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Indennizzo vittime reati violenti: ultime sentenze

2 Gennaio 2021
Indennizzo vittime reati violenti: ultime sentenze

Il risarcimento danni da inadempimento della direttiva europea; il reato intenzionale violento commesso nel territorio dello Stato membro in cui la vittima risiede; l’indennizzo.

Indennizzo delle vittime di reato intenzionale violento 

L’art. 12, paragrafo 2, della direttiva 2004/80/Ce ha imposto a ogni Stato membro di dotarsi di un sistema di indennizzo che comprenda tutte le vittime di reati intenzionali violenti commessi nei loro territori e non solo le vittime che si trovano in una situazione transfrontaliera. La portata applicativa della direttiva è dunque quella di norma che non solo obbliga gli Stati membri a dotarsi di un sistema di indennizzo delle vittime per ogni reato intenzionale violento commesso sul proprio territorio, ma che consente anche ai soggetti residenti nello Stato membro, così obbligato, di poter usufruire dell’indennizzo, essendo quindi anch’essi titolari del diritto conferito dal diritto derivato dell’Unione.

Cassazione civile sez. III, 25/11/2020, n.26758

Vittima di violenza sessuale: la condanna a risarcire i danni

Va condannata la Presidenza del Consiglio dei ministri per responsabilità civile, per i danni causati ai privati, in conseguenza della mancata attuazione degli obblighi previsti dalla direttiva 2004/80/Ce relativa all’indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenti.

Cassazione civile sez. III, 24/11/2020, n.26757

Come deve essere l’indennizzo?

“Un indennizzo forfettario concesso alle vittime di violenza sessuale sulla base di un sistema nazionale di indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenti non può essere qualificato come “equo ed adeguato”, ai sensi di tale disposizione, qualora sia fissato senza tenere conto della gravità delle conseguenze del reato per le vittime, e non rappresenti quindi un appropriato contributo al ristoro del danno materiale e morale subito”. Questo è quanto affermato dalla Grande sezione della Corte di giustizia dell’unione europea che, fermo restando l’obbligo per gli Stati membri di riconoscere un indennizzo a tutte le vittime di reati intenzionali violenti (pena la responsabilità extracontrattuale dello Stato membro per mancata trasposizione in tempo utile della direttiva 2004/80), sottolineano che questo deve essere effettivo e non meramente simbolico, anche se non corrisponde al ristoro integrale del danno.

Corte giustizia UE grande sezione, 16/07/2020, n.129

Causa promossa dalla vittima di stupro

In relazione alla causa promossa da vittima di stupro, residente in Italia ed ivi offesa, attivatasi per conseguire dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri il risarcimento dei danni per omessa e/o tardiva attuazione dell’obbligo di cui all’art. 12, § 2, della Direttiva 2004/80/Ce, si pongono le seguenti due questioni pregiudiziali: 1) se — in relazione alla situazione di intempestivo (e/o incompleto) recepimento nell’ordinamento interno della Direttiva 2004/80/CE, relativa all’indennizzo delle vittime del reato, quanto alla istituzione, da essa imposta, di un sistema delle vittime di reati violenti, che fa sorgere, nei confronti di soggetti transfrontalieri cui la stessa è unicamente rivolta, la responsabilità risarcitoria dello Stato membro — il diritto eurounitario imponga di configurare un’analoga responsabilità dello Stato membro nei confronti di soggetti non transfrontalieri (dunque, residenti), i quali non sarebbero stati i destinatari diretti della Direttiva ma, per evitare una violazione del principio di uguaglianza/non discriminazione nell’ambito dello stesso diritto eurounitario, avrebbero dovuto e potuto — ove la Direttiva fosse stata compiutamente e tempestivamente recepita — beneficiare in via di estensione dell’effetto utile della Direttiva stessa (ossia del sistema di indennizzo anzidetto); condizionatamente alla risposta positiva al quesito che precede; 2) se l’indennizzo stabilito in favore delle vittime di reati intenzionali violenti (e, segnatamente, del reato di violenza sessuale) dal decreto del Ministro dell’Interno 31 agosto 2017 (emanato ai sensi del comma 3 dell’art. 11 della legge 7 luglio 2016, n. 122 (s.m.i. recate dall’art. 6 della legge 20 novembre 2017, n. 167, e dall’art. 1, commi 593-596, legge 30 dicembre 2018, n. 145) nell’importo fisso di Euro 4.800 possa reputarsi «indennizzo equo ed adeguato alle vittime» in attuazione di quanto prescritto dall’art. 12, § 2, della direttiva 2004/80/Ce.

Cassazione civile sez. III, 31/01/2019, n.2964

Reati violenti: la direttiva 2004/80/CE 

L’art. 12 della direttiva 2004/80/CE impone agli Stati dell’Unione di adottare una normativa nazionale volta a prevedere un sistema di indennizzo per le vittime di reati intenzionali violenti commessi nei rispettivi territori solo in danno di cittadini di altri Stati membri, non essendo invece previsto dalla norma citata che tale sistema tuteli anche i propri cittadini.

