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Recesso appalto: ultime sentenze

17 Gennaio 2021
Recesso appalto: ultime sentenze

Ritardo nell’adempimento per fatto dell’Amministrazione appaltante; diritto al compenso per i maggiori oneri; volontà del committente di recedere dal contratto.

Recesso dai contratti di appalto

La “clausola di salvaguardia” di cui agli artt. 92, comma 3, e 94, comma 2, del codice antimafia – secondo cui l’interdittiva antimafia sopravvenuta comporta la restituzione di quanto ottenuto dal privato “nei limiti delle utilità conseguite” dall’Amministrazione – non si applica all’ipotesi della concessione di finanziamenti pubblici, ma solo al caso del recesso dai contratti di appalto.

Consiglio di Stato ad. plen., 26/10/2020, n.23

Facoltà di presentare istanza di recesso dal contratto

In tema di appalti pubblici, in caso di ritardo nell’adempimento per fatto dell’Amministrazione appaltante, non trova applicazione la disciplina civilistica in materia di risoluzione del contratto bensì la norma speciale di cui all’art. 10, comma 8, del D.P.R. n. 1063 del 1962 (Capitolato generale di appalto delle opere pubbliche), che riconosce all’appaltatore la sola facoltà di presentare istanza di recesso dal contratto, al mancato accoglimento della quale consegue il sorgere del diritto al compenso per i maggiori oneri derivanti dal ritardo.

La “ratio” della previsione é quella di assicurare all’Amministrazione la possibilità di valutare l’opportunità di mantenere in vita il rapporto, ovvero di adottare una diversa determinazione in vista dell’eventuale superamento degli originari limiti di spesa, in considerazione del fatto che all’appaltatore sarà dovuto il rimborso di “maggiori oneri”, a titolo indennitario, per avere egli esercitato la facoltà di recesso.

Cassazione civile sez. I, 11/09/2020, n.18897

Indennizzo per recesso unilaterale del committente

In caso di recesso unilaterale del committente del contratto d’appalto, ai sensi dell’art. 1671 c.c., grava sull’appaltatore, che chiede di essere indennizzato del mancato guadagno, l’onere di dimostrare quale sarebbe stato l’utile netto da lui conseguibile con l’esecuzione delle opere appaltate.

Cassazione civile sez. II, 17/07/2020, n.15304

Responsabilità precontrattuale: natura e onere probatorio

La responsabilità precontrattuale, per violazione della regola di condotta stabilita dall’art. 1337 c.c., a tutela del corretto svolgimento dell’iter formativo del contratto, costituisce una forma di responsabilità extracontrattuale, con la conseguenza che la prova dell’esistenza e dell’ammontare del danno è a carico del danneggiato ex art. 2043 c.c. e art. 2059 c.c. e per la relativa valutazione, in considerazione delle caratteristiche tipiche di tale responsabilità, ne consegue che nel caso di ingiustificato recesso dalla trattativa, occorre coordinare il principio secondo il quale il vincolo negoziale e i diritti che ne derivano sorgono soltanto con la stipula del contratto con quello per cui dalla lesione dell’interesse giuridico al corretto svolgimento delle trattative scaturisce il diritto ad esser risarcito per la perdita dei guadagni che sarebbero conseguiti da altre occasioni contrattuali se non si fosse fatto affidamento sulla conclusione del contratto.

(Nella specie alcun danno è stato dichiarato risarcibile posto sia al momento del recesso, mancavano ancora il progetto, il capitolato, il prezzo dell’appalto e anche perché in mancanza di una precisa programmazione e valorizzazione di tutti gli interventi necessari, il corrispettivo dell’intero affare non poteva ancora ritenere compiutamente determinato, tenuto conto che il complesso dei lavori, viste le grandi dimensioni dell’immobile di circa 1.000 mt., anche di fronte a mere richieste di modifica, che avrebbero potuto comportare un aumento di prezzo di notevole entità, incidendo non marginalmente sulla valutazione dell’affare nella sua totalità).

Corte appello Milano sez. IV, 06/05/2020, n.1056

Appalto: il recesso ad nutum del committente

Il diritto di recesso esercitabile “ad nutum” dal committente in qualsiasi momento dell’esecuzione del contratto di appalto non presuppone necessariamente uno stato di regolare svolgimento del rapporto, ma, al contrario, stante l’ampiezza di formulazione della norma di cui all’art. 1671 cod. civ., può essere esercitato per qualsiasi ragione che induca il committente medesimo a porre fine al rapporto, da un canto, non essendo configurabile un diritto dell’appaltatore a proseguire nell’esecuzione dell’opera (avendo egli diritto solo all’indennizzo previsto dalla detta norma), e, da altro canto, rispondendo il compimento dell’opera esclusivamente all’interesse del committente.

Ne consegue che il recesso può essere giustificato anche dalla sfiducia verso l’appaltatore per fatti d’inadempimento, e, poiché il contratto si scioglie esclusivamente per effetto dell’unilaterale iniziativa del recedente, non è in tal caso necessaria alcuna indagine sull’importanza dell’inadempimento, viceversa dovuta quando il committente richiede anche il risarcimento del danno per l’inadempimento già verificatosi al momento del recesso.

