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Quanto costa impugnare un testamento olografo?

30 Dicembre 2020
Quanto costa impugnare un testamento olografo?

Costo causa giudiziaria per contestare un testamento e tutela eredità: onorario avvocato. 

Quando si deve avviare un giudizio civile è sempre bene fare un’analisi preventiva dei “costi-benefici”. Non sempre, infatti, le spese da sopportare e i lunghi tempi da attendere rendono conveniente il contenzioso. La sentenza potrebbe intervenire quando l’interesse per la questione è ormai scemato e tutti i benefici economici conseguenti alla vittoria potrebbero risultare in buona parte assorbiti dalle spese legali. 

Questa regola di prudenza va osservata, a maggior ragione, nelle cause ereditarie che, di solito, sono sempre le più lunghe e le più costose. Bisogna essere motivati da un forte interesse per portarle avanti. Ecco che allora risulterà utile sapere quanto costa impugnare un testamento olografo.

In generale, questa informazione viene fornita, prima del conferimento  dell’incarico, dall’avvocato prescelto per la difesa. E, difatti, a parte le spese vive conseguenti al cosiddetto “contributo unificato” (ossia la tassa da corrispondere per intraprendere la causa civile), buona parte del costo del giudizio è costituito dalla parcella del legale. Quest’ultima, come vedremo a breve, può essere liberamente concordata tra le parti, senza dover rispettare tariffari prestabiliti. Oggi, infatti, il compenso dell’avvocato è svincolato da qualsiasi imposizione legale. 

Ma procediamo con ordine e vediamo, più nel dettaglio, quanto costa impugnare un testamento olografo.

Cos’è il testamento olografo?

Il testamento olografo è quel tipo di testamento che viene redatto direttamente dall’interessato senza l’ausilio di un notaio. Lo stesso viene poi custodito in casa propria o affidato a parenti o amici. In via residuale, è possibile consegnarne una copia, in via fiduciaria, anche a un notaio.

La caratteristica essenziale del testamento olografo è costituita dalla sua natura: si tratta di una «scrittura privata» che non garantisce alcuna certezza assoluta sull’identità del suo autore, ben potendo trattarsi di un falso. Il testamento olografo, pertanto, può essere facilmente contestato sulla base di una perizia calligrafica che dimostri che la scrittura del documento (o anche solo di una parte di questo) non è attribuibile al defunto. 

Ciò non succede invece nel testamento pubblico, quello cioè redatto dal notaio: per quest’ultimo, infatti, c’è sempre certezza circa l’identità dell’autore, identità che il notaio ha verificato prima di creare il testamento nel proprio studio. La presenza del pubblico ufficiale (appunto il notaio) consente di raggiungere la prova certa sulla provenienza delle dichiarazioni da parte del testatore. Tale garanzia non viene offerta invece nel testamento olografo, tant’è che non di rado sorgono contestazioni sull’autenticità della scrittura e della firma ossia, in definitiva, sull’autenticità del testamento stesso.

Quando impugnare un testamento olografo?

Ci sono vari motivi per impugnare un testamento. Una delle classiche eccezioni è la sopravvenuta incapacità di intendere e volere del testatore che ne inficia le dichiarazioni e le manifestazioni di volontà. Ci sono 5 anni di tempo per tale impugnazione.

È altresì ricorrente impugnare un testamento che lede le quote di legittima spettanti al coniuge o ai figli, quote che il testatore è sempre tenuto a rispettare. Ci sono 10 anni di tempo per tale tipo di azione. 

Altra ricorrente contestazione del testamento è la sua falsità: ciò avviene quando la firma o la scrittura delle disposizioni testamentarie non è quella del defunto, sicché si ritiene che il documento sia stato falsificato o modificato da terzi. 

Maggiori informazioni su tale argomento si possono trovare nella guida Quando e come impugnare un testamento.

Quanto costa impugnare un testamento?

Le cause di impugnazione del testamento hanno due categorie di costi. 

La prima è costituita dalle spese vive. La parte più consistente è rappresentata dal cosiddetto contributo unificato, ossia la tassa che viene versata allo Stato per l’avvio del giudizio. Insieme ad essa, bisognerà corrispondere anche le spese per le notifiche (che variano a seconda delle parti in giudizio), i bolli per le copie e l’imposta di registro che si versa al momento della pubblicazione della sentenza (non va invece versata se le parti abbandonano la causa per aver trovato un accordo). 

Il contributo unificato viene calcolato in base al valore della causa. Come valore si prende in considerazione la quota di eredità in contestazione, quella cioè spettante a chi agisce. Tanto più è elevata l’utilità che l’attore riceverà in caso di vittoria, tanto maggiore è il contributo unificato che deve versare allo Stato. 

Si parte da un minimo di 43 euro (per cause di valore fino a 1.100 euro) per arrivare a 1.686 euro per cause di valore superiore a 520.000 euro. 

Ad esempio, se la quota di eredità rivendicata da chi impugna il testamento è pari a 100.000 euro, il contributo unificato è di 759 euro. Se invece è inferiore a 52mila euro ma superiore a 26mila euro, il contributo unificato è di 518 euro. Per le cause di valore compreso tra 256.000 euro e 520.000 euro il contributo unificato è pari a 1.214 euro.

Puoi trovare tutti gli importi del contributo unificato nella nostra guida Quanto costa fare una causa a qualcuno.

La seconda voce delle spese legali è costituita dall’onorario dell’avvocato, onorario che – come si diceva prima – è libero e quindi può variare, anche sensibilmente, da professionista a professionista. 

Ogni avvocato è tenuto a fornire, prima del conferimento del mandato, un preventivo scritto e a indicare quindi a quanto ammonta la propria parcella. È diritto del cliente pretendere tali informazioni a cui poi l’avvocato è vincolato (salvo che i costi del giudizio lievitino successivamente, per questioni sorte nel giudizio, non prevedibili in anticipo). 

Di solito, gli avvocati sono soliti chiedere un importo variabile tra il 7% e il 15% rispetto al beneficio economico che il cliente riceverà dalla causa, in caso di esito positivo. Naturalmente, si tratta solo di un’indicazione di massima, affatto vincolante. 

Non è tenuto a pagare né contributo unificato, né bolli, né spese di notifica, né tantomeno l’onorario dell’avvocato chi ha un reddito inferiore a 11.493,82 euro annui (nel calcolo sono compresi anche i familiari conviventi). Questi, infatti, può accedere al cosiddetto gratuito patrocinio. 



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