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Reati alimentari: ultime sentenze

20 Gennaio 2021
Reati alimentari: ultime sentenze

Sostanze alimentari nocive; modalità di conservazione dei prodotti destinati alla vendita; alimenti invasi da parassiti.

Il pericolo di alterazione dell’alimento

In tema di reati alimentari, ai fini della sussistenza della fattispecie prevista dall’art. 5, lett. b), l. 30 aprile 1962, n. 283, il pericolo di alterazione dell’alimento non può essere desunto in via automatica dalla mera inosservanza delle temperature indicate dal produttore sulla confezione, avendo tali segnalazioni valore di mero suggerimento per il venditore.

(In motivazione, la Corte ha precisato che le disposizioni contenute nei Regolamenti UE del 29 aprile 2004, nn. 852, 853, 854 ed 882 – che definiscono le norme sostanziali e le procedure di controllo in tema di sicurezza alimentare – non conferiscono al produttore poteri precettivi nei confronti dei commercianti al dettaglio in merito alle modalità di conservazione dei prodotti destinati alla vendita)

Cassazione penale sez. III, 27/11/2018, n.348

Cattivo stato di conservazione dei cibi

In materia di reati alimentari, l’applicazione della pena accessoria della pubblicazione della sentenza di condanna, non può fondarsi sulla mera contestazione di un’ipotesi di cattivo stato di conservazione ma sui soli casi di frode tossica o comunque dannosa alla salute, stante il particolare allarme sociale comunemente ingenerato da tali specifiche condotte.

Cassazione penale sez. III, 07/12/2016, n.14482

Tutela penale degli alimenti

In tema di tutela penale degli alimenti, il giudice del luogo ove ha sede la società acquirente è competente per territorio in ordine al reato di vendita di prodotti alimentari invasi da parassiti.

Cassazione penale sez. III, 23/10/2008, n.391

Igiene degli alimenti e delle bevande

In tema di reati alimentari, la detenzione a scopo di vendita di sostanze alimentari “comunque nocive”, costituisce un reato di pericolo che deve essere però concreto ed attuale, sicché, perché una sostanza alimentare possa qualificarsi nociva, non è sufficiente la mera probabilità, legata ad un differimento più o meno a lungo della immissione al consumo, chela stessa assuma successiva attitudine a cagionare danni o porre a rischio la salute umana.

(Nella specie, la colle ha ritenuto che la mancanza della tossina nel campione fosse decisiva per escludere la pericolosità di produzione successiva dell’agente patogeno collegata all’eventualità di incaute manipolazioni del prodotto a temperatura inadeguata).

Cassazione penale sez. III, 26/11/2003, n.976

Pesca marittima e reati alimentari

La detenzione e commercializzazione di novellame, regolata e punita dalla l. 14 luglio 1965 n. 963 concernente la disciplina della pesca marittima, costituisce tuttora reato, non essendo ricompresa nei reati alimentari, ed avendo riguardo la sua repressione alla tutela dell’ambiente in senso ampio, e più in particolare, alla protezione delle risorse biologiche e marine ed all’attività della pesca.

Cassazione penale sez. III, 20/12/2000, n.6584

Deposito all’ingrosso di sostanze alimentari

In tema di reati alimentari, va considerato deposito all’ingrosso di sostanze alimentari anche quello situato in locali ove si pratichi contestualmente la vendita, all’ingrosso o al minuto; è necessaria, pertanto, l’autorizzazione prevista per i depositi di sostanze alimentari.

Cassazione penale sez. VI, 08/03/1988

Salame positivo alla presenza di Lysteria monocytogenes

In tema di reati alimentari, la previsione di cui all’art.5, lett. d), della legge 30 aprile 1962, n. 283 costituisce una norma di chiusura con la quale il legislatore ricomprende nell’ambito della disposizione incriminatrice le sostanze alimentari “comunque” nocive, indipendentemente dall’essere le stesse insudiciate, già alterate o invase da parassiti, al fine di evitare che il prodotto giunga al consumo con gli attributi della nocività per non essere state assicurate le cure igieniche imposte dalla sua natura.

(Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto immune da vizi la sentenza che ha ricondotto alla suddetta contravvenzione la detenzione per la vendita di salame risultato positivo alla presenza di Lysteria monocytogenes con carica batterica superiore ai limiti consentiti).