Corte appello Milano sez. IV, 03/04/2020, n.857

Recesso unilaterale del committente

In ipotesi di recesso unilaterale del committente dal contratto d’appalto, ai sensi dell’art. 1671 c.c., grava sull’appaltatore, che chiede di essere indennizzato del mancato guadagno, l’onere di dimostrare quale sarebbe stato l’utile netto da lui conseguibile con l’esecuzione delle opere appaltate, costituito dalla differenza tra il pattuito prezzo globale dell’appalto e le spese che si sarebbero rese necessarie per la realizzazione delle opere, restando salva per il committente la facoltà di provare che l’interruzione dell’appalto non ha impedito all’appaltatore di realizzare guadagni sostitutivi, ovvero gli ha procurato vantaggi diversi.

Tribunale Roma sez. XI, 08/01/2020, n.312

La sfiducia verso l’appaltatore per fatti d’inadempimento

In tema di appalto, il recesso ad nutum non presuppone necessariamente uno stato di regolare svolgimento del rapporto ma al contrario, stante l’ampiezza di formulazione della norma di cui all’art. 1671 c.c., può essere esercitato per qualsiasi ragione che induca il committente a porre fine al rapporto, da un canto non essendo configurabile un diritto dell’appaltatore a proseguire nell’esecuzione dell’opera (avendo egli diritto solo all’indennizzo previsto dalla norma) e, d’altro canto, rispondendo il compimento dell’opera esclusivamente all’interesse del committente.

Ne consegue che il recesso può essere giustificato anche dalla sfiducia verso l’appaltatore per fatti d’inadempimento e, poiché il contratto si scioglie esclusivamente per effetto dell’unilaterale iniziativa del recedente, non è necessaria alcuna indagine sull’importanza dell’inadempimento, viceversa dovuta quando il committente richiede anche il risarcimento del danno per inadempimento già verificatosi al momento del recesso.

Tribunale Oristano, 01/08/2019, n.453

Indennizzo all’appaltatore per mancato guadagno

In ipotesi di recesso unilaterale del committente dal contratto d’appalto, ex art. 1671 c.c., grava sull’appaltatore, che chieda di essere indennizzato del mancato guadagno, l’onere di dimostrare quale sarebbe stato l’utile netto da lui conseguibile con l’esecuzione delle opere appaltate, costituito dalla differenza tra il pattuito prezzo globale dell’appalto e le spese che si sarebbero rese necessarie per la realizzazione delle opere, salva la facoltà, per il committente, di provare che l’interruzione dell’appalto non ha impedito all’appaltatore di realizzare guadagni sostitutivi ovvero gli ha procurato vantaggi diversi.

Tribunale L’Aquila, 11/07/2019, n.555

Diritto di recesso del committente: limiti

Il diritto di recesso del committente di cui all’art. 1671 c.c. prescinde da eventuali inadempienze dell’altro contraente alle obbligazioni assunte, è esercitabile in un qualsiasi momento posteriore alla conclusione del contratto e quindi anche ad iniziata esecuzione del medesimo, e determina un obbligo indennitario correlato alle perdite subite dall’appaltatore – per le spese sostenute ed i lavori eseguiti ed al mancato guadagno.

Trattandosi di esercizio di un diritto potestativo, esso non esige che ricorra una giusta causa né si debba indagare sull’importanza e gravità dell’inadempimento, che diventano rilevanti soltanto quando il committente abbia preteso anche il risarcimento del danno dall’appaltatore per l’inadempimento in cui questi fosse già incorso al momento del recesso.

Tribunale Perugia sez. I, 01/07/2019, n.1036

Appalto: volontà di recedere e diffida ad adempiere

In materia di contratto di appalto, la comunicazione con cui il condominio committente invita l’impresa appaltatrice a consegnare il documento “Durc” nel termine di sette giorni, con l’avvertimento che, in caso di mancata consegna del predetto, l’appaltatrice è ritenuta dispensata dallo svolgere attività di giardinaggio e pulizia e, altresì, con l’obbligo di consegnare le chiavi dello stabile, costituisce volontà del committente di recedere dal contratto, e non anzi diffida ad adempiere ex art. 1454 c.c. In effetti, ai sensi dell’art. 1671 c.c, la volontà di recedere dal contratto de quo non richiede alcuna giusta causa, salvo il diritto dell’appaltatore di essere tenuto indenne dalle spese sostenute, dei lavori eseguiti e dal mancato guadagno, che avrebbe ottenuto dall’esecuzione, fino alla scadenza del termine pattuito nel contratto.

Tribunale Milano sez. VII, 03/07/2018, n.7501

Recesso dalle trattative: responsabilità della parte convenuta

Qualora sia stata raggiunta la prova del conferimento di un incarico di progettazione ma non della conclusione del contratto di appalto per la realizzazione della relativa opera progettata, potrà al più essere configurabile una responsabilità della parte convenuta per ingiustificato recesso dalle trattative (artt. 1337 e 1338 c.c.) ma non una responsabilità ai sensi e per gli effetti dell’art. 1671 c.c..

Qualora sia stata raggiunta la prova del conferimento di un incarico di progettazione ma non della conclusione del contratto di appalto per la realizzazione della relativa opera progettata, potrà al più essere configurabile una responsabilità della parte convenuta per ingiustificato recesso dalle trattative (artt. 1337 e 1338 c.c.) ma non una responsabilità ai sensi e per gli effetti dell’art. 1671 c.c..

Tribunale Grosseto, 13/05/2020, n.328



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