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Anticipo eredità in denaro

29 Dicembre 2020
Anticipo eredità in denaro

In caso di lesione della legittima, calcolata alla morte del de cuius, le donazioni da questi fatte in vita si considerano come anticipo dell’eredità. 

Che succede se un padre con più figli dona ad uno solo di questi una consistente somma in denaro e agli altri lascia, al momento della divisione ereditaria, una porzione minima del proprio patrimonio? I fratelli del donatario possono pretendere da questi di defalcare la somma ricevuta in donazione dall’importo dell’eredità a lui spettante? 

L’anticipo dell’eredità in denaro è regolamentato dal nostro Codice civile. Di tanto parleremo qui di seguito per spiegare come si fanno i calcoli della successione in ipotesi del genere e quali tutele possono azionare gli eredi a cui sia stata sottratta la propria quota di legittima. Ma procediamo con ordine.

Eredi legittimari e quote di legittima

Prima di spiegare come funziona l’anticipo dell’eredità in denaro, dobbiamo ricordare chi sono i legittimari e come funzionano le cosiddette quote di legittima. 

Alla morte di una persona, il suo patrimonio viene diviso tra gli eredi secondo quanto indicato nel testamento o, in assenza di esso, in base alle regole stabilite dal Codice civile. 

Esistono eredi di “serie A”, i cosiddetti «legittimari», ed eredi di “serie B” (tutti gli altri). Ai primi, spetta sempre una quota minima del patrimonio del defunto, la cosiddetta «legittima». Ad averne diritto sono il coniuge e i figli o, in assenza dei figli, i genitori.

Di tanto abbiamo parlato in modo approfondito nella guida “Quali sono le quote degli eredi legittimari?“.

La lesione della legittima e la collazione

Non di rado succede che, in vita, il cosiddetto de cuius effettui donazioni in favore di uno degli eredi o di terzi, con l’effetto di ridurre consistentemente il proprio patrimonio, privando così i legittimari delle loro quote. 

Si pensi al padre che, prima di morire, intesti la casa a un solo figlio, lasciando agli altri, al momento dell’apertura della successione, la divisione di un risicato conto corrente bancario.

In tali casi, si verifica se vi sia stata un’effettiva lesione della quota di legittima. Se così dovesse essere, l’erede che ha ricevuto la donazione sarà tenuto ad effettuare la cosiddetta collazione, ossia ad imputare la donazione come un anticipo sull’eredità.

La collazione non è altro che un meccanismo giuridico che obbliga i legittimari, cioè i figli del defunto (e i loro discendenti) e il coniuge superstite (al quale è equiparata la parte di un’unione civile), che hanno accettato l’eredità, a conferire nell’asse ereditario quanto hanno già ricevuto dal defunto mediante donazione.

Ciò vale sia per le donazioni di denaro che di beni immobili o mobili.

Mattia, ormai vedovo, muore lasciando quattro figli e un patrimonio di 100.000 euro. Ad essi spettano per legge i 2/3 del patrimonio, da dividersi in parti uguali, mentre il restante 1/3 viene lecitamente devoluto per testamento a una Onlus. Ogni figlio ha così diritto ad ereditare 16.500 euro. Tuttavia, si accerta che Mattia aveva effettuato una donazione di 25.000 euro in favore del primogenito, intestandogli un box di tale valore. In questo caso, il patrimonio da prendere in considerazione ai fini del calcolo delle quote di legittima è 125.000 euro. Pertanto, ogni figlio ha diritto di ricevere 20.833 euro.

La collazione aumenta il valore dell’asse ereditario da dividere nei soli rapporti reciproci tra i soggetti che vi sono tenuti (figli e coniuge del defunto donante) e non anche rispetto ad altri eventuali coeredi, i quali non se ne possono avvantaggiare.

Se il figlio o il coniuge donatario preferisce trattenere il bene avuto in donazione (nel caso in cui il valore del bene donato sia superiore alla quota di eredità), può semplicemente rinunciare all’eredità sottraendosi in tal modo alla collazione, salvo un’eventuale azione di riduzione nei suoi confronti da parte di un altro coerede legittimario leso dalla donazione.

La collazione è sempre obbligatoria salvo che il donatario ne sia stato dispensato dal donante, purché sia comunque rispettata la quota di legittima 

Sono escluse dalla collazione le donazioni di modico valore in favore del coniuge.

Anticipo eredità con donazione di immobili

Potrebbe avvenire anche il contrario di quanto rappresentato all’inizio di questo articolo, ossia che il defunto, prima di morire (senza o con testamento), acquisti un immobile intestandolo a un solo figlio. 

In tal caso, gli altri figli possono chiedere al giudice che venga calcolata anche la somma spesa per l’acquisto dell’immobile e che venga defalcata dall’importo spettante al fratello. 

L’intestazione dell’appartamento a uno dei figli può configurare una liberalità indiretta e, come tale, soggetta all’azione di riduzione per lesione di legittima. 

Dimostrata la lesione di legittima, bisogna effettuare la collazione. La giurisprudenza [1] è orientata nel considerare oggetto della liberalità indiretta non il danaro trasferito al figlio beneficiario dell’acquisto, ma l’immobile. Di conseguenza, il “donatario” sarà tenuto a collazionare l’appartamento, oppure la somma corrispondente al valore di mercato di quest’ultimo al momento dell’apertura della successione.


note

[1] Cass. sent. n. 56/2014 del 3.01.2014.  


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