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Accordo tra le parti

27 Dicembre 2020
Accordo tra le parti

Definizione di accordo contrattuale: quando è vincolante. 

Quando si dice che c’è un accordo tra le parti si intende che è stato concluso un «contratto». Anche se, infatti, nell’immaginario collettivo la parola “contratto” richiama spesso un documento scritto e firmato, il contratto può essere concluso anche verbalmente, con una stretta di mano o con un comportamento tacito che evidenzi la volontà di entrambe le parti di obbligarsi. 

L’accordo tra le parti è quindi un contratto già concluso e vincolante. Solo eccezionalmente la legge richiede che l’accordo rivesta una particolare forma scritta. Si pensi ad esempio ai contratti con la banca, che devono essere per forza scritti (un mutuo verbale sarebbe nullo) o ai contratti di compravendita immobiliare che devono avvenire tramite il rogito notarile. In questi casi, l’accordo tra le parti non è più sufficiente per ritenere il vincolo ormai definitivo: senza infatti il documento cartaceo (o telematico), il contratto non è valido. Dunque, l’accordo tra le parti deve essere trasfuso nel documento e quest’ultimo deve essere poi sottoscritto.

In questo breve articolo cercheremo di spiegare, nella pratica, cosa si intende per accordo tra le parti e quando un contratto può dirsi concluso.

Cos’è l’accordo tra le parti

Tecnicamente, l’accordo tra le parti è solo uno degli elementi del contratto. Lo dice espressamente l’articolo 1325 del codice civile. La norma stabilisce che gli elementi del contratto sono:

  • l’accordo tra le parti ossia la volontà delle parti di obbligarsi e di far scaturire dal contratto determinati effetti;
  • la causa ossia la finalità del contratto (ad esempio una vendita, una donazione, un prestito, ecc.);
  • l’oggetto ossia le prestazioni dovute dalle parti (ad esempio, una casa, una somma di denaro, ecc.)
  • la forma, solo nei casi in cui sia richiesta dalla legge a pena di nullità (ad esempio il documento scritto per il contratto di locazione, l’atto notarile per la compravendita immobiliare).

Nei fatti poi, l’accordo tra le parti è l’elemento essenziale del contratto. Non c’è dubbio infatti che esso debba coprire ogni elemento del contratto, e quindi anche la causa e l’oggetto. Non ci sarebbe accordo, ad esempio, se una parte volesse una somma di denaro a titolo di donazione e l’altra invece fosse disposta a darla solo come prestito. In tal caso, infatti, non ci sarebbe accordo tra le parti sulla causa del contratto e quindi non esisterebbe alcun vincolo contrattuale.

Possiamo quindi dire che, nella pratica, una volta raggiunto l’accordo tra le parti il contratto è concluso. Fanno eccezione solo quei contratti per i quali è richiesta una particolare forma scritta: in tal caso l’efficacia del contratto si trasla al momento della stipula della scrittura. Si pensi al caso di venditore e acquirente di una casa che, pur essendosi messi d’accordo su tutte le condizioni della compravendita, finché non si recano dal notaio a firmare il rogito non potranno dar vita al trasferimento della proprietà. 

Se però, quando si decide di redigere un documento scritto, il momento di conclusione dell’accordo – e quindi la nascita dei rispettivi obblighi contrattuali – è facilmente individuabile con la firma del foglio (mentre tutto ciò che viene prima è costituito da semplici trattative non vincolanti), quando invece il contratto non è scritto è più complicato identificare quando sorge l’obbligazione. In questo caso, il giudice dovrà verificare il comportamento concreto tenuto dalle parti e l’aspettativa che questo ha determinato nell’altro soggetto.

Come si conclude l’accordo tra le parti?

Il contratto si conclude nel momento in cui la parte che ha fatto la proposta (il cosiddetto proponente) viene a conoscenza dell’accettazione dell’altra parte. Ciò avviene contestualmente se le parti si trovano nello stesso luogo e nello stesso momento, oppure in modalità differita se il contratto viene concluso tramite corrispondenza (si pensi allo scambio di email o di documentazione tramite la posta).

Le volontà di entrambi i contraenti devono, quindi, coincidere sugli stessi elementi del contratto. Se c’è divergenza, non c’è neanche un contratto.

L’accordo delle parti si raggiunge attraverso uno scambio di dichiarazioni. 

L’accordo può essere immediato oppure può arrivare dopo una serie di trattative.

Il contratto può concludersi anche mediante un comportamento concludente. Si pensi al caso di chi prende un oggetto sullo scaffale di un supermercato e, dopo averlo portato alla cassa, paghi il relativo prezzo. 

Le trattative

Abbiamo detto sopra che solo con il contratto nasce il vincolo tra le parti e le relative obbligazioni. Tuttavia, il nostro codice civile stabilisce anche una regola di buona fede nella fase delle trattative, la cui violazione può comportare il risarcimento del danno. In particolare, le parti devono astenersi da qualsiasi condotta lesiva dell’interesse altrui.

Se durante la fase dell’accordo, una delle parti è a conoscenza (o dovrebbe esserlo secondo l’ordinaria diligenza) di una causa d’invalidità del contratto, deve darne avviso all’altra parte. Si pensi al locatore che dà in affitto un appartamento a una persona sapendo che questa ne vuol fare lo studio, ma consapevole anche del fatto che il regolamento di condominio vieta la modifica della destinazione d’uso degli immobili. 

Il dovere di comunicazione tra le parti riguarda anche tutte quelle informazioni che possono influire sulla volontà delle parti a stipulare il contratto. Ad esempio in caso di compravendita immobiliare è contrario alla buona fede non comunicare alla controparte di essere a conoscenza di una variante del piano regolatore che modifica la destinazione dell’immobile oggetto del contratto.

Le parti devono mantenere la riservatezza (o segretezza) sull’accordo in preparazione o su notizie riservate di cui le parti siano a conoscenza a causa della negoziazione e che non provengono da fonti pubbliche.

In generale si può recedere dalle trattative in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione. Ma se le trattative sono ormai a uno stadio avanzato – tale cioè da creare il legittimo affidamento, nella controparte, sulla futura conclusione del contratto – allora il recesso è ammesso solo se c’è un giustificato motivo. In tal caso, chi induce la parte a sostenere spese o a rinunciare ad occasioni più favorevoli deve risarcirle il danno. 

Si pensi a una persona che garantisca a un’altra di darle in affitto un proprio appartamento inducendola così a disdire il proprio precedente contratto ma poi, all’ultimo secondo, senza alcun motivo, non intenda più firmare il contratto. 

La tutela dell’affidamento nelle trattative sussiste però solo quando l’accordo tra le parti ha raggiunto ogni elemento del contratto e non solo alcuni.

Come avviene l’accordo tra le parti?

Il contratto si conclude, formalmente, perché una persona fa una proposta contrattuale e l’altra l’accetta. Ci devono quindi essere sia la proposta che l’accettazione. 

Affinché il contratto sia vincolante è necessario, da un lato, che la proposta sia completa, ossia ricopra ogni elemento del contratto, e che, dall’altro, l’accettazione sia conforme alla proposta, non deve cioè contenere richieste di modifica dell’oggetto o della causa del contratto.

Quindi è necessario che tra le parti sia stata raggiunta l’intesa su tutti gli elementi costitutivi dell’accordo, sia principali che secondari, salvo che le parti stesse abbiano considerato il contratto come formato per l’ininfluenza dei punti secondari ancora da definire sulla sostanza e per la validità di quelli già concordati.

 



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