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Lo sai che? Difetti di costruzione di immobili: la causa contro il costruttore e il venditore

Lo sai che? Pubblicato il 14 gennaio 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 gennaio 2014

I gravi difetti di costruzione possono essere fatti valere anche dal successivo acquirente contro il costruttore venditore a condizione che questi abbia avuto un potere di direttiva o di controllo sui lavori dell’impresa appaltatrice.

In caso di gravi difetti di costruzione dell’immobile, la denuncia (e la relativa causa) può essere intrapresa non solo dal committente (diretto acquirente del costruttore/venditore), ma anche dai successivi acquirenti dell’immobile [1].

L’azione riguarda quei difetti che incidono profondamente sugli elementi essenziali dell’opera e che influiscono sulla durata e solidità della stessa, compromettendone la conservazione.

È questa la sintesi di una sentenza di ieri della Cassazione [2].

Il committente venditore assume la responsabilità per i vizi di costruzione qualora faccia redigere il progetto, nomini tecnici con funzioni di progettista delle opere architettoniche, delle strutture e degli impianti, nomini il direttore dei lavori e pattuisca con l’impresa esecutrice l’obbligo di eseguire l’opera come descritta nel capitolato speciale, nella Descrizione dei lavori e negli elaborati grafici di progetto.

La denuncia di gravi difetti di costruzione – precisa la Suprema Corte – e la conseguente azione di responsabilità, oltre che dal committente e suoi aventi causa, può essere fatta anche dagli acquirenti dell’immobile nei confronti del venditore che risulti fornito della competenza tecnica per dare direttamente, o tramite il proprio direttore dei lavori, indicazioni specifiche all’appaltatore esecutore dell’opera.

Se il venditore vuole esonerarsi dalla responsabilità dovrà provare in causa di non avere avuto alcun potere di direttiva o il controllo sull’impresa appaltatrice [3].

note

[1] Art. 1669 cod. civ. In tal caso, dunque, la responsabilità sarà di tipo extracontrattuale.

[2] Cass. sent. n. 467/14 del 13.01.2013. Cfr. anche Cass. sent. n. 4622/02; Cass. sent. n. 8109/97.

[3] Così da superare la presunzione di addebitabilità dell’evento dannoso ad una propria condotta colposa, anche eventualmente omissiva.

Autore immagine: 123rf.com


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