Cassazione penale sez. III, 28/09/2017, n.51591

Difformità alle regole di buona conservazione del prodotto

In tema di reati alimentari di cui all’art. 5 l. n. 283 del 1962, il principio della responsabilità penale personale di cui all’art. 27 cost. impone che l’individuazione del soggetto responsabile avvenga non attraverso criteri meramente formali, quali la legale rappresentanza o la qualifica di “direttore generale”, ma si fondi sul c.d. principio di effettività, secondo il quale assume rilevanza la concreta titolarità del potere il cui esercizio ha comportato la violazione della regola di condotta che viene di volta in volta in considerazione.

(Nella specie si è negato che il direttore generale, benché destinatario di una “delega con pieni poteri anche di spesa per quanto attiene all’igiene e alla sanità”, di una catena di supermercati con 38 punti vendita e 189 dipendenti, possa essere chiamato a rispondere del comportamento di un responsabile di un singolo punto vendita che, in difformità alle regole di buona conservazione del prodotto, era solito togliere dal frigo tranci di formaggio grana per posizionarli, in piena estate, in una cesta di vimini, al fine di renderli commercialmente più appetibili).

Tribunale Rovereto, 21/11/2000

Vendita di prodotti non conformi alle dichiarazioni riportate sull’etichetta

In materia di reati alimentari e nella fattispecie di vendita di un sacco di mangime minerale destinato all’alimentazione bovina con qualità non conformi alle indicazioni riportate sull’etichetta per un tenore di umidità superiore a quello indicato, a prescindere, essendo la differenza minima, dalla ravvisabilità o meno di una concreta offensività del fatto, ove comunque vi siano consistenti margini di incertezza in ordine alla rappresentatività del campione analizzato (possibilità di alterazione del prodotto nella fase di raccolta del campione, non conoscenza delle condizioni atmosferiche nelle quali le operazioni sono state svolte, non conoscenza delle condizioni di conservazione del sacco da parte della ditta acquirente dalla data dell’acquisto alla data del sopralluogo, non conoscenza delle concrete condizioni del sacco) e dunque in ordine alla effettiva presenza nel campione di un valore in quantità superiore rispetto al dichiarato dal venditore medesimo, deve essere pronunciata sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste.

Tribunale Milano sez. X, 05/02/2007



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6 Commenti

  1. C’è chi vende merce scaduta. Si può vendere la merce oltre la data di scadenza? Perché penso che se sulla confezione c’è scritto “da consumarsi preferibilmente entro il”, allora la vendita oltre quella data non è consentita. O no?

    1. La Corte di Cassazione ha precisato che la dicitura riportata sulla confezione “da consumarsi preferibilmente entro il” ha un’importante valenza probatoria. C’è da precisare però che secondo la giurisprudenza, la messa in commercio di prodotti confezionati, recanti tale dicitura, caratterizzati dal presentare sulla confezione l’indicazione di una data spirata, non configura alcuna ipotesi di reato, ma solo un illecito amministrativo, a meno che non sia stato accertato lo stato di cattiva conservazione dell’alimento.

    2. Quando un alimento è ceduto/venduto al consumatore oltre la sua data di scadenza, il cedente/venditore è soggetto alla sanzione amministrativa che consiste nel pagamento di una somma che va dai 5.000 ai 40.000 euro.

  2. Una bella sera sono andato al ristorante ed ho chiesto espressamente una pasta senza formaggi perché sono intollerante al lattosio, allora loro mi hanno accertato che non l’avrebbero messo. Poi, evidentemente non si è “accorto” lo chef che la panna rientra tra i latticini e quindi quando mi hanno portato il piatto gli ho detto che non potevo consumarlo e loro disperati hanno trovato il modo gentilmente di scusarsi portandomi un altro piatto e offrendomi degli stuzzichini nell’attesa. Insomma, se io non me ne fossi accorto allora sarei stato male, magari non si incorreva in un incidente tanto grave però avrei avuto certamente dei fastidi

  3. Un giorno sono stato in un locale in cui proponevano piatti esotici e poi era previsto tra le varie portate un bel piatto di gamberoni. Allora, ho deciso di ordinare quella portata. Peccato che poi sono stato male tutta la notte fino a dovermi recare al pronto soccorso e poi mi sono trovato costretto a prendere dei provvedimenti visto che l’abitudine del locale era quella di proporre piatti rischiando di nuocere i clienti con cibo scadente pur di guadagnare.

    1. Si può ottenere il risarcimento a causa di un’intossicazione alimentare provando il carattere difettoso del prodotto (cioè che il cibo era scaduto o conservato male); la natura e l’ammontare del danno subito; il nesso causale tra il difetto del cibo ed il danno subìto.

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