Cronaca | News

Niente vaccino AstraZeneca a gennaio: cosa comporta

29 Dicembre 2020
Niente vaccino AstraZeneca a gennaio: cosa comporta

Le conseguenze per l’Italia saranno rilevanti. Il nostro Paese, stando agli accordi stipulati, dovrebbe riceverne 40 milioni di dosi.

Il vaccino di AstraZeneca può attendere. Il siero anti-Covid, in collaborazione con l’Università di Oxford e l’azienda italiana Irbm di Pomezia, non sarà probabilmente autorizzato dall’Agenzia del farmaco europea (Ema) entro gennaio. Lo ha chiarito il vicedirettore esecutivo Ema, Noel Wathion, che ha definito «improbabile» il via libera al preparato artificiale entro il primo mese del 2021 per due motivi. Il primo è che da AstraZeneca tutto tace, a livello di richiesta di autorizzazioni. «Non hanno ancora fatto domanda», ha spiegato Wathion in un’intervista rilasciata al quotidiano belga Het Nieuwsblad.

La seconda ragione sta nell’insufficienza attuale dei dati disponibili: «Ne servono altri per dare un via libera condizionato alla commercializzazione», ha aggiunto Wathion. Se davvero così fosse e cioè il vaccino di AstraZeneca, Oxford, Irbm, non riuscisse a essere disponibile entro gennaio prossimo, l’Italia e l’Europa non potrebbero contare su un consistente numero di dosi.

È anche vero che l’Europa, nel dubbio, è già corsa ai ripari: «Abbiamo deciso di prendere altri cento milioni di dosi del vaccino BionTech/Pfizer, già in uso per vaccinare gli europei – ha comunicato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen – avremo quindi trecento milioni di dosi di questo vaccino, che è stato valutato sicuro ed efficace. Altri vaccini seguiranno».

La dose supplementare del siero Pfizer/BionTech servirà a tappare i buchi delle carenze che si profilano all’orizzonte, in caso di ritardi da parte di AstraZeneca. Il vaccino dell’azienda biofarmaceutica britannica avrebbe alcuni vantaggi, rispetto a quelli delle big Pfizer (già in uso in questi giorni) e Moderna (prossimo all’autorizzazione, che arriverà il 6 gennaio).

Per esempio, può essere conservato in normali frigoriferi perché non richiede temperature eccessivamente basse. È più economico (dovrebbe costare intorno ai 2,8 euro a dose, cioè quasi dieci volte in meno dei concorrenti Pfizer e Moderna) e tranquillizza anche dal punto di vista della tecnologia utilizzata, che è a vettore virale, dunque la stessa delle epidemie di Ebola e Mers.

Diversamente, i vaccini dei colossi americani si basano su una tecnologia a mRna, sperimentata nell’uomo per la prima volta, anche se hanno entrambi superato i test a pieni voti.

L’Italia aveva prenotato 40,38 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca. Il secondo più richiesto dal nostro Paese (a pari merito con quello di Sanofi: sempre 40,38 milioni di dosi prenotate), subito dopo il preparato di Johnson&Johnson: 53,84 milioni di dosi che l’Italia dovrebbe ricevere, ma questo siero non è stato ancora presentato e sarà probabilmente disponibile da marzo, come quello di Sanofi e CureVac (in tal caso, l’Italia attende 30,283 milioni di dosi). Seguono i vaccini di Pfizer (26,92 milioni di dosi) e Moderna (10,768 milioni di dosi).

Bisognerà aspettare di capire intanto se la notizia sarà confermata e, in secondo luogo, come verranno ripartiti tra gli Stati membri gli ulteriori cento milioni di dosi acquistate dall’Europa. Questo al fine di valutare se l’Italia corre il rischio di ammanchi di dosi di vaccino.

In estate, potrebbe comunque arrivare anche il siero anti-Covid prodotto dall’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani e dell’azienda italiana Reithera. Si potrebbe dunque contare forse su un altro preparato artificiale contro il Coronavirus.



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