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Presunti maltrattamenti a scuola: come tutelarsi?

1 Aprile 2021 | Autore:
Presunti maltrattamenti a scuola: come tutelarsi?

Violenze e abusi sugli alunni: cosa fare? Conviene sporgere denuncia alla polizia oppure segnalare i maltrattamenti al dirigente scolastico?

Tutti i reati sono ingiusti; ne esistono però alcuni particolarmente ignobili: si tratta di quelli commessi contro le persone deboli e indifese come ad esempio gli anziani, i malati e i bambini. In quest’ultimo caso, la legge prevede un particolare reato, quello di maltrattamenti, che si realizza ogni volta che una persona abusa fisicamente o psicologicamente di una persona con cui convive oppure che è sottoposta alla sua autorità. Con il presente articolo ci occuperemo di questo specifico argomento, cioè di cosa fare e come tutelarsi in caso di presunti maltrattamenti a scuola.

Sin da subito, va detto che, nel caso di presunte percosse, minacce o abusi psicologici, la vittima di tale condotta dovrebbe immediatamente riferirne al genitore il quale, a propria volta, deve allertare le autorità competenti. In effetti, il dirigente scolastico è tenuto a vigilare sulla condotta dei docenti a scuola; pertanto, è a questi che andrebbe fatta subito una segnalazione.

Tuttavia, può succedere che la denuncia al preside non abbia alcun effetto, magari perché il dirigente non è davvero in grado di controllare gli insegnanti. In casi del genere, nonché tutte le volte in cui si ha l’assoluta certezza che in aula avvengono dei maltrattamenti a danno dei minori, non bisogna esitare a denunciare tutto alla polizia o ai carabinieri; saranno poi costoro ad agire di conseguenza, magari installando delle telecamere nascoste in grado di riprendere le violenze e gli abusi. Se l’argomento t’interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: ti basteranno cinque minuti per trovare le risposte che cerchi.

Reato di maltrattamenti: cos’è?

Secondo il Codice penale [1], chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da tre a sette anni.

Per maltrattamenti non devono intendersi solamente quelli fisici, ma anche gli abusi psicologici, come ad esempio le continue e ripetute umiliazioni davanti a tutta la classe.

Il reato di maltrattamenti è procedibile d’ufficio; ciò significa che chiunque può denunciare il fatto alle autorità, anche una persona diversa dalla vittima.

Maltrattamenti: come provarli?

Per provare il reato di maltrattamenti può essere sufficiente la testimonianza di chi abbia assistito.

Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione [2], perfino la deposizione del minore vittima di maltrattamenti può essere valida per giustificare una condanna.

A far scattare la responsabilità del docente che maltratta gli studenti possono valere anche le dichiarazioni dei genitori dei minori che si concentrano sui disagi dei figli, consistenti in stati di ansia, regressioni di comportamento, aggressività e rifiuto di andare a scuola.

Anche i colleghi del responsabile possono testimoniare l’incapacità dell’imputato di gestire la classe e i bambini più vivaci, con conseguente ricorso a maltrattamenti.

Spesso, la polizia giudiziaria, dopo aver ricevuto la segnalazione, dietro autorizzazione del magistrato del pubblico ministero, provvede all’installazione di telecamere nascoste che possano riprendere ciò che accade nelle aule, in modo da non avere dubbi circa la sussistenza del crimine. Tuttavia, anche qualora non si procede in tal senso, la testimonianza di persona che ha assistito è pienamente valida anche se non suffragata da altri mezzi di prova, purché il racconto sia credibile e privo di lacune.

Presunti maltrattamenti a scuola: cosa fare?

Se si ha il sospetto che in un’aula di scuola avvengano dei maltrattamenti ai danni degli alunni, allora occorre denunciare l’accaduto alle autorità competenti (polizia, carabinieri, ecc.). È possibile perfino depositare la denuncia direttamente in Procura.

Nell’ipotesi di maltrattamenti a scuola, è possibile esporre la situazione al dirigente scolastico, il quale è tenuto a vigilare su ciò che accade nell’istituto. Il dirigente può avviare una sorta di “indagine interna” al fine di verificare la sussistenza o meno dei maltrattamenti.

La segnalazione al preside sarebbe preferibile se le doglianze sui presunti maltrattamenti provenissero da genitori che hanno solamente il sospetto, ma non la certezza, che in classe accade qualcosa di strano. È infatti possibile che il genitore si preoccupi eccessivamente e attribuisca a presunti abusi scolastici dei disturbi del bambino sorti per altre motivazioni.

Nei casi in cui, al contrario, i maltrattamenti sono certi perché ci sono testimoni che hanno assistito (colleghi del docente autore delle violenze, personale ata, ecc.) è consigliabile informare il dirigente scolastico e, al contempo, provvedere subito a sporgere denuncia alle autorità.

La giurisprudenza [3] ha escluso la possibilità che il dirigente scolastico possa adottare un provvedimento di sospensione cautelare nei riguardi di un docente. Limitarsi ad allertare il dirigente, dunque, piò essere una mossa che non sortirebbe grandi effetti se a ciò non seguisse una denuncia all’autorità giudiziaria.

Maltrattamenti a scuola: è valida la denuncia anonima?

Perché la notizia di reato venga accolta dalle autorità, occorre che essa sia sottoscritta: una denuncia anonima non avrebbe valore.

È anche vero, però, che un esposto anonimo, se dettagliato ed eventualmente supportato da altro materiale probatorio (ad esempio, fotografie, filmati, ecc.), potrebbe indurre le autorità ad effettuare un controllo.

In altre parole: la denuncia anonima è priva di valore giuridico; tuttavia, se fosse particolarmente convincente, la polizia giudiziaria potrebbe decidere, di propria spontanea volontà, di approfondire la vicenda, magari con un sopralluogo a scuola.

Si ripete: si tratterebbe di iniziativa liberamente assunta dalla polizia, in quanto una denuncia anonima non può costringere le forze dell’ordine ad aprire delle indagini.

Maltrattamenti in aula: come tutelarsi?

Tirando le somme, se si è certi di aver assistito a maltrattamenti su bambini che frequentano la scuola dell’infanzia, soggetti deboli che non possono difendersi da soli, allora è il caso di procedere con una denuncia presso le autorità competenti. Queste, una volta compiute le indagini, potrebbero condurre il giudice a procedere cautelarmente con l’interdizione del docente in attesa dell’esito del procedimento.

È ovviamente possibile allertare prima il dirigente scolastico, ma occorre che non si perda tempo a comunicare la notizia di reato anche alla Procura.

Si ricorda, infine, che l’insegnante, nell’esercizio delle sue funzioni, è un pubblico ufficiale e, come tale, è tenuto a denunciare (quantomeno al proprio dirigente scolastico, se non direttamente alla polizia giudiziaria) tutti i reati a cui assiste nello svolgimento delle proprie funzioni.


note

[1] Art. 572 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 30221 del 30 ottobre 2020.

[3] Trib. Brescia, sentenza n. 405 del 6 giugno 2019.

Autore immagine: canva.com/


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