione penale sez. III, 07/10/2014, n.24895

La molestia sessuale, forma particolare di molestia comunque punita come reato dall’art. 660 c.p., è cosa diversa dall’abuso sessuale sia pure nella forma tentata, giacché prescinde da contatti fisici a sfondo sessuale e si estrinseca o con petulanti corteggiamenti non graditi o con altrettante petulanti telefonate o con espressioni volgari nelle quali lo sfondo sessuale costituisce un motivo e non un momento della condotta. In definitiva, coincide con tutte quelle condotte, sessualmente connotate, diverse dall’abuso sessuale, che vanno oltre il semplice complimento o la mera proposta di instaurazione di un rapporto interpersonale. Mentre, nel momento in cui dalle espressioni volgari a sfondo sessuale o dal corteggiamento invasivo e insistito si passa a toccamenti non casuali suscettibili di eccitare la concupiscenza sessuale si è fuori della molestia e si realizza quantomeno il tentativo di abuso sessuale.

Cassazione penale sez. III, 05/06/2008, n.27469

Integra il reato di molestie, la condotta di continuo ed insistente corteggiamento, che risulti non gradito alla persona destinataria, in quanto tale comportamento è oggettivamente caratterizzato da petulanza. (Nel caso di specie l’imputato, ex fidanzato della persona offesa, le aveva rivolto frasi ed atteggiamenti di corteggiamento per ore, intrattenendosi alla presenza di altri avventori all’interno del locale pubblico dove la stessa lavorava come cameriera, nonostante le espresse e ripetute rimostranze della vittima).

Cassazione penale sez. I, 23/04/2007, n.19438

Il continuo, insistente corteggiamento, chiaramente non gradito, di una donna, che si estrinsechi in ripetuti pedinamenti e in continue telefonate, realizza non solo l’elemento materiale del reato di cui all’art. 660 c.p., ossia “la molestia”, ma altresì la sua componente psicologica in quanto la relativa condotta è rivelatrice di “petulanza” oltreché di “motivo biasimevole”.

Cassazione penale sez. I, 28/01/1992



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