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Inabilità temporanea: ultime sentenze

3 Gennaio 2021
Inabilità temporanea: ultime sentenze

Leggi le pronunce giurisprudenziali su: incidente stradale; lesione dell’integrità psicofisica; incidenza dell’inabilità temporanea o dell’invalidità permanente sul reddito di lavoro.

L’inabilità temporanea assoluta

Si ha inabilità temporanea assoluta quando sussiste un’impossibilità fisica, per il danneggiato, di attendere alle normali attività quotidiane, quali ad esempio alzarsi dal letto, vestirsi e nutrirsi autonomamente, essendo preclusa, in maniera assoluta, la capacità di svolgere anche ogni più semplice attività del vivere quotidiano.

Tribunale Roma, 02/03/2020, n.4479

Inabilità temporanea e incidente stradale

La qualità di terzo trasportato, esula dalla attribuzione della responsabilità, comportando la condanna della impresa di assicurazione del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro, nella misura riconosciuta, al risarcimento dei danni subiti da conseguenza dell’evento e consistenti nel “danno biologico” e nell’inabilità temporanea, ove accertati; nell’ulteriore danno non patrimoniale riconoscibile; nel lucro cessante in ragione del ritardo con il quale il danno sarà risarcito rispetto all’epoca del sinistro; nel danno patrimoniale subito.

Tribunale Roma sez. XIII, 18/09/2020, n.12584

Danno da incapacità lavorativa: i criteri di calcolo

Nel caso di danno alle persone, quando agli effetti del risarcimento debba considerarsi l’incidenza dell’inabilità temporanea o dell’invalidità permanente sul reddito di lavoro, tale reddito non può’ essere inferiore al triplo dell’ammontare annuo della pensione sociale si applica quando si tratta di liquidare il danno in favore della persona che lo ha subito in occasione dell’incidente stradale, mentre si deve escludere che la norma possa essere estesa analogicamente alla liquidazione del danno consistente nella morte della persona che è rimasta coinvolta nell’incidente ostandovi la natura eccezionale di essa. In caso di inapplicabilità di detta norma in quanto tale (e cioè in quanto norma) non implica che il Giudice, non possa far ricorso al criterio stabilito dalla norma medesima nella liquidazione equitativa del danno ex artt. 2055 e 1226 c.c.

Corte appello L’Aquila, 05/05/2020, n.652

Vittima di incidente stradale e inabilità temporanea

I pregiudizi peculiari e non ordinari (intesi quali sofferenze soggettive conseguenti alla frustrazione del desiderio della danneggiata di tentare di intraprendere l’attività di modella e di conseguire una visibilità pubblica attraverso la partecipazione a concorsi di bellezza e le apprezzabili, ed altrettanto peculiari, alterazioni delle abitudini di vita determinate dalla impossibilità di proseguire la partecipazione a concorsi di bellezza ed eventi similari, alla quale la stessa ha dimostrato essersi dedicata prima del sinistro in modo certamente non occasionale, sebbene solo nel periodo estivo) di carattere soggettivo e dinamico-relazionale, in quanto non ordinariamente connessi al tipo di lesioni subite dalla danneggiata, bensì alla sua personalità ed alle sue peculiari passioni, ed in quanto manifestatisi già nel periodo di inabilità temporanea e destinate ad incidere per il resto della vita della danneggiata, meritano una valorizzazione risarcitoria che vada oltre la quota di danno morale inglobata nel punto tabellare base e si esprima attraverso una personalizzazione della liquidazione tabellare base del danno non patrimoniale standard (nella specie si trattava di una ragazza di ventidue anni che aveva intrapreso la carriera di modella e che era stata vittima di un incidente stradale).

Corte appello L’Aquila, 29/11/2019, n.1978

Qual è l’unico danno biologico risarcibile?

In tema di risarcimento dei danni, se la morte [della vittima] è stata causata dalle lesioni, l’unico danno biologico risarcibile è quello correlato dall’inabilità temporanea, in quanto per definizione non è in questo caso concepibile un danno biologico da invalidità permanente. Infatti, secondo i principi medico-legali, a qualsiasi lesione dell’integrità psicofisica consegue sempre un periodo di invalidità temporanea, alla quale può conseguire talora un’invalidità permanente.

Per l’esattezza l’invalidità permanente si considera insorta allorché, dopo che la malattia ha compiuto il suo decorso, l’individuo non sia riuscito a riacquistare la sua completa validità. postumi permanenti, in cui consiste il cosiddetto “danno biologico permanente” possono quindi mancare in due casi: o quando, cessata la malattia, questa risulti guarita senza che sopravvivano conseguenze negative per il danneggiato sul piano psicofisico e della vita di relazione; ovvero quando la malattia sfoci in un esito letale.

La nozione medico-legale di invalidità permanente presuppone, dunque, che la malattia sia cessata, e che l’organismo abbia riacquistato un suo equilibrio, seppure alterato, nei casi in cui risulti un danno biologico permanente ma stabile.

Tribunale Milano sez. XI, 16/08/2019, n.7864

Inabilità temporanea e pretesa risarcitoria

Il danno biologico terminale dà luogo ad una pretesa risarcitoria da commisurare soltanto all’inabilità temporanea, adeguando tuttavia la liquidazione alle circostanze del caso concreto, ossia al fatto che, se pur temporaneo, tale danno è massimo nella sua intensità ed entità tanto che la lesione alla salute non è suscettibile di recupero ed esita, anzi, nella morte (nella specie: tra l’insorgenza del processo infettivo e il decesso sono trascorsi 10 giorni, tempo che si ritiene apprezzabile, per cui va quantificato il danno in € 2.500,00).

