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Sintomi bradicardia

27 Marzo 2021 | Autore:
Sintomi bradicardia

I segnali, le cause, la diagnosi e la prevenzione del rallentamento del battito cardiaco al di sotto dei livelli normali. Le ultime pronunce giurisprudenziali sulla responsabilità del cardiologo.

Praticare attività fisica, sottoporsi ad uno sforzo fisico intenso, vivere una forte emozione, essere sotto stress, avere la febbre, assumere farmaci, essere affetti da malattie cardiologiche sono tutte condizioni che determinano l’accelerazione del battito cardiaco (in tal caso, parliamo della cosiddetta tachicardia).

Ma qual è il numero di battiti del cuore al minuto in condizioni normali? In genere, la frequenza cardiaca è compresa tra le 60 e le 100 pulsazioni, mentre se è inferiore a 50 battiti al minuto, siamo in presenza del fenomeno noto come bradicardia.

Se pratichi sport a livello agonistico, la bradicardia non deve metterti in allarme; al contrario, c’è da preoccuparsi se il rallentamento della frequenza cardiaca non consente al cuore di pompare sangue nel corpo a sufficienza e, di conseguenza, il cervello e gli altri organi non ricevono il rifornimento di ossigeno di cui hanno bisogno.

Ma quali sono i sintomi della bradicardia? Svenimento, stanchezza, debolezza, vertigini, dolore al petto, respiro corto, rapido affaticamento durante l’attività fisica. Quali sono le cause? Come avviene la diagnosi? Quali sono le possibili complicazioni? In cosa consiste la prevenzione? Come si cura la bradicardia? Per saperne di più sull’argomento, prosegui nella lettura del mio articolo. A seguire, troverai l’intervista al dr. Beniamino Giordano (geriatra); dopodiché, ti parlerò degli ultimi casi relativi alla responsabilità del cardiologo portati nelle aule dei tribunali.

Cos’è la bradicardia?

Si parla di bradicardia a partire da valori di frequenza cardiaca inferiori a 60 battiti per minuto (bpm). Il criterio è stato definito sulla base del fatto che, a questa frequenza, il volume di sangue immesso in circolo non è sufficiente ad alimentare tutti gli organi e tessuti. Al di là di questa regola formale, vi sono molte persone, principalmente chi ha praticato sport assiduamente e per molti anni, che hanno fisiologicamente una frequenza tra i 50 e i 60 bpm, senza che questo alteri la loro attività quotidiana.

La bradicardia può essere inoltre sinusale, ovvero a ritmo normale, oppure a ritmo alterato a bassa frequenza: in questo caso si parla di bradiaritmia.

Cosa significa avere una frequenza cardiaca a riposo bassa?

Significa di fatto avere un numero di battiti per minuto inferiore al necessario per il nostro organismo, che però, come detto sopra, non si applica agli sportivi. Ciò che deve essere preso in considerazione è la presenza o meno di sintomi legati ad una frequenza bassa.

Quali sono i sintomi della bradicardia?

I principali sintomi della bradicardia sono stanchezza, affanno durante sforzi anche minimi e capogiro, in particolare quando passiamo dalla posizione supina alla posizione eretta.

Quali sono le cause della bradicardia?

Possono essere molteplici, in primis quella iatrogena: moltissimi adulti e anziani ad oggi assumono farmaci che riducono la frequenza cardiaca, in genere per pregresso infarto o per ipertensione. Questi, per esempio, possono ridurre troppo la frequenza e determinare i sintomi su descritti.

Altre cause, meno comuni ma più importanti, sono quelle organiche: una bradicardia può nascondere blocchi atrio-ventricolari o aritmie sopraventricolari a bassa frequenza o altre patologie del ritmo da approfondire.

Come viene diagnosticata la bradicardia?

Una valutazione iniziale può essere fatta “a mano” ma la diagnosi di certezza richiede un elettrocardiogramma (ECG), che possa non solo confermare la presenza di bradicardia ma definire anche il ritmo e, quindi, rilevare eventuali alterazioni della conduzione elettrica cardiaca.

La valutazione manuale consiste nel posizionare il polpastrello delle prime tre dita sul polso del paziente, a livello di una linea immaginaria passante tra il II ed il III dito della mano del paziente e contare i battiti sentiti in un minuto.

Quando la bradicardia è pericolosa?

Si può parlare di pericolosità quando la frequenza scende al di sotto dei 40 battiti per minuto. In quel caso, può essere necessario recarsi al pronto soccorso per un approfondimento diagnostico e per trattare la bradicardia con farmaci endovena.

Cosa fare in caso di bradicardia?

In caso di bradicardia, bisogna valutare innanzitutto se è associata ad altri sintomi di nuova insorgenza (capogiro, sincope, dolore o anche discomfort toracico, palpitazioni, affanno o senso di mancanza d’aria) e misurare la pressione arteriosa. In tal caso, va contattato prontamente il medico di medicina generale o il cardiologo di fiducia per una visita. Se i sintomi diventano importanti, occorre recarsi direttamente presso il pronto soccorso più vicino.

Cosa fa aumentare i battiti cardiaci?

Sicuramente, l’attività fisica in maniera fisiologica e, poi, alcune bevande a base di xantine quali teina, caffeina, nicotina, alcuni farmaci quali broncodilatatori a base di Beta-2 agonisti, alcuni spray nasali ed alcune droghe come la marijuana, le metanfetamine e la cocaina. Ciò non fa di queste cause una terapia contro la bradicardia.

La terapia per la bradicardia va sempre impostata dal medico di medicina generale o dal cardiologo di fiducia.

