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Tendinite: sintomi, cause e cura

1 Aprile 2021 | Autore:
Tendinite: sintomi, cause e cura

Campanelli d’allarme; diagnosi; prevenzione e terapia per la cura della tendinopatia. Cos’è la malattia professionale e cosa sono le malattie tabellate?

La tendinite, meglio conosciuta nel linguaggio medico come tendinopatia, consiste nell’infiammazione dei tendini, ovvero delle strutture che uniscono i muscoli alle ossa. Ma quali sono i sintomi della tendinite? Quali sono le cause? Se pratichi alcune attività sportive o lavorative particolarmente intense e ripetitive, sai bene che rischi di contrarre la tendinopatia. Tra le cause di questa infiammazione dei tendini troviamo, infatti, il nuoto, il tennis, il golf, la pallacanestro, il calcio, la danza, la corsa, gli strumenti a corda, il pianoforte o la tastiera, le attività di produzione e assemblaggio, il lavoro da cassiera, il posatore di parquet. O, ancora, a causare la tendinite possono essere condizioni come l’obesità, il sovrappeso, l’invecchiamento, una postura errata protratta a lungo tempo, sforzi eccessivi, una vita sedentaria, microtraumi ripetuti, esercizio fisico.

La tendinopatia colpisce soprattutto le ginocchia, le caviglie, le spalle, i gomiti, le mani ed i polsi.

Leggi il mio articolo per saperne di più sulla tendinite: sintomi, cause e cura. A seguire, troverai l’intervista al dr. Stefano Diprè, fisioterapista e co-founder di Fisioscience Medical. Subito dopo l’intervista, ti spiegherò cos’è la malattia professionale, come distinguere le malattie tabellate da quelle non tabellate e, infine, farò un focus sulle tabelle aggiornate con l’inserimento delle malattie muscolo scheletriche.

Cos’è la tendinite?

Negli ultimi anni, la terminologia tendinopatia ha sostituito il termine tendinite poiché questa condizione allude ad un processo infiammatorio della patologia. Come si può evincere dalla letteratura medico scientifica, gli studi istologici hanno evidenziato che seppure ci sia una componente infiammatoria in questa condizione clinica, non è il processo infiammatorio ad avviare la patologia. Il colpevole va ricercato nell’eccessivo carico di allenamento o di lavoro che deve sopportare il tendine, il quale, in risposta ad un carico non tollerato, avvia una cascata di eventi che possono portare alla degenerazione del tendine.

Inoltre, molte volte, il dolore persiste anche dopo che l’infiammazione si è risolta, quindi è importante sottolineare che non sempre un dolore al tendine, dopo mesi dalla comparsa dei sintomi, possa essere riferito ad un’infiammazione.

In quali parti del corpo si presenta con maggiore frequenza?

I distretti maggiormente colpiti sono: spalla con i muscoli sovraspinato e capo lungo del bicipite, gomito, pollice (in particolare, estensore lungo e breve del pollice), glutei (molto raramente), inserzione dei flessori di della coscia, zampa d’oca e bicipite femorale, tendine del quadricipite, tendine d’Achille e tendini della loggia inferiore di piede (muscoli plantari). Ovviamente, questa condizione patologica può avvenire in qualsiasi tendine del nostro corpo.

Quali sono i sintomi della tendinopatia?

I principali sintomi sono: dolore localizzato in un punto preciso (lungo il decorso del tendine), perdita di forza, rigidità mattutina e in alcuni casi si può notare anche un rigonfiamento a livello del tendine.

Il dolore nella tendinopatia è molto caratteristico: è localizzato in un punto preciso, solitamente a riposo è assente, ma compare in seguito all’attività sportiva. Inoltre, il dolore tendineo è caratterizzato dal “Warm Up Effect” detto anche «fenomeno del riscaldamento», dolore che molti avranno sicuramente riscontrato durante un allenamento. All’inizio, si percepisce dolore nella zona tendinea e, man mano che si va avanti con l’allenamento, scompare per poi ripresentarsi alla fine della seduta o il giorno seguente. Tutto questo è accompagnato da una ridotta funzione della zona colpita, con una riduzione del movimento possibile e una perdita di forza.

Quali sono i microtraumi che provocano l’insorgenza della tendinopatia?

Ci possono essere diversi meccanismi che possono essere collegati all’insorgenza di una tendinopatia: in primo luogo, l’overuse (o sovrautilizzo), dato da un continuo ed eccessivo movimento ripetuto. Poi, possiamo trovare traumi diretti e, infine, il sovraccarico funzionale (soprattutto in ambito sportivo).

