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Sfida Salvini-Meloni: come andrà a finire

29 Dicembre 2020 | Autore:
Sfida Salvini-Meloni: come andrà a finire

Tra il capo del Carroccio e la numero uno di Fratelli d’Italia è corsa alla leadership del centrodestra. I numeri favoriscono lei, ma lui non si arrende.

Sembra lontano un secolo quel tempo in cui c’era un solo leader incontrastato nel centrodestra, al quale si accodavano i politici che volevano vincere facile. Quel Silvio Berlusconi che tecnicamente c’è ancora ma che, da un punto di vista dei consensi, non è più quello di una volta.

In epoca più recente, sembrava che il timone dello schieramento conservatore dovesse restare a lungo nelle mani di Matteo Salvini, che ha portato la «sua» Lega al Governo ed ha conquistato per il Carroccio il titolo di primo partito d’Italia.

La «crisi del Papeete» che segnò il divorzio dal Movimento 5 Stelle e le grane giudiziarie che hanno investito alcuni esponenti leghisti (tra gli altri, lo stesso Salvini, chiamato a rispondere del suo operato al Viminale sui casi delle navi di migranti bloccati sulle nostre coste) hanno oscurato la figura del Capitano a favore dell’alleata Giorgia Meloni. Fratelli d’Italia ha iniziato da mesi un’ascesa di consensi che potrebbe portare Meloni alla leadership indiscussa del centrodestra. La competizione è servita, dunque. Come andrà a finire?

Ne parla all’agenzia Adnkronos il filosofo ed ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari: «È chiaro che non si amano troppo», commenta riferendosi ai due alleati-avversari, «sono concorrenti, entrambi molto vogliosi di riuscire». Una guerra interna, però, secondo Cacciari, che non deve trascendere troppo: «Tutto faranno fuorché sfidarsi, Meloni cresce proprio perché non ha aperto nessun casino sulla leadership in questa fase, l’altro è in caduta, più o meno libera, e non ha alcun interesse per aprirlo. Non sono così stupidi da far casino ora – continua l’ex primo cittadino veneziano del Pd –, la linea è sostanzialmente la stessa, ad un certo punto, dopo il voto, si metteranno d’accordo su chi sarà il candidato premier».

I numeri dicono che, finora, le prospettive migliori sono per Giorgia Meloni: FdI continua a crescere, la Lega ha perso dall’exploit delle europee circa un terzo dei consensi. Le rilevazioni degli ultimi giorni danno il Carroccio tra il 23 e il 24% contro il 34% delle elezioni per il Parlamento di Strasburgo. Vola invece l’alleata. A inizio 2020, il partito della Meloni si aggirava attorno al 10%, oggi sfiora il 17%, alla pari dei pentastellati.

Una battaglia interna fatta di mosse che sembrano uscite dallo stesso stampo: quello che fa uno lo fa l’altra, quello che fa l’altra lo fa l’uno, tra assemblee o segreterie, tra flash mob e comunicati contro il Governo.

«La Lega non ha più un partner nazionale», commenta sempre all’Adnkronos il direttore della Luiss School of Government, Giovanni Orsina. «Si è reinventata come partito nazionale, andando a occupare temi e spazi della tradizione cui appartiene Giorgia Meloni, quella della destra nazionale». Qual è la differenza tra i due, allora? «Cambia lo stile» spiega il politologo: «Da una parte c’è il dadaista Salvini, lo zio scapestrato, dall’altra una figura più pacata e rassicurante, la mamma premurosa».

Torna la domanda di fondo: come andrà a finire? «Lo stile del leghista pagava prima del virus», continua Orsina. «Ora si propende per la figura più rassicurante, meno clamorosa. Mi pare che ci sia un travaso quasi diretto dall’uno all’altro: quello che perde la Lega arriva con il segno più in Fdi. Non possiamo negare che per il leghista c’è un rischio di logoramento, le elezioni potrebbero essere l’occasione della vita, per lei è più semplice, può stare più in attesa», conclude.



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