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Permesso retribuito per lutto durante la malattia: come funziona?

27 Dicembre 2020
Permesso retribuito per lutto durante la malattia: come funziona?

La legge prevede il diritto del lavoratore ad assentarsi per un determinato numero di giorni in caso di lutto di un familiare.

Sei un lavoratore subordinato e hai perso un tuo familiare stretto. Hai, per questo motivo, richiesto ed ottenuto un permesso per lutto ma nel frattempo ti sei anche ammalato. Ti chiedi se la malattia determina la sospensione della fruizione del permesso per lutto.

La perdita di un familiare è un evento tragico nella vita di ogni persona e, proprio per questo, la legge prevede il diritto del lavoratore ad assentarsi dal lavoro per tre giorni. Ma cosa succede se la fruizione del permesso retribuito per lutto avviene durante la malattia? Come funziona il rapporto tra permesso per lutto e malattia del lavoratore? Come vedremo, la previsione normativa in materia di permessi per lutto è molto generica e occorre prestare attenzione alle modalità di fruizione di questo permesso previste dalla contrattazione collettiva.

Permesso per lutto: cos’è?

La legge [1] prevede che la lavoratrice ed il lavoratore, sia del settore privato che del settore pubblico, hanno diritto ad un permesso retribuito di tre giorni lavorativi all’anno in caso di decesso o di documentata grave infermità del coniuge o di un parente entro il secondo grado o del convivente, purché la stabile convivenza con il lavoratore o la lavoratrice risulti dalla certificazione anagrafica.

Ne consegue che, se il lavoratore perde il coniuge oppure un parente entro il secondo grado oppure, ancora, il convivente, può chiedere al datore di lavoro di assentarsi dal lavoro per un numero massimo di 3 giorni e avrà comunque diritto a mantenere la normale retribuzione.

La disposizione normativa non fissa le modalità di fruizione del permesso per lutto le quali vengono, in molti casi, disciplinate dalla contrattazione collettiva che può prevedere anche un trattamento di miglior favore per il dipendente estendendo, ad esempio, il numero di giorni di permesso fruibili dal dipendente.

Permessi per lutto durante la malattia: come funziona?

Può accadere che la morte del coniuge o del parente intervenga quando il lavoratore si trova in assenza per malattia. In questo caso, si pone l’esigenza di verificare che rapporto c’è tra permesso per lutto e malattia del lavoratore.

In linea generale, si deve ritenere che l’insorgere dello stato morboso determina la sospensione del permesso per lutto proprio perché le cause dell’assenza sono diverse e, come avviene per le ferie, la malattia prevale sulle altre causali che determinano la sospensione temporanea del rapporto di lavoro. Ne consegue che il lavoratore non userà le giornate di permesso per lutto e potrà utilizzarle in un altro momento. Sotto questo profilo occorre, però, considerare che il lavoratore potrebbe perdere le giornate di assenza per lutto se il Ccnl di riferimento prevede un lasso di tempo massimo per la loro fruizione a decorrere dall’evento del decesso.

Permesso per lutto: quando deve essere fruito?

La giurisprudenza si è interrogata sul momento in cui il permesso per lutto deve essere fruito. In particolare, ci si chiede se il lavoratore debba assentarsi dal lavoro in prossimità del decesso del parente o se possa scegliere liberamente la collocazione temporale delle tre giornate retribuite di permesso.

La giurisprudenza si è pronunciata con specifico riferimento al personale scolastico per il quale il Ccnl del comparto scuola [2] sancisce il diritto del dipendente ad un permesso retribuito di tre giorni, anche non continuativi, in caso di lutto per perdita del coniuge o di parenti entro il secondo grado.

La norma contrattuale non fissa il momento di fruizione del permesso per lutto anche se l’Aran si era pronunciata sulla questione ritenendo che, in ogni caso, non era consentito l’utilizzo del permesso oltre un ragionevole lasso di tempo dall’evento stesso in considerazione della natura specifica che origina questi permessi.

Il tribunale di Milano [3], ha ribaltato l’orientamento dell’Aran affermando che non è giustificabile il diniego del permesso per lutto richiesto dal lavoratore motivato dal lasso di tempo reputato non ragionevole tra la morte del padre e la richiesta di permesso presentata. Infatti, secondo i giudici meneghini, né nella disposizione di legge né nella disposizione contrattuale è prevista una specifica collocazione temporale dei permessi per lutto.


note

[1] Art. 4 L. 53/2000.

[2] Art 15 Ccnl comparto Scuola.

[3] Trib. Milano 09.09.2016.


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