Le tendinopatie possono quindi comparire anche per debolezza muscolare, ripresa precoce degli allenamenti dopo un pregresso infortunio, errata esecuzione tecnica degli esercizi e, nei casi più rari, da patologie come l’artrite reumatoide e la gotta. In questo caso, nello specifico in ambito sportivo, è importante allenarsi in base alle proprie capacità e possibilità fisiche.

Come avviene la diagnosi di tendinite?

La diagnosi di tendinite è una diagnosi clinica, ovvero si basa sull’anamnesi e sull’esame obiettivo da parte di un professionista sanitario come un medico o il fisioterapista che, indagando l’insorgenza e l’evoluzione dei sintomi, grazie alle domande poste al paziente, può ipotizzare la presenza di una tendinite e confermarla tramite test e valutazioni durante l’esame obiettivo.

L’ecografia, seppure non necessaria ai fini della diagnosi, può essere utile per ricevere informazioni più dettagliate per distinguere tra due tipologie di tendinite: quella inserzionale (nel punto in cui il tendine si inserisce nell’osso) e quella “mid portion” (nel punto in mezzo tra origine ed inserzione tendinea)

Quanto tempo può durare una tendinite?

In questo caso, è bene precisare la stadiazione della tendinite. È importante sottolineare come ci siano diverse fasi di guarigione delle tendinopatie: possiamo avere una fase acuta o fase reattiva che dura al massimo pochi giorni. In questa fase, il tendine è ancora in grado di guarire autonomamente.

Nel caso in cui il tentativo di guarigione dovesse fallire, passiamo alla fase di failed healing ovvero fallimento del processo riparativo con conseguente degenerazione del tendine. In questo caso, i tempi possono essere più dilatati, da settimane a mesi, dovuti al fatto che possono subentrare altri fattori che non consentono la rigenerazione tendinea.

Come prevenire la tendinopatia?

Prevenire una tendinopatia è possibile, anche se l’infortunio è sempre dietro l’angolo. Per prevenire l’insorgenza di tendinopatia, le cose da fare consistono in un buon riscaldamento in caso di pratica sportiva, nello svolgimento di un lavoro di forza per allenare il tendine a sopportare sempre più carichi e stress (quindi, lavoro allenante e progressivo), nello svolgimento di un’attività in base alle proprie capacità fisiche evitando di compiere uno sforzo superiore rispetto alle proprie possibilità.

Quali sono le terapie consigliate per la cura della tendinopatia?

In questo caso, dipende sempre in che fase siamo. Nella fase reattiva o acuta, un approccio farmacologico con l’uso di anti-infiammatori è consigliabile se associato ad un lavoro di rinforzo isometrico (contrazione mantenuta in base al dolore con basso carico). In una fase sub acuta-cronica, iniziare un lavoro di carico concentrico eccentrico con carichi che vanno dal 20-30% rispetto al proprio massimale.

È importante considerare che ogni persona può sopportare un certo tipo di carico. Quindi, se il mio paziente riesce a sollevare un carico del 10% rispetto al suo massimale e non un 20%, va bene anche quel tipo di carico, monitorando il dolore nei giorni successivi.

È necessario, infatti, valutare l’intensità del dolore il giorno seguente all’allenamento per riuscire a tarare bene il carico. Nei casi di un dolore molto intenso, ridurrò il carico di lavoro. Se il dolore è basso-moderato, posso mantenere e progressivamente aumentare il carico. Se il dolore è molto basso o assente, posso aumentare il carico di allenamento. In tutto questo, il paziente deve essere a conoscenza di come monitorare il suo dolore quotidiano, pertanto deve essere educato durante le sedute e deve sapere che cos’è la tendinopatia, a cosa è dovuta e come gestirla in autonomia, sapendo cosa fare e in che modo farlo.

La malattia professionale

Dopo aver analizzato il tema della tendinopatia nell’intervista al dr. Stefano Diprè, a seguire ti spiegherò cos’è la malattia professionale, qual è la differenza tra malattie tabellate e malattie non tabellate.

Cos’è la malattia professionale?

La malattia professionale è la malattia contratta dal lavoratore a causa dello svolgimento della sua attività lavorativa. L’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail) definisce la malattia professionale come una «patologia la cui causa agisce lentamente e progressivamente sull’organismo (causa diluita e non causa violenta e concentrata nel tempo)». Il Testo Unico fa riferimento alle malattie contratte nell’esercizio e a causa delle lavorazioni rischiose.

