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Atteggiamenti che fanno scattare il reato di molestie

27 Dicembre 2020
Atteggiamenti che fanno scattare il reato di molestie

Corteggiamenti, pedinamenti, avances, sms e messaggi: quando si passa dalle molestie allo stalking. 

Quando ci si approccia con una persona dell’altro sesso bisogna sempre mantenere quel giusto distacco necessario a non interferire troppo nell’altrui sfera personale. Il rischio di chi non comprende “la linea di confine” è di risponderne penalmente. In molte situazioni, si è infatti assistito a un rapido deterioramento dei rapporti tra le parti sfociato poi in una querela dinanzi alla polizia o in Procura della Repubblica. 

La giurisprudenza ha indicato quali sono gli atteggiamenti che fanno scattare il reato di molestie. Non importa se le intenzioni siano pacifiche e, anzi, rivolte al corteggiamento. Anche la passione deve fare i conti con la legalità. Ed in questo non c’è modo di richiamarsi alla buona fede dell’agente.  

Ciò che fa scattare il reato di molestie è la «petulanza». Ma la reiterazione del comportamento non deve per forza avvenire in un lasso di tempo ampio: anche condotte ripetute, fino all’ossessione, durante un arco temporale ristretto – come lo stesso giorno – possono far scattare il reato in questione. 

Se poi l’incidenza di tale comportamento è talmente pervasiva da determinare ansia, timore o cambiamento nelle abitudini di vita nella vittima, scatta il più grave reato di stalking. Comprendere la differenza tra molestie e stalking è determinate soprattutto ai fini della pena, più blanda nel primo caso, particolarmente grave invece nel secondo.

Ecco allora una sintesi delle principali sentenze in merito che spiegano quali atteggiamenti fanno scattare il reato di molestie e quali, invece, quello di stalking.

Molestie: quando?

Le molestie che fanno scattare il reato sono punite se commesse in luogo pubblico, o aperto al pubblico, o per mezzo del telefono e, quindi, anche quelle mediante l’invio di sms o di altra forma di messaggi in chat [1]. 

Dunque, un atteggiamento molesto posto in un luogo privato non può far scattare il reato in commento. In questo caso, bisognerà valutare l’eventuale ricorrenza dei presupposti di altri reati come, ad esempio, quello di violenza privata o, nel peggiore dei casi, di violenza sessuale.

Si intende «aperto al pubblico» il luogo cui ciascuno può accedere in determinati momenti ovvero il luogo al quale può accedere una categoria di persone che abbia determinati requisiti. Di conseguenza, devono essere considerati luoghi aperti al pubblico l’androne di un palazzo e la scala comune a più abitazioni. 

Il reato di molestie non richiede un atteggiamento abituale; può pertanto configurarsi anche in presenza di una sola azione di disturbo o di molestia, purché ispirata da biasimevole motivo o avente il carattere della petulanza. Cos’è la petulanza? Secondo la giurisprudenza, si tratta di un modo di agire pressante e indiscreto, tale da interferire sgradevolmente nella sfera privata altrui. 

Secondo la Cassazione, le avance ossessive possono far scattare il reato di molestie [2]. La Corte ha così condannato un uomo accusato di aver inviato messaggi tramite il social network Facebook ovvero tramite l’applicativo WhatsApp al fine di organizzare incontri o intavolare conversazioni di chiaro contenuto sessuale.

Sempre la Suprema Corte ha detto che è molestia il pedinamento della persona offesa in modo da interferire nella sfera di libertà di lei e da arrecarle fastidio o turbamento. 

Il reato di molestia può essere integrato anche da una condotta consistente nel seguire insistentemente la persona offesa, o il suo veicolo, in modo da interferire nella sfera di libertà di lei e da arrecarle fastidio o turbamento. Quest’ultimo, del resto, non va confuso con più gravi situazioni, materiali o morali, quali lo stato di ansia o paura, il timore per l’incolumità propria o altrui e l’alterazione delle abitudini di vita, che sono gli eventi che, disgiuntamente, integrano il più grave reato di stalking (v. dopo).

