Ecco le tre fasi del Covid

28 Dicembre 2020
Ecco le tre fasi del Covid

Esistono diversi stadi dell’infezione, ognuno con le sue caratteristiche, in termini di sintomi e gravità del quadro clinico.

Non si reagisce tutti allo stesso modo al Covid, questo ormai è evidente. A un anno dalla scoperta del virus che ha cambiato il mondo, si è più preparati a gestire i pazienti perché si è imparato a conoscere meglio la malattia.

Un aspetto appare chiaro: finora, si sono potuti osservare cinque stadi dell’infezione polmonare (asintomatica, lieve, moderata, severa, critica), che rientrano in tre fasi diverse della sua evoluzione. Conoscerle risulta determinante ai fini della scelta della terapia.

La prima fase del Covid

La prima fase è quella caratterizzata da zero sintomi. Un 30% di pazienti Covid è in questa situazione (i famosi asintomatici); un altro 30% riporta malesseri leggeri e simili all’influenza, come tosse, dolori muscolari, febbre, mal di testa, disturbi respiratori molto lievi e perdita di gusto e olfatto.

«Rispetto all’influenza il decorso è più lungo e fastidioso», ha detto a Repubblica Paolo Bonfanti, primario di Infettivologia all’ospedale San Gerardo di Monza. Con il quotidiano diretto da Maurizio Molinari, Bonfanti ha avuto una chiacchierata proprio su questi temi.

A chi non ha sintomi non servono farmaci: la ripresa è spontanea. La preoccupazione principale, semmai, è quella di proteggere gli altri dal contagio. «Nel caso di sintomi lievi, come febbre e tosse, senza problemi di saturazione al test del cammino, che indica la presenza o meno di affanno al semplice muoversi, ci si limiti agli antipiretici», consiglia sempre Bonfanti, dalle colonne di Repubblica.

È anche possibile che, da una prima fase non allarmante, il quadro clinico possa peggiorare in breve tempo. È il caso degli anziani o delle persone con patologie, categorie più soggette a tracolli rapidi. Se hanno la febbre e non scende in 72 ore bisogna consultare il medico: «Da questo momento in poi ogni fase successiva richiede l’ospedalizzazione».

La seconda fase del Covid

La seconda fase è quella in cui viene coinvolto in modo evidente e più consistente l’apparato respiratorio (anche qui si parla di un 30% circa dei casi).

Riguarda i pazienti Covid con polmonite interstiziale bilaterale e insufficienza respiratoria. In questi casi, si finisce in ospedale ma non in terapia intensiva. Anche qui, il tracollo può essere veloce: la difficoltà a respirare può degenerare rapidamente.

Il cortisone è adeguato a questi pazienti, secondo Bonfanti: «Gli studi clinici dimostrano l’efficacia del cortisone solo in chi ha insufficienza respiratoria, non va dato subito, altrimenti il suo effetto immunosoppressivo è deleterio».

Il professore invece non lo considera adatto a chi si sta curando a casa e ha solo un po’ di febbre, perché ritiene sia eccessivo.

La terza fase del Covid

La terza fase coinvolge l’intero organismo. Comprende i pazienti più gravi, quelli che vengono intubati e portati in terapia intensiva, ma non solo loro. Parliamo in generale dei ricoverati, un 10% circa o poco più di malati che contrae il Coronavirus in forme molto severe.

«Di questi l’80% non finisce in rianimazione, anche se magari ha bisogno di ossigeno anche ad alti flussi», osserva Bonfanti. Dal momento che a ogni fase del Covid corrisponde uno specifico tipo di cura, capire bene a quale stadio si trovi il paziente e anche se corra il rischio di peggiorare è decisivo.

Bonfanti torna a sottolineare, come molti suoi colleghi hanno fatto in questi mesi, la necessità di non affollare i pronto soccorso e costruire un sistema di diagnosi basato sulla capacità di intuire i fattori di rischio, quindi di distinguere chi può curarsi in casa e chi deve andare in ospedale. Ambulatori territoriali, suggerisce, «dove il medico di base possa inviare il paziente per una valutazione approfondita».



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