Mentre per gli infortuni è sufficiente un rapporto anche mediato o indiretto con il rischio lavorativo, per le malattie professionali deve sussistere un rapporto causale o concausale diretto tra il rischio professionale (che può essere provocato dallo svolgimento della prestazione lavorativa o dall’ambiente lavorativo) e la malattia.

Malattie professionali tabellate e non tabellate: differenze

È possibile distinguere le malattie professionali in:

  • malattie tabellate: sono quelle indicate nelle tabelle (una per l’industria e una per l’agricoltura); provocate dalle lavorazioni riportate nelle tabelle; denunciate entro un determinato periodo dalla cessazione dell’attività rischiosa, specificato nelle tabelle (“periodo massimo di indennizzabilità”).
  • malattie non tabellate.

Nel caso del “sistema tabellare”, il lavoratore non è tenuto a provare l’origine professionale della malattia, ma deve:

  • dimostrare l’adibizione ad una lavorazione tabellata o l’esposizione ad un rischio ambientale;
  • dare prova dell’esistenza della malattia tabellata;
  • effettuare la denuncia nel termine massimo di indennizzabilità.

Una volta soddisfatte queste tre condizioni, si presume per legge (è la cosiddetta “presunzione legale d’origine”) che quella malattia abbia origine professionale; presunzione che può essere superata solo con la prova a carico dell’Inail. In tal caso, l’Istituto dovrà dimostrare che la malattia è stata determinata da cause extraprofessionali, che quindi esulano dal lavoro.

Con la sentenza 179/1988, la Corte Costituzionale ha introdotto il cosiddetto «sistema misto», il quale stabilisce che il sistema tabellare resta in vigore con il principio della “presunzione legale d’origine”, ma l’assicurato ha l’opportunità di provare che la malattia non tabellata (anche senza la ricorrenza delle tre condizioni previste nelle tabelle) è di origine professionale.

Ma la tendinopatia (o tendinite) rientra tra le malattie professionali riconosciute dall’Inail? Il decreto ministeriale del 9 aprile 2008 ha aggiornato le tabelle delle malattie professionali. La circolare Inail n. 47 del 24 luglio 2008 stabilisce che: «Sono state introdotte le malattie muscolo scheletriche causate da sollecitazioni biomeccaniche, a seguito di movimenti ripetuti e/o posture incongrue dell’arto superiore….». Tra le malattie professionali nell’industria rientrano quindi:

  • le malattie da sovraccarico biomeccanico dell’arto superiore come: la tendinite del sovraspinoso; la tendinite del capolungo bicipite; la tendinite calcifica (morbo di duplay); la borsite; l’epicondilite; epitrocleite; borsite olecranica; tendiniti e peritendiniti flessori/estensori (polso-dita); sindrome di de quervain; sindrome del tunnel carpale;
  • le malattie da sovraccarico biomeccanico del ginocchio: borsite; tendinopatia del quadricipite femorale; meniscopatia degenerativa.

Quali sono le attività lavorative che potrebbero determinare l’insorgenza di queste patologie? Facciamo qualche esempio pratico.

Maurizio è un tecnico per posa di moquette. Svolge la sua attività lavorativa in una posizione inginocchiata e curva. Attività che lo espone a sollecitazioni ripetute e microtraumi a carico del ginocchio e del piede.

Rita è un’operaia di produzione e si occupa dell’assemblaggio/montaggio e del confezionamento di uno specifico tipo di prodotto. Tutto il giorno è impegnata nella medesima postazione. La sua attività lavorativa richiede l’assunzione di una posizione fissa e l’esecuzione di movimenti ripetuti degli arti superiori e/o inferiori.

Anna lavora in un supermercato come cassiera. Trascorre molte ore seduta nella sua postazione di fronte al registratore di cassa. Compie azioni ripetitive: passa in rassegna gli articoli acquistati attraverso gli scanner ottici e presenta il conto ai clienti. Tiene sotto controllo i flussi di denaro in entrata. Talvolta, si occupa anche delle operazioni di carico e scarico della merce.

Negli esempi che ti ho riportato, con il passare del tempo, nei tre lavoratori potrebbero insorgere dei disturbi muscoloscheletrici come l’infiammazione del tendine di Achille con conseguente dolore nella parte posteriore della caviglia e al tallone, la tendinopatia del ginocchio con dolore nella parte bassa o alta della rotula o la tendinite al braccio. Il dovere del datore di lavoro è fornire ai lavoratori una corretta informazione e una specifica formazione sui rischi presenti nello svolgimento dell’attività lavorativa e favorire un’appropriata organizzazione del lavoro con pause, turnazioni e così via.



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