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Inabilità permanente e rendita Inail: ultime sentenze

6 Gennaio 2021
Inabilità permanente e rendita Inail: ultime sentenze

Assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro; importo della rendita per inabilità permanente corrisposta dall’Inail; tutela del lavoratore.

Sinistro in itinere del lavoratore

In tema di c.d. sinistro in itinere occorso al lavoratore, l’importo della rendita per inabilità permanente corrisposta dall’Inail va detratta dall’ammontare dovuto, allo stesso titolo, al danneggiato da parte del terzo responsabile del fatto illecito, in quanto essa soddisfa, neutralizzandola in parte, la medesima perdita al cui integrale ristoro mira la disciplina della responsabilità risarcitoria del terzo al quale sia addebitabile l’infortunio, salvo il diritto del lavoratore di agire nei confronti del danneggiante per ottenere l’eventuale differenza tra il danno subìto e quello indennizzato.

Tribunale Grosseto, 09/05/2020, n.324

La rendita Inail per inabilità permanente

L’importo della rendita per inabilità permanente corrisposta dall’Inail per infortunio in itinere occorso al lavoratore va detratta dall’ammontare dovuto, allo stesso titolo, al danneggiato da parte del terzo responsabile del fatto illecito, in quanto essa soddisfa, neutralizzandola in parte, la medesima perdita al cui integrale ristoro mira la disciplina della responsabilità risarcitoria del terzo al quale sia addebitabile l’infortunio, salvo il diritto del lavoratore di agire nei confronti del danneggiante per ottenere l’eventuale differenza tra il danno subìto e quello indennizzato.

Conseguentemente, allorquando l’ente previdenziale riconosce al danneggiato un assegno di invalidità in conseguenza del fatto dannoso, acquisisce il diritto di agire in surroga nei confronti del terzo responsabile e del suo assicuratore. Tale situazione di fatto è sufficiente a riconoscere all’assicurazione del danneggiante il diritto di detrarre, dal totale del danno da liquidare, la somma capitalizzata erogata dall’INPS, il che conduce alla totale elisione del credito risarcitorio per danno biologico permanente.

Tribunale Pisa, 07/10/2020, n.876

L’importo della rendita Inail per l’inabilità permanente

L’importo della rendita per l’inabilità permanente, corrisposta dall’Inail per l’infortunio “in itinere” occorso al lavoratore, va detratto dall’ammontare del risarcimento dovuto, allo stesso titolo, al danneggiato da parte del terzo responsabile del fatto illecito, in quanto essa soddisfa, neutralizzandola in parte, la medesima perdita al cui integrale ristoro mira la disciplina della responsabilità risarcitoria del terzo al quale sia addebitabile l’infortunio, salvo il diritto del lavoratore di agire nei confronti del danneggiante per ottenere l’eventuale differenza tra il danno subito e quello indennizzato.

Tribunale Bari sez. lav., 23/06/2020, n.1771

La responsabilità risarcitoria del terzo

L’importo della rendita per l’inabilità permanente, corrisposta dall’INAIL per l’infortunio “in itinere” occorso al lavoratore, va detratto dall’ammontare del risarcimento dovuto, allo stesso titolo, al danneggiato da parte del terzo responsabile del fatto illecito, in quanto essa soddisfa, neutralizzandola in parte, la medesima perdita al cui integrale ristoro mira la disciplina della responsabilità risarcitoria del terzo al quale sia addebitabile l’infortunio, salvo il diritto del lavoratore di agire nei confronti del danneggiante per ottenere l’eventuale differenza tra il danno subìto e quello indennizzato.

Tribunale Roma sez. XIII, 06/03/2020, n.4925

Detrazione della rendita riconosciuta dall’Inail

L’importo della rendita per l’inabilità permanente corrisposta dall’INAIL per l’infortunio “in itinere” occorso al lavoratore va detratto dalle somme in concreto dovute a quest’ultimo, allo stesso titolo, dal terzo responsabile del fatto illecito.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva operato la detrazione della rendita riconosciuta dall’INAIL sull’ammontare del risarcimento del danno già ridotto in ragione dell’accertato concorso di colpa del danneggiato).

Cassazione civile sez. III, 30/01/2019, n.2550

Mancato raggiungimento della soglia minima di inabilità permanente

In caso di malattia professionale non indennizzabile per il mancato raggiungimento della soglia minima di inabilità permanente, pari al 6 per cento, il giudice non può emanare una pronuncia di mero accertamento, perché essa avrebbe ad oggetto soltanto uno degli elementi costitutivi del diritto alla rendita non suscettibile di autonomo accertamento, dovendosi, peraltro, riconoscere, ove una siffatta positiva declaratoria sia stata comunque adottata, l’interesse dell’INAIL ad impugnare e rimuovere la sentenza di primo grado, emessa “contra legem”, contenente una statuizione che riguarda, in ogni caso, l’Istituto, e ciò a prescindere dal contenuto immediatamente lesivo della stessa.

Cassazione civile sez. lav., 16/07/2015, n.14961

Tutela del lavoratore: assicurazione contro gli infortuni sul lavoro

In tema di assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro, qualora si aggravino, determinando una inabilità temporanea assoluta, gli esiti di un infortunio o di una malattia professionale, per i quali viene già corrisposta una rendita per inabilità permanente parziale, non sussiste il diritto ad una indennità giornaliera, non potendo tali prestazioni cumularsi, mentre eventuali ricadute nella malattia o riacutizzazioni degli esiti dell’infortunio, che determinino l’impossibilità temporanea di attendere al lavoro, possono essere prese in considerazione ove aggravino stabilmente la condizione del lavoratore, in sede di revisione della rendita di inabilità, ex art. 83 del d.P.R. n. 1124 del 1965, restando pur sempre salva la tutela del lavoratore predisposta in via generale dall’art. 2110 c.c. a mezzo delle prestazioni per malattia a carico dell’Inps.

(Nella specie, la S.C. ha osservato che la corresponsione di una integrazione della rendita di inabilità fino alla misura massima dell’indennità per inabilità temporanea assoluta è dovuta solo se sussistono le condizioni previste dall’art. 89 del d.P.R. n. 1124 del 1965, e cioè se l’infortunato debba sottoporsi a speciali cure mediche e chirurgiche disposte dall’Inail in quanto ritenute utili per la restaurazione della capacità lavorativa).

Cassazione civile sez. lav., 20/12/2011, n.27676

Diritto alla rendita per inabilità permanente e ricorso avanzato dall’Inail

Ha diritto alla rendita per inabilità permanente il lavoratore affetto da asma bronchiale ed enfisema polmonare causati dalla protratta esposizione al fumo passivo nell’ambiente di lavoro (nella specie, la Corte ha rigettato il ricorso avanzato dall’Inail contro la decisione dei giudici del merito, che avevano riconosciuto un rendita per inabilità permanente del 47% ad un lavoratore che per oltre trent’anni aveva lavorato, per circa cinque ore il giorno, in un locale non areato insieme ad altro collega fumatore).

Cassazione civile sez. lav., 10/02/2011, n.3227

Origine professionale della malattia e rendita per inabilità permanente

Il “dies a quo” per la decorrenza del termine triennale di prescrizione dell’azione per conseguire dall’Inail la rendita per inabilità permanente coincide con il momento in cui l’interessato abbia avuto consapevolezza dell’esistenza della malattia, della sua origine professionale e del suo grado indennizzabile, da intendersi, tuttavia, in termini non strettamente soggettivi.

Cassazione civile sez. lav., 26/05/2020, n.9802



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