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Affidamento dei figli nella separazione

3 Aprile 2021
Affidamento dei figli nella separazione

I genitori separati devono occuparsi della prole prendendo di comune accordo tutte le decisioni di maggiore interesse.

Una settimana fa, tuo marito ti ha manifestato la volontà di lasciarti. Te lo aspettavi, dopotutto litigate su ogni cosa e non avete più rapporti sessuali da tanto tempo. In fin dei conti, pensi che sia la soluzione migliore. L’unica cosa che ti preoccupa sono i bambini che non meritano di soffrire per questioni che riguardano i genitori. Ma come viene regolamentato l’affidamento dei figli nella separazione? Salvo un diverso accordo dei coniugi, tocca al giudice valutare la possibilità che i minori restino affidati ad entrambi i genitori oppure ad uno solo di essi, stabilendo anche il contributo di ognuno al mantenimento, all’istruzione e all’educazione della prole. Se l’argomento ti incuriosisce, ti consiglio di proseguire la lettura di questo articolo.

Separazione: cos’è?

Se marito e moglie non vogliono più stare insieme, devono per prima cosa separarsi. Si tratta di una fase transitoria in cui si conserva lo status di coniuge pur non vivendo più sotto lo stesso tetto. Attenzione: la separazione perdura fino a quando non interviene una riconciliazione dei coniugi oppure una pronuncia di divorzio che pone fine al matrimonio una volta per tutte. Fino ad allora, marito e moglie hanno il dovere reciproco di contribuzione nell’interesse della famiglia e di mantenere, educare ed istruire i figli (se presenti).

Come separarsi?

Se i coniugi trovano un accordo in merito agli aspetti patrimoniali e personali del loro rapporto, allora potranno procedere con la separazione consensuale scegliendo di depositare un ricorso congiunto in tribunale per ottenere il decreto di omologazione, avviare una negoziazione assistita dagli avvocati oppure rendere una dichiarazione congiunta dinanzi al sindaco del Comune in cui è stato trascritto il matrimonio (quest’ultima opzione vale a condizione che non ci siano figli minori o maggiorenni con handicap o non indipendenti economicamente).

In alternativa, cioè quando vi è conflittualità tra coniugi, l’unica strada percorribile è la separazione giudiziale. In pratica, si deposita un ricorso in tribunale e il giudice, una volta fallito il tentativo di conciliazione, adotta provvedimenti temporanei ed urgenti nell’interesse dei figli (ove presenti) in ordine al mantenimento, all’assegnazione della casa coniugale e all’affidamento. Quindi, il processo prosegue nelle forme ordinarie con un notevole dispendio di tempo e di denaro.

Affidamento dei figli nella separazione

Un punto dolente di ogni separazione riguarda sempre l’affidamento dei figli, ossia a chi spetta l’esercizio della responsabilità genitoriale.

Secondo la legge, i figli hanno il diritto di:

  • mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascun genitore;
  • ricevere cura, educazione e istruzione sia dalla mamma che dal papà;
  • conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Pertanto, in sede di separazione, il giudice opta quasi sempre per il regime di affidamento condiviso che impone ai genitori di prendere di comune accordo tutte le decisioni di maggior interesse per la prole, in particolare, relative all’istruzione, all’educazione, alla salute ed alla scelta della residenza del minore. In merito a quest’ultimo punto, è prassi che venga individuato il cosiddetto genitore collocatario, ossia quello che rimane a vivere con i figli nella casa coniugale per evitare di sottoporre i bambini ad un cambiamento di abitudini troppo drastico. Il genitore non collocatario, invece, ha il diritto di esercitare il suo diritto di visita secondo le modalità ed i tempi previsti dal tribunale.

A questo punto, esaminiamo un’altra ipotesi, cioè quando la mamma o il papà si dimostrano inadeguati al ruolo di genitore (ad esempio perché è violento, fa uso di sostanze stupefacenti, ecc.). In casi del genere, il giudice, dopo un’attenta valutazione, opta per il regime di affidamento esclusivo che consente al genitore affidatario di prendere in autonomia tutte le decisioni di maggior interesse per il minore senza prima interpellare l’altro, il quale può rivolgersi al tribunale solo qualora ritenga che le stesse possano arrecare un danno al benessere psicofisico del bambino. È chiaro, quindi, che si tratta di un’eccezione alla regola applicabile esclusivamente in determinati casi e che non comporta un’esclusione del genitore non affidatario. Quest’ultimo, infatti, ha sempre il diritto di vedere i figli rispettando il provvedimento del tribunale.

Va detto, però, che l’affidamento esclusivo può anche essere frutto di un accordo dei genitori. Tale eventualità si verifica quando uno dei due, per motivi di lavoro o di salute, è costretto a vivere lontano dai figli (pensa, ad esempio, al marito che lavora come medico in missione in un paese del terzo mondo). Naturalmente, si tratta di un accordo che deve essere sottoposto al vaglio del giudice per verificare che risponda effettivamente all’interesse del minore.

Mantenimento dei figli nella separazione

Al di là del regime di affidamento, i figli conservano il diritto ad essere mantenuti da entrambi i genitori in proporzione alle loro sostanze. Questo vuol dire, in parole povere, che se, ad esempio, la moglie non lavora, allora toccherà al marito (con il reddito più alto) corrispondere un assegno mensile la cui entità sarà valutata dal giudice in base:

  • alle esigenze di vita del minore;
  • al tenore di vita goduto dal figlio prima della separazione;
  • ai redditi di mamma e papà;
  • al tempo che il bambino trascorre con i propri genitori.

Nel suddetto contributo economico sono comprese tutte le spese ordinarie per far fronte ad esigenze di vita quotidiana (come, ad esempio, l’abbigliamento, il cibo, i mezzi di trasporto e così via). Tutte le spese straordinarie, cioè quelle relative a bisogni imprevedibili ed eccezionali (come, ad esempio, un master, un intervento chirurgico, ecc.) dovranno essere concordate e pagate a metà da entrambi i genitori.

Infine, va precisato che tale mantenimento persiste fino a quando il figlio non raggiunga una sua indipendenza economica. Tuttavia, qualora un ragazzo, alla veneranda età di 35 anni, è ancora disoccupato, il genitore può agire per chiedere la revoca dell’assegno dimostrando che la mancanza di lavoro sia imputabile esclusivamente alla scarsa volontà del figlio.



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