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Come funziona l’aborto per le minorenni?

3 Aprile 2021 | Autore:
Come funziona l’aborto per le minorenni?

Quando puoi ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza se non hai ancora 18 anni di età e a chi devi rivolgerti.

Sei minorenne e sei anche incinta. Lo hai scoperto pochi giorni fa. I tuoi genitori ancora non lo sanno. Sei indecisa se tenere il bambino oppure no. Non sai neppure a chi dirlo. L’unica tua certezza in questo momento è che sei molto preoccupata.

Così stai prendendo in considerazione l’ipotesi di interrompere la gravidanza e vorresti sapere come funziona l’aborto per le minorenni: ti serve conoscere la procedura, i tempi e quali sono le condizioni. Devi coinvolgere i tuoi genitori o puoi decidere da sola? Puoi utilizzare la pillola abortiva o devi andare in ospedale?

La legge italiana consente l’aborto in molti casi ed è possibile interrompere legalmente la gravidanza a qualsiasi età; ma per le ragazze minori di 18 anni le procedure sono più delicate e le condizioni sono più stringenti. Ora te le esponiamo.

I metodi di interruzione volontaria della gravidanza

La parola “aborto” comprende diversi casi di interruzione della gravidanza, che avviene con l’espulsione del feto dall’utero prima che si sia compiuto il termine di formazione.

La prima distinzione è tra l’aborto spontaneo, che avviene per cause naturali e indipendentemente dalla volontà della madre o di altri soggetti, e l’aborto indotto, cioè provocato intenzionalmente.

In questo secondo caso, la gravidanza può essere interrotta con l’uso dei farmaci – e si avrà l’aborto farmacologico, o chimico  – oppure mediante la chirurgia o altre analoghe tecniche mediche.

Aborto farmacologico e pillola

L’aborto farmacologico viene attualmente praticato con la pillola RU486, detta anche pillola abortiva, che non va confusa con la “pillola del giorno dopo”: quest’ultima è un contraccettivo di emergenza per prevenire la gravidanza, ed è efficace entro 72 ore dal rapporto sessuale a rischio (alcune versioni arrivano a 120 ore).

Le donne maggiorenni possono acquistarla in farmacia senza ricetta; per le minorenni, invece, fino a poco tempo fa, era indispensabile la prescrizione medica ma ora quest’obbligo è stato abolito (leggi “Come faccio a comprare la pillola del giorno dopo“).

La pillola abortiva, invece, può essere utilizzata nelle prime 9 settimane di gravidanza, anche senza ricovero ospedaliero, ma comunque sotto controllo medico (leggi “Aborto farmacologico: cosa c’è da sapere“).

Aborto chirurgico

L’aborto chirurgico ha vari sistemi di aspirazione o estrazione del feto, che diventano tanto più complesse quanto più la gravidanza è avanzata e dunque il feto è più formato ed ha maggiori dimensioni.

L’intervento può essere effettuato presso le strutture ospedaliere pubbliche del Servizio sanitario nazionale o le strutture private convenzionate e autorizzate dalle Regione.

Come abortire: la legge e le procedure

In Italia, l’aborto è legale. La legge [1] consente di abortire durante i primi 90 giorni di gravidanza. Entro questo termine, l’interruzione può essere chiesta per motivi di salute, economici, sociali o familiari.

La procedura prevede che la donna venga assistita dal suo medico di fiducia e da un consultorio, che la aiuterà a trovare le possibili soluzioni ed a rimuovere, ove possibile, le cause che porterebbero all’interruzione volontaria della gravidanza.

Se non c’è urgenza, il medico, di fronte alla richiesta di interrompere la gravidanza, rilascia alla donna un documento con cui la invita a soprassedere per 7 giorni; trascorso questo periodo, potrà presentarsi presso una delle sedi autorizzate per abortire.

Oltre questo termine di 90 giorni, è ancora possibile l’aborto terapeutico, ma solo se la gravidanza o il parto mettono in serio pericolo la vita della donna, anche a causa della presenza accertata di rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro.

La scelta di abortire è rimessa esclusivamente alla donna: la richiesta è formulata personalmente e la sua volontà è l’unica che conta (tant’è che il padre del concepito viene sentito solo se ella lo consente). Tutte le altre figure possono fornirle consiglio e supporto ma infine è lei a decidere in maniera autonoma.

L’aborto della minorenne

L’unica eccezione è proprio quella della donna minorenne: qui, per legge [2], è richiesto l’assenso dei genitori, entrambi. La ragazza, cioè, non può decidere da sola ma dovrà essere affiancata da chi esercita la responsabilità genitoriale su di lei (se i genitori mancano, sarà il tutore).

Questa regola, però, non è sempre valida e subisce a sua volta due importanti eccezioni. La prima avviene quando ci sono «seri motivi» per non rendere nota la gravidanza ai genitori; la seconda attiene all’urgenza medica dell’intervento.

Aborto: quando non dirlo ai genitori

Quando ci sono questi seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela, oppure nel caso in cui esse vengano interpellate, ma rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi (come nel caso in cui uno dei genitori sia d’accordo sulla scelta di abortire e l’altro no), il medico, o il consultorio, dovranno rivolgersi al giudice tutelare , che sentirà la minore e potrà autorizzarla ad interrompere la gravidanza.

Anna ha 15 anni ed è incinta alla 12° settimana. Ha paura di rivelarlo ai genitori a causa delle loro intransigenti credenze religiose, che disapprovano i rapporti sessuali prematrimoniali. E teme di essere picchiata dal padre, che già l’aveva percossa in passato per alcune semplici e innocue frequentazioni con dei ragazzi. Così il medico ritiene di eseguire l’aborto senza chiedere il consenso della famiglia e senza neppure informarla. Scrive una relazione al giudice tutelare, che sentirà Anna nel giro di pochissimi giorni ed autorizzerà l’intervento.

Aborto: i pericoli per la salute

Se, invece, dal quadro clinico emerge un grave pericolo per la salute della gestante, il medico potrà direttamente autorizzare e praticare l’interruzione di gravidanza, indipendentemente dall’assenso dei genitori e senza necessità di chiedere l’autorizzazione al giudice tutelare.

In questo caso, il medico curante rilascia un certificato che attesta le condizioni di salute e i motivi di urgenza. Questo documento consente alla minore di recarsi in una struttura autorizzata per praticare l’interruzione volontaria di gravidanza.

È da notare che le eventuali anomalie o malformazioni del nascituro rilevano solo se e in quanto possono compromettere le condizioni psicofisiche della donna.


note

[1] Art. 1 e ss. Legge 22 maggio 1978, n.194.

[2] Art. 12 Legge 22 maggio 1978, n. 194.


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