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Il risarcimento del danno causato dagli animali domestici

27 Dicembre 2020
Il risarcimento del danno causato dagli animali domestici

Gli animali domestici o selvatici possono cagionare dei danni ai terzi e la legge stabilisce chi è chiamato a risponderne.

Basta leggere la cronaca di un quotidiano locale per rendersi conto di quanto siano frequenti le ipotesi di aggressioni da parte degli animali domestici o selvatici nei confronti di persone. In tutti questi casi, si pone la necessità di individuare il soggetto responsabile dei danni cagionati dall’animale al terzo.

Nel Codice civile è presente un’apposita disposizione che disciplina il risarcimento del danno causato dagli animali domestici. La predetta norma si applica anche agli animali selvatici e incustoditi.

Come vedremo, per sfuggire alla responsabilità, il proprietario può invocare solo il caso fortuito.

Animali domestici: chi è responsabile del danno?

Avere un animale domestico è sicuramente un piacere ma è anche una responsabilità. L’animale, infatti, con il suo comportamento, può provocare dei danni nei confronti dei terzi, sia alle persone che alle cose. Basti pensare ad un cane che riesce a uscire dal cancello e azzanna un passante. Oppure al caso di un ladro che si inserisce nella proprietà altrui e che viene aggredito da un cane da guardia.

In tutte queste ipotesi, è necessario individuare il soggetto responsabile del danno cagionato dall’animale al terzo. Nel nostro ordinamento, esiste una esplicita disposizione del codice civile [1] che individua il soggetto responsabile dei danni cagionati dagli animali.

In particolare, la norma prevede una responsabilità alternativa tra i seguenti soggetti:

  1. il proprietario, in generale è colui che si prende cura dell’animale. Per alcune categorie di animali è facile individuare il proprietario perché esistono appositi registri in cui gli animali devono essere registrati. Basti pensare all’anagrafe canina introdotta dalla legge nel 1991 [2];
  2. l’utilizzatore o utente, vale a dire, il soggetto che “se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso”.

Per invocare la responsabilità dell’utilizzatore, tuttavia, è necessario che il proprietario si sia temporaneamente spogliato della facoltà di utilizzare l’animale a favore del terzo. Il passaggio della responsabilità dal proprietario all’utilizzatore si ha anche quando il soggetto terzo usa l’animale per soddisfare un proprio interesse autonomo che non deve essere necessariamente di carattere economico.

La Cassazione [3] ha precisato che la responsabilità dell’utilizzatore non presuppone un utilizzo continuativo dell’animale ed è indipendente dalla circostanza che l’utilizzatore fosse presente o meno al momento in cui si è verificato l’evento lesivo.

Responsabilità per danni da animali in custodia: quando scatta?

Una volta chiarito chi è il soggetto su cui ricade la responsabilità per i danni causati dall’animale in custodia occorre individuare, sul piano oggettivo, cosa deve succedere affinché scatti la predetta responsabilità.

Innanzitutto, deve essersi verificato un danno e deve esserci un nesso causale tra il comportamento dell’animale e l’evento lesivo. Il danno di cui si chiede il risarcimento deve, inoltre, essere esattamente quantificato o quantificabile.

Non è invece necessario il requisito psicologico del dolo o della colpa del soggetto responsabile. Si tratta, dunque di una ipotesi di responsabilità oggettiva, vale a dire, uno di quei casi in cui la responsabilità scatta a prescindere da una elemento psicologico ma semplicemente in base al fatto che esiste una relazione di proprietà o di uso tra l’animale e il responsabile.

Responsabilità per il danno dell’animale: il caso fortuito

Da quanto abbiamo detto, emerge che la responsabilità in caso di danno determinato da un animale domestico è automatica e prescinde dall’elemento psicologico. L’unico escamotage per sfuggire alla responsabilità è la prova del cosiddetto caso fortuito, ossia, un evento eccezionale ed inevitabile idoneo ad interrompere il nesso di causalità tra l’azione dell’animale e l’evento lesivo.

Integra un’ipotesi di caso fortuito, ad esempio, anche il comportamento del danneggiato, quando la condotta del soggetto leso è stata caratterizzata da imprevedibilità, evitabilità ed assoluta eccezionalità e assorba come tale l’intero rapporto causale.

È il caso, ad esempio, di un soggetto che irrompe in un’area privata recintata, ignorando i cartelli di pericolo e senza alcuna autorizzazione. In questa ipotesi, è evidente che è il comportamento improvvido del danneggiato a costituire un caso fortuito e che nessuna responsabilità può essere, quindi, ascritta al proprietario o all’utilizzatore dell’animale domestico.


note

[1] Art. 2052 cod. civ.

[2] L. 281/1991.

[3] Cass. 4 febbraio 2014, n. 2414.


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2 Commenti

  1. Gli animali sono adorabili, ma sono i padroni quelli che andrebbero addestrati certe volte perché non hanno la buona educazione di guardarsi il proprio cane e fare in modo che non provochi danni in condominio e, in particolare, negli spazi comuni.

  2. Ogni giorno, quando ci sono le belle giornate, vado a farmi una corsetta. Mi è capitato più volte di vedere liberi in guardino i cani del proprietario di una casa che si trova nei dintorni in cui vado a correre. Ora, mi è successo più volte che mentre correvo lungo la strada, quelli mi vedevano passare e mi rincorrevano. Io sono libera o no di andare a correre? E perché dovrei temere che questi cani mi corrono dietro con il rischio che se mi fermo mi potrebbero fare del male per proteggere la proprietà del tizio che non ha il buon senso di legarli o quantomeno di chiudere il cancello ed evitare che escano dal giardino? Cioè io mi devo privare di percorrere quel tratto di strada per paura che possano azzannarmi i suoi cani? Ma non lo trovo affatto giusto!!!

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