Diritto e Fisco | Articoli

Rimborso spese di costruzione casa del coniuge

25 Dicembre 2020
Rimborso spese di costruzione casa del coniuge

Con la separazione e il divorzio è possibile richiedere la restituzione dei soldi spesi per la costruzione della casa sul terreno di proprietà della moglie o del marito?

Potrebbe succedere che, in una coppia regolarmente sposata, uno dei due coniugi sia proprietario di un terreno e che l’altro, a proprie spese, vi costruisca un immobile da adibire ad abitazione familiare. Cosa succede, in un caso del genere, in caso di separazione e successivo divorzio? A chi appartiene la casa e, soprattutto, è dovuto il rimborso spese di costruzione della casa del coniuge? Cerchiamo di fare il punto della situazione alla luce della più recente giurisprudenza.

A chi appartiene la casa costruita sul terreno di proprietà del coniuge?

Il primo aspetto da definire è la proprietà: di chi è la casa costruita sul terreno di un solo coniuge, con il denaro dell’altro o di entrambi? La risposta viene data dall’articolo 934 del codice civile: l’immobile è di chi è titolare del terreno. La norma infatti stabilisce che «Qualunque costruzione od opera esistente sopra il suolo appartiene al proprietario di questo». Questo principio va sotto il nome di «accessione» e trova applicazione anche nel caso di coppia di coniugi sposata in regime di comunione dei beni (a maggior ragione quindi in caso di coppia in separazione dei beni)

Quindi, ad esempio, nel caso in cui il marito costruisca, a proprie spese, una casa sul terreno di proprietà della moglie, anche dopo il divorzio la casa resterà di proprietà esclusiva della moglie e l’uomo non potrà chiederne né la divisione né la vendita.

Si può ottenere il rimborso spese di costruzione della casa del coniuge?

Una volta stabilito che, costruendo un immobile sul terreno di proprietà altrui, non se ne può mai rivendicare la proprietà cerchiamo di capire se, almeno, è possibile chiedere il rimborso delle spese o quanto meno un indennizzo. 

Sul punto, la giurisprudenza ha stabilito che: «La costruzione realizzata in costanza di matrimonio su terreno di proprietà esclusiva di uno dei coniugi appartiene esclusivamente a quest’ultimo, in virtù del principio generale dell’accessione. In caso di separazione, l’altro coniuge, che ha contribuito con le proprie risorse economiche alla costruzione dell’abitazione, non ha diritto ad alcun rimborso. A meno che la spesa sostenuta sia sproporzionata rispetto alle sue capacità reddituali e vada oltre i limiti della finalità di contribuzione al soddisfacimento dei bisogni della famiglia [1]».

È vero che, in base al principio dell’accessione, la costruzione realizzata in costanza di matrimonio – anche se in regime di comunione legale – da entrambi i coniugi o da uno solo di questi sul terreno di proprietà personale esclusiva di uno dei due è proprietà personale ed esclusiva di quest’ultimo. È anche vero però che al coniuge non proprietario, «che abbia contribuito all’onere della costruzione spetta, previa dimostrazione delle spese sostenute, il diritto di ottenere la restituzione, nei confronti dell’altro coniuge, delle somme spese a tal fine.

Tuttavia, è altrettanto vero che nel corso del matrimonio ogni coniuge deve provvedere ai bisogni della famiglia «in proporzione alle sue possibilità economiche, in virtù dell’obbligo di contribuzione, uno dei doveri fondamentali del matrimonio», previsto dall’articolo 143 del codice civile. Da ciò deriva che quello che si spende durante il matrimonio, «è una obbligazione spontanea che si fa non in vista di una futura restituzione ma con l’intento della reciproca assistenza». Rientra cioè tra le cosiddette “obbligazioni naturali” di cui non può mai essere richiesta la restituzione, neanche per la metà. 

Il discorso cambia, invece, laddove le spese, per la loro entità economica, superino il normale dovere di contribuzione. Ciò accade quando uno dei coniugi abbia versato in favore dell’altro o della famiglia una somma ingente che vada «oltre i limiti di proporzione e adeguatezza al proprio reddito e soprattutto al di fuori della finalità di contribuzione al soddisfacimento dei bisogni della famiglia». Solo in tal caso sarà giustificato un diritto al rimborso. 

In sintesi, come argomentato più volte dalla Cassazione [2], la costruzione edificata dai coniugi in costanza del rapporto matrimoniale, sul terreno di proprietà personale di uno di essi è di proprietà personale ed esclusiva dello stesso in virtù dei principi generale che regolano l’accessione. Il coniuge non proprietario ha il diritto di ripetere nei confronti dell’altro coniuge le somme spese per la costruzione, previa dimostrazione di avere dato il sostegno economico necessario per realizzarla.


note

[1] C. App. di L’Aquila sent. n. 505/2020. 

[2] Cass. sent. n. 5843/2018.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube