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Streaming: ultime sentenze

7 Febbraio 2021
Streaming: ultime sentenze

L’offerta in visione di programmi televisivi in streaming non implica di per sé fornitura di una rete di comunicazione destinata alla diffusione televisiva o radiofonica al pubblico.

Streaming e downloading

La “comunicazione al pubblico” comprende qualunque atto di trasmissione di contenuti protetti diretti ad un pubblico non presente, ma in grado di riceverli attraverso una modalità di connessione su filo o senza filo, e tra questi la diffusione televisiva via etere, via satellite, via cavo, ivi compresa la modalità streaming, attraverso la televisione via cavo on demand. Su tali basi, gli atti di messa a disposizione on demand che costituiscono una comunicazione al pubblico (fra cui il c.d. streaming) vengono disciplinati dall’art. 80 comma 2 lett. c) l. aut. in maniera omogenea rispetto alla diffusione televisiva via etere ed alla comunicazione via satellite, mentre nella lett. d) della stessa norma, viene stabilito un diverso regime per l’ipotesi della messa a disposizione on demand, che consenta il cd. downloading, prevedendo in particolare, la possibilità per l’utente di effettuare una copia digitale della prestazione resa.

Tribunale Milano, 14/04/2010

Lettore multimediale in streaming

Anche se né l’art. 82, secondo comma, lett. d), Ce né, più in generale, l’art. 82 Ce contengono riferimenti all’effetto anticoncorrenziale della pratica di cui trattasi, nondimeno in linea di principio un comportamento verrà considerato abusivo solo se è idoneo a restringere la concorrenza.

Ai fini dell’applicazione dell’art. 82 Ce in materia di vendite abbinate, la Commissione può esaminare gli effetti concreti già prodotti da una vendita abbinata sul mercato, nonché il modo in cui quest’ultimo è destinato ad evolversi, invece di limitarsi a considerare − come fa di solito nei casi in tema di vendita abbinata abusiva − che tale vendita abbinata ha di per sé un effetto di esclusione sul mercato, e ciò non vuol dire che essa abbia adottato una nuova teoria giuridica.

Il fatto, per un’impresa in posizione dominante sul mercato dei sistemi operativi per personal computer clienti, di abbinare un lettore multimediale in streaming al sistema operativo per personal computer clienti − sistema operativo che è preinstallato sulla grande maggioranza dei personal computer clienti venduti nel mondo − senza che sia possibile rimuovere il primo dal secondo, fa sì che il lettore multimediale tragga benefici dall’onnipresenza del suddetto sistema operativo sui personal computer clienti, onnipresenza che le altre modalità di distribuzione dei lettori multimediali non sono in grado di controbilanciare.

La vendita abbinata conferisce così al lettore multimediale una presenza senza eguali sui personal computer clienti nel mondo, consentendogli di ottenere automaticamente un livello di penetrazione sul mercato corrispondente a quello del sistema operativo per personal computer clienti dell’impresa in posizione dominante, senza dover competere con i prodotti concorrenti sulla base dei meriti. Una vendita abbinata siffatta può inoltre avere un impatto non irrilevante sui fornitori di contenuti e sugli ideatori di software, giacché il mercato dei lettori multimediali in streaming è caratterizzato da significativi effetti di rete indiretti.

Tribunale I grado UE, 17/09/2007, n.201

Opera tutelata dal diritto d’autore ottenuta via streaming

Le disposizioni dell’articolo 5, paragrafi 1 e 5, della direttiva 2001/29 devono essere interpretate nel senso che atti di riproduzione temporanea, su un lettore multimediale come quello di cui al procedimento principale, di un’opera tutelata dal diritto d’autore ottenuta via streaming su un sito web appartenente a un terzo che offre tale opera senza l’autorizzazione del titolare del diritto d’autore non soddisfano i requisiti indicati nelle menzionate disposizioni.

Corte giustizia UE sez. II, 26/04/2017, n.527

Diffusione online illecita del catalogo multimediale

In tema di violazione delle leggi sul diritto d’autore, il gestore di un sito che mette a disposizione del pubblico (mediante visione in streaming o download) un vasto catalogo multimediale di opere cinematografiche e televisive, tutelate dal diritto d’autore, senza le licenze di sfruttamento rilasciate dalla Siae, è punibile ai sensi dell’art. 171-ter, comma 2, lett. a-bis) L. n. 633/1941 solo se risulti provata la finalità di lucro, che costituisce un requisito essenziale di punibilità.

Per fine di lucro deve intendersi l’intento del file sharer di trarre dalla comunicazione al pubblico, per il tramite della messa in condivisione in rete di opere protette, un guadagno economicamente apprezzabile e non un mero risparmio di spesa.

Tribunale Frosinone, 07/02/2017, n.181

Contenuti oggetto di diritti televisivi esclusivi

Va accolto il ricorso proposto dal titolare di diritti televisivi esclusivi di trasmissione in diretta su piattaforma digitale delle partite di calcio contro il gestore del portale che ha trasmesso le stesse in live streaming su Internet in contemporanea alla diffusione da parte del titolare dei diritti.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa, 27/07/2016

Diffusione gratuita in streaming delle partite di calcio

Benché il singolo articolo di informazione in ordine al fenomeno della diffusione gratuita in streaming delle partite di calcio di maggiore interesse costituisca legittimo esercizio del diritto di cronaca e di informazione (che si estende anche all’indicazione puntuale degli estremi dei fatti e dei loro autori), il sistematico e ripetuto rinvio, mediante il link contenuto nel comunicato informativo delle singole partite in procinto di svolgimento, sembra avere l’effetto non tanto di porre a conoscenza il pubblico dell’illiceità del fenomeno, quanto quello di offrire al pubblico uno strumento per l’immediata e facile individuazione dei siti ove è possibile vedere gratuitamente l’evento.

D’altro canto, per l’assolvimento della finalità di informare sull’illiceità del fenomeno non appare necessario il ricorso ad un link ipertestuale; essa può essere soddisfatta in modo più corretto ed efficace, attraverso il mero riferimento all’illiceità della diffusione delle partite su siti internet diversi da quelli dei licenziatari.

Pertanto, non decisivo risulta essere il fatto che il link presente nel comunicato informativo rinvia non già ai siti che mettono a disposizione contenuti tutelati dalle esclusive vantate dalla ricorrente, ma ad un articolo contenente l’indicazione di tali fini, in quanto non può ragionevolmente escludersi che, anche mediante tale modalità, venga offerto un apporto causale alla commissione degli illeciti, sia pure in via mediata.

Tribunale Roma Sez. Proprietà Industriale e Intellettuale, 05/06/2013

Radio e trasmissione via Internet in streaming

Non sussiste decadenza per non uso quinquennale ex art. 24 c.p.i. del marchio identificativo di una radio privata, atteso che, nonostante la gestione della radio sia stata a suo tempo affidata ad altra società, il marchio ha continuato ad essere utilizzato per simile attività svolta via internet e non più via etere (la radio infatti continuava a trasmettere via internet in streaming).

Tribunale Bari Sez. Proprietà Industriale e Intellettuale, 12/03/2012, n.889

Trasmissione in live streaming e violazione del diritto d’autore

L’art. 9 della direttiva 2001/29/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001 deve essere interpretato nel senso che osta ad una normativa nazionale che escluda una violazione del diritto d’autore in caso di ritrasmissione immediata via cavo, eventualmente anche mediante Internet, nella zona di trasmissione iniziale, di opere diffuse su canali televisivi soggetti a determinati obblighi di servizio pubblico, dal momento che la trasmissione in live streaming deve considerarsi rientrante fra le ordinarie modalità di “comunicazione al pubblico”, rilevanti ai fini dell’applicazione dell’art. 3 della citata direttiva.

Corte giustizia UE sez. IV, 01/03/2017, n.275

La visione di programmi televisivi in streaming e in diretta su Internet

In base all’articolo 31, par. 1, della direttiva 2002/22/CE (direttiva servizio universale), deve ritenersi che un’impresa che propone la visione di programmi televisivi in streaming e in diretta su Internet non deve, per ciò solo, essere considerata impresa che fornisce una rete di comunicazione elettronica destinata alla distribuzione di servizi di diffusione televisiva o radiofonica al pubblico.

Corte giustizia UE sez. IV, 13/12/2018, n.298

Opere tutelate dal diritto di autore e abusiva messa a disposizione sul web

L’abusiva messa a disposizione su un sito web di opere tutelate dal diritto di autore, tale da consentire l’accesso ad un numero indifferenziato di utenti e la visione in streaming di dette opere, anche mediante i link ad altri siti, costituisce reato ai sensi dell’art. 171 ter l.aut.

Tribunale Arezzo, 15/03/2013



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10 Commenti

  1. Ad oggi, sono tantissimi quelli che guardano i film in streaming e si riuniscono davanti un televisore magari grande quanto tutta una parete ed è come se fossero al cinema con tutti i comfort che si possono avere invece a casa.

  2. Un conto è se guardo un film che è uscito al cinema e poi finisce lì. C’è invece chi illegalmente ci fa dei dvd e poi li mette in vendita oppure li trasmette agli altri e questo ovviamente lede i diritti e questa attività deve essere punita.

  3. Ma quanto è bello andare al cinema e guardare anche i film in 3d in cui gli effetti speciali sono straordinari? E quanto mancano le serate d’inverno chiusi a guardare i kolossal in compagnia con la suspance della scena successiva.

  4. Io andavo sempre al cinema, poi mi sono fatto un abbonamento tv ed ora posso guardare tutti i miei film preferiti, vecchie pellicole e le ultime uscite dove e quando voglio. Una grande comodità dal momento che dopo la pandemia hanno chiuso le sale cinematografiche e in tv ci sono i soliti programmi spazzatura

  5. Io guardo poca tv. In pratica, guardo solo i tg o servizi di inchiesta. qualche volta, la sera, quando sono proprio out, inizio a guardare un film e spesso crollo dal sonno visto che l’indomani ho sveglia presto. Quindi, non ho proprio tempo di guardare film in streaming. E poi preferisco al massimo, quando sarà possibile, guardare i nuovi film al cinema, perché l’effetto è tutta un’altra cosa.

  6. Consiglio ai ragazzi di non perdere troppo tempo a guardare film, serie tv in maniera ossessiva sui vari canali oppure in streaming. C’è chi trascorre ore davanti allo schermo a guardare magari anche pellicole interessanti, ma questa non deve diventare un’abitudine che assorbe tutta la nostra giornata e ci impedisce di dedicarci ad altre attività come lo studio, il lavoro, il tempo in famiglia e le uscite con gli amici. Bisogna sempre trovare la giusta misura nelle cose e capire quando è il momento di staccarsi da queste maratone televisive

  7. Salve, ho un paio di domande. Vorrei capire cosa rischio se guardo un film in streaming? Scaricare un film in streaming è reato? Se io mi limito ad andare sulla piattaforma internet che offre il film in streaming e guardare il film, rischio qualcosa? Tutto qui. Quando è reato lo streaming?

    1. Secondo alcuni, chi guarda un film in streaming può essere punito, soltanto per la visione, con la sanzione amministrativa prevista per il download per uso personale. Per altri, la sanzione può essere invece applicata solamente a chi scarica illegalmente un contenuto protetto, non a chi si limita a guardare il film in streaming. Il download di un film in streaming è reato? Anche qui la risposta è negativa, occorre precisare che deve trattarsi di un uso esclusivamente personale. La legge dice che chi diffonde illegalmente a scopo di lucro opere protette da copyright è soggetto alla reclusione da sei mesi a tre anni e alla multa da 2.582 a 15.493 euro.

  8. Salve, ho una domanda sulle partite in streaming. Se un sito non dà la possibilità di guardare la partita, ma mi fornisce il collegamento ad altra pagina che contiene il contenuto, in tal caso è illegale inserire il link per vedere le partite in streaming? Non so se mi sono spiegato. Grazie. aspetto un vostro chiarimento.

    1. Una sentenza del 2017 del Tribunale di Frosinone stabilisce che non è possibile condannare un sito soltanto per la mera presenza di link, a meno che non si provi il fine di lucro legato alla visione del contenuto pirata. Pertanto, non si possono applicare le stesse pene e sanzioni previste per il reato di violazione di diritto d’autore.

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