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Pubblico impiego: preavviso necessario se cambia contratto?

2 Gennaio 2021
Pubblico impiego: preavviso necessario se cambia contratto?

Sono un medico, dipendente a tempo indeterminato. A settembre 2020 ho presentato domanda per un incarico di 38 ore settimanali come specialista ambulatoriale in reumatologia con la stessa azienda ospedaliera. La domanda è stata accettata e l’incarico mi è stato assegnato con comunicazione ufficiale. In data 8/10 ho accettato formalmente l’incarico ma ho preventivamente chiesto all’ufficio del personale come procedere visto che la mia attuale condizione di dipendente era incompatibile con l’accettazione del nuovo incarico.

Mi è stato risposto che avrei dovuto presentare lettera di dimissione con preavviso di 3 mesi come da contratto nazionale e che il nuovo incarico sarebbe partito alla scadenza dei tre mesi di preavviso. In data 8/10 pertanto ho presentato lettera dimissione.

Nel periodo di preavviso non è possibile usufruire di ferie residue o assentarsi per malattia se non prolungando il preavviso. Il preavviso di tre mesi era dovuto in Toto anche se resto nella stessa azienda seppur con un contratto diverso?

Una volta presentate le dimissioni, il periodo di preavviso è necessaria conseguenza di tale atto, in quanto tale istituto, in questo caso, è previsto a tutela del datore di lavoro che necessita di un termine minimo per individuare un’altra figura da sostituire nel posto vacante.

Ad avviso di chi scrive, sono da biasimare le modalità di trasformazione del contratto, poco chiare per un’azienda sanitaria: non si capisce il perché non si sia proceduti ad un atto interno di trasformazione del rapporto, invece che ad una cessazione del rapporto e in una successiva stipula del nuovo contratto.

In questo caso, infatti, Lei avrebbe potuto evitare la procedura delle dimissioni e, pure, sfruttare i giorni di ferie residue.

Avendo, invece, esercitato le dimissioni ha fatto scattare quel meccanismo obbligatorio, poiché previsto dalla legge, collegato:

  • da un lato al preavviso,
  • dall’altro all’impossibile fruibilità delle ferie non godute che, non solo non potrà sfruttare, ma non potrà neppure economizzare come trattamento economici sostitutivo, privandosi così di qualsivoglia forma di retribuzione per le ferie maturate ma non fruite.

Tale ultima disposizione costituisce, infatti, applicazione di quanto stabilito dall’art. 2109, comma 4, del codice civile, in base al quale il periodo di preavviso non può essere computato nelle ferie.

Se fosse stata una necessità dirigenziale quella di cambiare il contratto, una volta notato il loro comportamento ostruzionistico, Le avrei consigliato di revocare le dimissioni e di mettere le cose in chiaro, in quanto Lei non è disposta a perdere le Sue indennità, né tantomeno ad attendere lo spirare del periodo di preavviso.

Da quanto leggo, però, la richiesta di passaggio ad un rapporto specialistico è Sua e, quindi, una eventuale revoca delle dimissioni sarebbe solo controproducente per i Suoi interessi.

L’unica soluzione rimane quella di eventualmente fissare un incontro con l’ufficio del personale e capire se ci sono gli estremi per accelerare il periodo di preavviso, a cui il datore di lavoro potrebbe rinunciare.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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