Corte appello Torino sez. III, 14/06/2017

Attuazione alla direttiva 2004/80/CE

È presupposto indispensabile per dare effettiva attuazione alla direttiva 2004/80/CE la predisposizione, da parte del legislatore italiano, di un sistema idoneo a garantire l’indennizzo delle vittime di tutti i reati intenzionali violenti nelle situazioni cd. interne. Pertanto l’Italia risulta inadempiente per aver omesso di dare attuazione al disposto dell’art. 12, comma 2, della direttiva 2004/80/CE, da cui consegue il diritto delle attrici al risarcimento del danno (nel caso di specie da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri).

Tribunale Milano sez. I, 26/08/2014, n.10441

L’assenza di una tutela indennitaria statale

L’assenza di una tutela indennitaria statale a favore dei prossimi congiunti di un cittadino italiano, vittima di un omicidio intenzionale di tipo “comune” occorso in Italia, legittima tali famigliari, qualora impossibilitati ad essere risarciti dal reo in quanto nullatenente e già parti civili nel processo penale, a conseguire la condanna della Presidenza del Consiglio dei ministri al pagamento, per ciascuno di loro, di un indennizzo equitativamente determinato, sussistendo la responsabilità civile dello Stato italiano per l’omessa attuazione dell’art. 12 della direttiva 2004/80/Cee del 29 aprile 2004, da interpretarsi nel senso di imporre a tutti gli stati membri dell’Unione europea l’obbligo di adottare un sistema che consenta di percepire l’indennizzo anche alle vittime di reati violenti intenzionali le quali risiedano nel medesimo Stato in cui è stato commesso il reato.

(Nel caso di specie, la Presidenza del Consiglio dei ministri è stata condannata a corrispondere la somma complessiva di Euro 80.000,00, già accordata a titolo di provvisionale in sede penale, in favore della madre di una ragazza ventenne, la quale, al nono mese di gravidanza, era stata brutalmente uccisa dal padre del nascituro per occultare la sua relazione extraconiugale).

Tribunale Roma sez. II, 08/11/2013, n.22327

Procedura di indennizzo

Va sottoposta alla Corte di Giustizia, in via pregiudiziale, la questione di interpretazione dell’art. 12 par. 2 della direttiva 2004/80/CE nella parte in cui dispone che “gli Stati membri provvedono a che le loro normative nazionali prevedano l’esistenza di un sistema di indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenti commessi nei rispettivi territori” per verificare se impone di adottare procedure finalizzate a garantire a tutti i soggetti passivi di ogni reato violento ed intenzionale e residenti in quel Paese, un equo ristoro, ovvero se la norma in esame, sulla base di un’interpretazione sistematica, prescriva solamente agli Stati non provvisti di una procedura di indennizzo, di adottarla.

Tribunale Firenze sez. II, 20/02/2013

Il sistema di indennizzo delle vittime di reato intenzionale violento

La Direttiva 2004/80/Ce del 29 aprile 2004 relativa all’indennizzo delle vittime di reato istituisce un sistema volto a facilitare alle vittime di reato l’accesso all’indennizzo nelle situazioni transfrontaliere, che dovrebbe operare sulla base dei sistemi degli Stati membri in materia di indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenti commessi nei rispettivi territori.

Di conseguenza, l’art. 12, par 2, di tale direttiva deve essere interpretato nel senso che esso mira a garantire al cittadino dell’Unione il diritto di ottenere un indennizzo equo ed adeguato per le lesioni subite nel territorio di uno Stato membro nel quale si trova, nell’ambito dell’esercizio del proprio diritto alla libera circolazione, imponendo a ciascuno Stato membro di dotarsi di un sistema di indennizzo delle vittime per ogni reato intenzionale violento commesso sul proprio territorio.

La Repubblica italiana, non avendo adottato tutte le misure necessarie al fine di garantire l’esistenza, nelle situazioni transfrontaliere, di tale sistema di indennizzo delle vittime di tutti i reati intenzionali violenti commessi sul proprio territorio, è venuta meno all’obbligo ad essa incombente in forza dell’art. 12, par. 2, della direttiva.

Corte giustizia UE grande sezione, 11/10/2016, n.601

Impossibilità di esercitare la pretesa nei confronti del responsabile

Nell’ottica di facilitare alle vittime di reato l’accesso all’indennizzo nelle situazioni transfrontaliere, gli Stati membri dell’Unione Europea devono garantire un adeguato ed equo indennizzo alle vittime di reati violenti ed intenzionali commessi sul territorio dello Stato quando il responsabile è sconosciuto o insolvente. L’indennizzo a carico dello Stato è dunque cogente solo in presenza del presupposto dell’impossibilità di esercitare la pretesa nei confronti del responsabile in quanto incapiente o non identificato e previa la preventiva infruttuosa escussione del responsabile.

Tribunale Roma sez. II, 29/09/2020, n.13118



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3 Commenti

  1. Non c’è indennizzo che possa colmare un dolore tanto grande. Le vittime di questi reati violenti devono essere aiutate sul piano psicologico e devono essere reintegrate nella società, perché per molte persone poi diventa difficile fidarsi nuovamente degli altri.

  2. Una donna vittima di violenza deve fare i conti con le paure di tutti i giorni. Il suo equilibrio psicologico viene a mancare, le sue certezze vengono meno, la sua intraprendenza e il suo coraggio sono messi a dura prova. Non è affatto semplice riprendere a vivere dopo una violenza…

  3. L’unica cosa che può rincuorare le vittime di reati violenti è vedere la feccia di uomo che ha commesso questi reati al fresco in galera. Questi soggetti dovrebbero essere costantemente sotto controllo

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