Quale relazione c’è tra battito cardiaco e allenamento?  

La relazione è abbastanza semplice: la frequenza aumenta durante lo sforzo raggiungendo frequenze di 100-110 bpm, fino anche a 140-150 bpm per attività fisica molto intensa, mentre diminuisce fino a normalizzarsi dopo qualche minuto dal termine dell’attività fisica. Questo aumento è un meccanismo di compenso per i muscoli il cui fabbisogno di ossigeno aumenta enormemente durante sforzo.

Si può prevenire la bradicardia?

Si può certamente fare prevenzione della bradicardia come di altre aritmie cardiache, mediante una visita cardiologica con ECG a qualsiasi età. Per chi assume farmaci che riducono la frequenza cardiaca, il consiglio è di tenerla sotto controllo almeno una volta al giorno.

Quali sono le complicazioni di una bradicardia non curata?

Potrebbero comparire i sintomi precedentemente elencati ed a lungo termine ne risentono gli organi più sensibili alla ipoperfusione quali il cervello ed i reni con danni che non sempre sono reversibili.

Quale terapia è consigliata per la bradicardia?

Dipende dalla severità. In caso di bradicardia severa, bisognerà ricorrere al pronto soccorso dove verrà effettuata una diagnosi e, quindi, sarà indicata una terapia mirata.

In caso di bradicardia lieve con sintomi non severi, può essere sufficiente rimodulare la terapia in corso, per cui rivolgersi al medico di medicina generale o al cardiologo di fiducia.

Responsabilità del cardiologo: giurisprudenza

Dopo aver approfondito il tema della bradicardia nell’intervista al dr. Beniamino Giordano, a seguire ti parlerò di alcune interessanti pronunce giurisprudenziali relative alla responsabilità del cardiologo per i seguenti reati: peculato, rifiuto di atti d’ufficio e omicidio colposo.

Quando il medico ospedaliero commette il reato di peculato?

La Corte di Cassazione [1] ha stabilito che commette il reato di peculato il medico ospedaliero che percepisce compensi dai pazienti per visite «intramoenia, senza formale autorizzazione e senza versare alla struttura la quota prevista per legge, a nulla rilevando circa la configurabilità del delitto il fatto che l’azienda fosse a conoscenza di quanto accaduto». La Cassazione lo ha rimarcato nel confermare la condanna inflitta ad un cardiologo, assunto a tempo pieno e con impegno esclusivo presso l’ospedale, il quale per ben due anni aveva svolto attività intramuraria senza aver richiesto la specifica autorizzazione e senza lasciare nelle casse del nosocomio la quota del 52% di quanto percepito dai pazienti.

Quando il cardiologo commette il reato di rifiuto di atti d’ufficio?

L’articolo 328 del Codice penale disciplina il reato di rifiuto di atti d’ufficio e stabilisce che «Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 1.032. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa».

Il caso sottoposto all’attenzione della Corte di Cassazione [2] aveva come protagonista un cardiologo. La Suprema Corte ha confermato la pronuncia di merito che aveva ravvisato gli estremi del reato di rifiuto di atti d’ufficio nella condotta del medico che, nonostante le ripetute sollecitazioni, si era rifiutato di effettuare una consulenza cardiologica urgente su un paziente ricoverato in altro reparto del medesimo ospedale.

Nel caso trattato dagli Ermellini, non rilevavano in senso contrario né la circostanza che il paziente fosse deceduto in circostanze diverse da quelle per cui era stato richiesto l’intervento specialistico, né la discrezionalità della consulenza cardiologica, considerato che la richiesta era pervenuta per telefono e l’unico modo per decidere sulla sua convenienza era la visita diretta al paziente.

Quando il cardiologo risponde di omicidio colposo?

La Corte di Cassazione [3] ha analizzato il caso di un cardiologo che aveva attestato l’idoneità alla pratica sportiva agonistica di un atleta, in seguito deceduto nel corso di un incontro ufficiale di calcio a causa di una patologia cardiologica non diagnosticata dal sanitario per l’omessa effettuazione di esami strumentali di secondo livello. Esami che dovevano ritenersi necessari in presenza di anomalie del tracciato elettrocardiografico desumibili dagli esami di primo livello. Pertanto, in tal caso, il cardiologo ha dovuto rispondere di omicidio colposo.

Quando il cardiologo non è responsabile di omicidio colposo?

Con una recente pronuncia, la Suprema Corte [4] non ha ritenuto responsabili del decesso di un paziente, il medico del pronto soccorso e il cardiologo per una diagnosi errata consistente nel non aver eseguito una corretta valutazione clinica mediante tac toracica che avrebbe consentito di individuare il tamponamento cardiaco conseguente alla rottura dell’aorta, in quanto la sintomatologia era ambigua e la gravità delle condizioni erano tali da far ritenere che non avrebbero potuto essere trattate con successo nelle strutture locali.

Pertanto, gli Ermellini hanno stabilito che «Non è responsabile di omicidio colposo il sanitario che, in presenza di uno o più sintomi di una malattia, ometta di eseguire controlli o accertamenti ai fini di una corretta formulazione della diagnosi se il caso specifico sottoposto al suo esame imponga la soluzione di specifica difficoltà».


note

[1] Cass. pen. sez. II n. 25976 del 24.04.2018.

[2] Cass. pen. sez. VI n.39745 del 27.09.2012.

[3] Cass. sez. 4 pen. sent. n. 38154 del 29.09.2009.

[4] Cass. pen. sez. IV n. 16328 del 05.04.2011.

Autore immagine: depositphotos.com


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