Tribunale Milano sez. I, 12/04/2019, n.3674

La misura standard del risarcimento del danno biologico

In tema di danno non patrimoniale da lesione della salute, al fine di operare una quantificazione e liquidazione del danno biologico aderente alle specificità della fattispecie concreta, la misura standard del risarcimento prevista dal criterio equitativo uniforme adottato negli uffici giudiziari di merito (nella specie, le tabelle milanesi) può essere incrementata dal giudice, con motivazione analitica, in presenza di una sofferenza — derivante dall’operazione chirurgica e tradotta in termini di inabilità temporanea — che si è protratta per un lungo lasso di tempo (dall’operazione chirurgica iniziale a quella risolutiva) giustificando una « personalizzazione » in aumento del risarcimento del danno biologico temporaneo.

Tribunale Monza sez. II, 30/01/2019, n.152

Danno da perdita della capacità di guadagno

In caso di danno alle persone, quando agli effetti del risarcimento si deve considerare l’incidenza dell’inabilità temporanea o dell’invalidità permanente su un reddito di lavoro comunque qualificabile, tale reddito si determina, per il lavoro dipendente, sulla base del reddito da lavoro maggiorato dei redditi esenti e delle detrazioni di legge e, per il lavoro autonomo, sulla base del reddito netto risultante più elevato tra quelli dichiarati dal danneggiato ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche degli ultimi tre anni, in quest’ultimo caso occorre fare riferimento al reddito da lavoro netto dichiarato dal lavoratore autonomo ai fini dell’applicazione della sopraindicata imposta ed ha riguardo, quindi, non al reddito che residua dopo l’applicazione dell’imposta stessa ma alla base imponibile di cui all’art. 3 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 597, e cioè all’importo che il contribuente è tenuto a dichiarare ai fini dell’imposta sopraindicata, dovendo inoltre intendersi per reddito dichiarato dal danneggiato quello risultante dalla differenza fra il totale dei compensi conseguiti (al lordo delle ritenute d’acconto) ed il totale dei costi inerenti all’esercizio professionale – analiticamente specificati o, se consentito dalla legge, forfettariamente conteggiati – senza possibilità di ulteriore decurtazione dell’importo risultante da tale differenza, per effetto del conteggio delle ritenute d’imposta sofferte dal professionista.

Cassazione civile sez. III, 15/05/2018, n.11759

Quantificazione del danno biologico: le tabelle applicabili

In tema di quantificazione del danno biologico qualificato di lieve entità (in misura inferiore al 10%) ex art. 139 del d.lg. n. 209 del 2005, si applicano le tabelle indicate in suddetto articolo come aggiornate dal D.M del 17 luglio 2017 tenuto cono dell’età dell’attore all’epoca dell’evento dannoso e delle valutazioni del CTU (di quantificazione dei postumi permanenti ed il periodo di inabilità temporanea totale e parziale.

Tribunale Arezzo, 13/03/2018, n.303

L’indennità giornaliera Inail per inabilità temporanea

Nel sistema assicurativo delineato dall’art. 127, comma 2, del d.P.R. n. 1124 del 1965 e dall’art. 2 del d.m. del 10 ottobre 1985 del Ministero del Lavoro, l’erogazione dell’indennità giornaliera per inabilità temporanea da parte dell’Inail è esclusa per i dipendenti statali, i quali percepiscono per intero la normale retribuzione dal datore di lavoro durante il periodo di astensione dal lavoro dovuto ad infortunio; detta indennità, infatti, è una prestazione economica, a carattere assistenziale, diretta ad assicurare al lavoratore i mezzi di sostentamento, finché dura l’inabilità che impedisce totalmente e di fatto all’infortunato di rendere le sue prestazioni lavorative.

Cassazione civile sez. lav., 14/09/2017, n.21325

Aggravamento dell’infortunio e inabilità temporanea assoluta

Qualora gli esiti dell’infortunio si aggravino determinando una inabilità temporanea assoluta, non sussiste il diritto ad una indennità giornaliera, non potendo tali prestazioni cumularsi, mentre eventuali ricadute nella malattia o riacutizzazioni degli esiti dell’infortunio, che determinino l’impossibilità temporanea di attendere al lavoro, possono essere prese in considerazione ove aggravino stabilmente la condizione del lavoratore, in sede di revisione della rendita di inabilità restando pur sempre salva la tutela del lavoratore predisposta in via generale dell’art. 2110 c.c. a mezzo delle prestazioni per malattia a carico dell’Inps.

Cassazione civile sez. lav., 11/05/2017, n.11565

Danno alla salute temporaneo: quali sono i criteri di quantificazione?

La quantificazione del danno va effettuata in base ad una valutazione differenziale tra quanto verosimilmente sarebbe residuato da una iniziale lesività ed i postumi eventi, parzialmente conseguenza della non corretta scelta terapeutica.

Il danno alla salute temporaneo dovrà riguardare solo il periodo temporale ulteriore rispetto a quello riferibile al normale evolversi della patologia, che è dato dalla sola I.T.P. (Inabilità Temporanea Parziale) che è stata di ulteriori 60 (sessanta) giorni, valutabile ad un tasso medio del 50% come sintesi di un periodo più lungo a scalare.

Tribunale S.Maria Capua V. sez. I, 29/05/2018, n.1829



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