Molestie sul lavoro

Le molestie sessuali sul luogo di lavoro sono ancora più frequenti. Queste possono essere determinate dal collega o dal superiore gerarchico, determinando così il rischio per quest’ultimo di licenziamento per giusta causa, oppure direttamente dal datore di lavoro, nel qual caso, oltre a legittimare eventualmente le dimissioni per giusta causa, può configurare fonte di risarcimento del danno [3].

Stalking: quando?

Dalle molestie si passa al più grave reato di stalking – o meglio definito atti persecutori – quando la condotta del responsabile – anche in questo caso rappresentata da condotte plurime nell’arco di un tempo anche ristretto – determina uno di questi tre effetti sulla vittima:

  • un grave e perdurante stato d’ansia o di agitazione;
  • un fondato timore per la sicurezza propria o di un proprio caro;
  • un cambiamento delle abitudini di vita, evidentemente determinato dalla necessità di non incontrare il molestatore. Tale potrebbe essere, ad esempio, il cambio del numero di telefono cellulare, la disattivazione della linea fissa o del profilo social (Facebook e simili), il non uscire più di casa o il cambiare strada per il rientro.  

Differenza tra molestie e stalking

La differenza tra stalking e molestie non si gioca sul piano quantitativo delle condotte poste in essere dal reo ma, come anticipato, sugli effetti che tali comportamenti determinano sulla vittima. Come ha specificato la Cassazione [4], il criterio distintivo tra il reato di atti persecutori (stalking) e quello di molestie consiste nel diverso atteggiarsi delle conseguenze della condotta che, in entrambi i casi, può estrinsecarsi in varie forme di molestie. Si configura il delitto di stalking solo qualora le condotte molestatrici siano idonee a cagionare nella vittima un perdurante e grave stato di ansia oppure l’alterazione delle proprie abitudini di vita. 

Sussiste invece il reato di molestie ove le molestie si limitino ad infastidire la vittima del reato. 

Ai fini della sussistenza del reato di atti persecutori, la prova del turbamento psicologico causato alla vittima deve essere ancorata non soltanto alle dichiarazioni rese dalla vittima stessa ma anche all’obiettiva natura delle condotte molestatrici.


note

[1] Trib. Nola sent. n. 593/2020.  

[2] Cass. sent. n. 15835/2020.

[3] Cass. sent. n. 11198/2020

[4] Cass. sent. n. 23375/2020.

Autore immagine: depositphotos.com


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3 Commenti

  1. Ci sono persone davvero assillanti che ti contattano insistentemente, nonostante tu con gentilezza e cortesia cerchi di respingerle. Gente che ti commenta ogni storia sui social. Se qualche volta può far piacere, dopo un po’ diventa urtante se dimostri che gli apprezzamenti non sono graditi. Allora, pur non volendo essere scortese, la gente ti costringe a ricorrere al blocco.

  2. Un ragazzo, tempo fa, era riuscito ad avere il mio numero. Ho scoperto solo a distanza di molto tempo chi glielo aveva dato. Insomma, all’inizio, poteva sembrare carino lo scambio di qualche sms. Poi, la situazione è iniziata a diventare un po’ pesante. Mi sentivo, anzi ero, pedinata. Lui mi raggiungeva di fronte al supermercato, dal parrucchiere, sul posto di lavoro. La prima volta, l’ho rifiutato con gentilezza, la seconda volta gli ho detto che dovevo correre a casa per un impegno e non lo rispondevo più al cellulare, la terza volta gli ho detto di sparire dalla mia vita perché mi stavo riavvicinando al mio ex (bugia che mi è servita per togliermelo di torno).

  3. Articolo utile a chiarire quando bisogna allarmarsi e prendere provvedimenti in presenza di certi comportamenti non graditi. Purtroppo, ogni giorno, si sentono storie di cronaca sempre più tragiche. Bisognerebbe educare gli uomini, ma anche le donne, a tenere comportamenti corretti e non oltrepassare certi limiti

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