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Cyberbullismo: come difendersi con le app

3 Aprile 2021 | Autore:
Cyberbullismo: come difendersi con le app

Alcune tra le più diffuse applicazioni che consentono di rilevare contenuti offensivi e di inviare un messaggio di allarme ai genitori.

Ogni passo avanti nella vita dell’uomo comporta enormi vantaggi e qualche rischio. Lo sviluppo della tecnologia non è esente da questo principio. Le nuove generazioni non capiranno mai come facevano quelle precedenti senza Internet, senza un cellulare, senza il navigatore, senza poter chiedere a Google la minima indicazione per risolvere un dubbio o avere un’indicazione utile. Quello che, invece, capiscono benissimo i nostri ragazzi è come si possono utilizzare le risorse che offre la tecnologia, ed in particolare i servizi di messaggistica e social network, per massacrare la vita del prossimo. Certo, la maggior parte dei giovani utilizza questi strumenti a fin di bene ed in maniera corretta. Ma, purtroppo, non mancano le mele marce, quelle che, attraverso un pc o un cellulare, trovano divertimento nel rovinare un compagno di scuola, un «amico», un avversario in amore. È il cosiddetto cyberbullismo, probabilmente più pericoloso del bullismo di una volta perché in grado di arrivare immediatamente ad una platea molto più vasta. Ma proprio la tecnologia, attraverso alcune applicazioni, offre un antidoto al triste fenomeno del cyberbullismo: come difendersi con le app è la domanda che in molti si pongono. Le risposte ci sono.

App e piattaforme danno la possibilità a chi si sente perseguitato e a chi vede a rischio la propria privacy di proteggersi e di vivere con la necessaria serenità. Vediamone alcune utili a difendersi dal cyberbullismo.

Cyberbullismo: quanto è diffuso in Italia

Per comprendere meglio l’importanza delle app che consentono di difendersi dal cyberbullismo, è necessario avere una prospettiva di questo fenomeno, di quanto è diffuso in Italia. Partendo da questo presupposto: circa l’87% dei ragazzi tra 11 e 17 anni, secondo gli ultimi dati Istat, utilizza un cellulare ogni giorno. Di questi, il 75% naviga quotidianamente su Internet. Sono più femmine che maschi, rileva l’Istituto di statistica. E questi dati ci fanno capire quanto sia potenzialmente vasto il pubblico raggiungibile da chi vuole deliberatamente commettere atti di cyberbullismo.

Il fenomeno ha interessato nel 2019 (come detto, ultimo anno di riferimento dei dati Istat) il 22% di tutte le vittime di bullismo. La maggior parte ha avuto come vittime ragazzini tra 11 e 17 anni, in particolare le femmine. Molti genitori ricorrono al controllo dei cellulari dei figli o ai software di parental control per filtrare i contenuti. Precauzioni utili, ma spesso insufficienti per arginare l’insistenza e la malafede dei cyberbulli.

Cyberbullismo: quali app per difendersi?

Istituzioni e società private propongono in Rete delle app da scaricare per difendersi dal cyberbullismo. Vediamo come funzionano alcune tra le più diffuse.

Senza paura – Liberi dal bullismo

Si tratta di un’app creata qualche tempo fa dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per contrastare il cyberbullismo tra i giovani. «Senza paura – Liberi dal bullismo» si può scaricare gratuitamente su smartphone e tablet. Al suo interno ci sono le linee guida rivolte ai docenti per poter utilizzare al meglio l’applicazione a scuola. Contiene giochi, quiz, illustrazioni e fumetti attraverso i quali sensibilizzare i ragazzi contro la violenza.

L’app è scaricabile da App Store per iOS e da Google Play per Android.

Keepers

Keepers è un’app di parental control per monitorare e osservare il comportamento dei bambini e dei ragazzi senza ledere la loro privacy. L’applicazione tiene monitorato il contenuto presente nel dispositivo del minore e rileva il linguaggio offensivo o sessuale non richiesto, il contatto da persone estranee o qualsiasi altro pericolo. Il sistema, a quel punto, avvisa il genitore con una notifica in tempo reale anche in assenza di un linguaggio esplicito ma in presenza di una conversazione dubbia o pericolosa rilevata da un particolare algoritmo.

Kaitiaki Safe

Altra app disponibile sui principali store e piuttosto diffusa è Kaitiaki Safe. Si tratta di un sistema di parental control attivo 24 ore su 24 dotato di intelligenza artificiale per leggere le conversazioni in arrivo o in uscita sul cellulare del minore o sui suoi profili social.

Il sistema scansiona i contenuti ed invia ai genitori un segnale di allarme nel caso in cui ci sia qualcosa di compromettente o di offensivo.

L’applicazione punta, comunque, al rispetto della privacy: come si legge sul sito della società che l’ha sviluppata, una volta installata l’applicazione sul dispositivo mobile del ragazzo, sarà lui ad attivare Kaitiaki Safe senza dover dare le password d’accesso ai genitori, per i social network o altre app che utilizza. Sarà l’app ad occuparsi della sicurezza durante e dopo la navigazione o la conversazione in chat.

L’applicazione è in grado di fornire un report da presentare alle autorità come prova di qualche spiacevole episodio.

ReThink

C’è anche chi punta a risolvere il problema «con le buone». È il caso della giovane americana Trisha Prabhu, che ha lanciato l’app ReThink. Un’applicazione che rileva i contenuti offensivi ed allerta l’autore del commento per invitarlo a «ripensarci» (ReThink, appunto) e a dirlo con altre parole più equilibrate e meno sconvenienti.

Bodyguard

È un’app sostenuta da Bnp Paribas Cardif Italia in collaborazione con l’associazione Fare x bene Onlus, che promuove e tutela i diritti inviolabili della persona. Bodyguard blocca i contenuti violenti o discriminatori ed invia un’e-mail di notifica ai genitori quando rileva un’azione di cyberbullismo. L’applicazione costa 1 euro al mese e, per utilizzarla, occorre registrarsi al sito di Bodyguard ed attivare il servizio.



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