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Bollette acqua: se il contatore indica un consumo eccessivo

14 gennaio 2014


Bollette acqua: se il contatore indica un consumo eccessivo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 gennaio 2014



Guasti da verificare: in caso di contestazioni dell’utente sugli importi, il contatore dell’acqua non è l’unica prova per la società che eroga in servizio.

Se l’utente contesta la bolletta dell’acqua, perché la ritiene sproporzionata rispetto ai propri consumi, il fornitore del servizio non può limitarsi a dimostrare l’esatto conteggio solo basandosi su quanto riportato dal contatore.

È questo l’importante orientamento siglato in una recente sentenza del tribunale di Caltanissetta [1].

Dunque, in caso di contestazione della bolletta, non basta la lettura del contatore a dimostrare l’effettivo ammontare dei consumi.

La vicenda

Un utente aveva ricevuto una bolletta idrica con importi ritenuti ingiustificati rispetto ai consumi medi precedenti e al suo fabbisogno. Aveva così nominato un tecnico che aveva evidenziato possibili anomalie e perdite idriche nel punto di allaccio. Sulla base di tali accertamenti, l’utente aveva contestato le fatture. La società erogante, dal canto suo, si era limitata a verificare l’esatta matricola del contatore in uso e la corrispondenza delle letture.

La motivazione

Nella sentenza in commento si richiama un importante precedente della Cassazione [2] secondo cui l’obbligo della società erogante di calcolare gli addebiti sulla base delle indicazioni del contatore non si può risolvere in un privilegio fondato sulla non contestabilità del dato riportato in bolletta.

Se l’utente, infatti, contesta i valori ricavati dallo strumento di misurazione, deducendo specifiche circostanze (come, appunto, una possibile anomalia della rete idrica), il fornitore del servizio deve dare prova del corretto funzionamento del contatore e dell’affidabilità dei valori registrati [2].

In parole ancora più semplici, il contatore non può essere considerato, da solo, una prova a favore del fornitore circa l’esattezza delle bollette. Nel caso di contestazione dell’utente, basata su valide ragioni, sono necessarie ulteriori prove che confermino la validità della bolletta.

Nel caso di specie, la società erogante non poteva limitarsi a verificare la corrispondenza della matricola del contatore con quello sul quale venivano effettuate le letture; per assolvere all’onere della prova su di essa gravante, avrebbe dovuto accertare l’infondatezza delle circostanze che dimostravano un cattivo funzionamento degli strumenti di allaccio e dello stesso contatore.

Altrimenti, il credito per i consumi idrici indicati da quel contatore non può considerarsi né certo né effettivo.

note

[1] Trib. Caltanissetta, sent. dell’11.11.2013.

[2] Cass. sent. n. 10313/04.

[3] Cass. sent. n. 18231/08.

Autore immagine: 123rf.com

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