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Come contestare un addebito su carta di credito?

31 Dicembre 2020 | Autore:
Come contestare un addebito su carta di credito?

Modi, termini e procedura per disconoscere le operazioni non autorizzate e farsi rimborsare.

Hai ricevuto uno strano addebito sulla tua carta: il venditore ti è del tutto sconosciuto e non ti quadrano neppure l’importo e il momento in cui è stata effettuata la transazione. Ricordi che, in quel periodo, avevi effettuato altre operazioni, ma escludi questa.

Temi che possa esserci stato un errore o, peggio, che la tua carta sia stata momentaneamente sottratta da qualcuno oppure clonata; oppure sospetti di essere vittima di una truffa online.

Se ti è accaduto qualcosa del genere, ti serve sapere in pratica come contestare un addebito su carta di credito. Ci sono dei termini e delle modalità per disconoscere i movimenti in modo semplice e per ottenere il rimborso in tempi brevi, a condizione che tu abbia adottato le opportune cautele e non stai tentando di compiere una frode.

Pagamenti con carta: cosa si può contestare

Truffe nei negozi fisici o nelle transazioni online, sottrazione della carta o sua clonazione, ma anche i pagamenti ingiustificati perché, ad esempio, la merce non è mai arrivata o l’importo addebitato è superiore al prezzo pattuito: tutte le operazioni possono essere contestate quando non sono state autorizzate dal titolare della carta e non corrispondono alla transazione realmente avvenuta.

In questi casi, la legge [1] consente al titolare dello strumento di pagamento sia di bloccare un pagamento con carta di credito sia di disconoscere, anche in un momento successivo, l’operazione avvenuta con la carta, nel momento in cui ci si rende conto che è stato applicato un addebito non richiesto e non voluto dal titolare.

È sufficiente negare di aver autorizzato l’addebito, senza bisogno di spiegare i motivi dell’accaduto, ma semplicemente indicando la ragione per la quale si vuole contestare la transazione, ad esempio perché non è mai avvenuta oppure perché si è realizzata ma con un importo diverso rispetto a quello contabilizzato.

Occorre anche specificare se la carta è rimasta in tuo possesso oppure se è stata sottratta o smarrita e, in tal caso, quando è stata presentata denuncia e chiesto il blocco dello strumento di pagamento. È ben diverso, infatti, disconoscere una singola operazione oppure una serie di movimenti compiuti da un certo momento in poi.

Pagamenti con carta: come disconoscere l’operazione

Per contestare l’addebito, il titolare della carta deve rivolgersi al proprio istituto di credito e descrivere nel modo più dettagliato possibile l’operazione che intende disconoscere indicando il motivo.

Tutti gli istituti mettono a disposizione sui propri siti i moduli da compilare e spedire alla sede mediante lettera raccomandata o a mezzo posta elettronica. Chi fruisce dei servizi home banking può utilizzare anche gli appositi form, inserendo le informazioni necessarie trasmettendo la richiesta via internet dal proprio Pc o dalla App.

Una volta avvenuta la contestazione degli addebiti, rimane a carico dell’emittente della carta e dell’istituto di credito su cui confluiscono le transazioni fornire la prova del fatto che l’operazione era stata invece era stata compiuta realmente dal cliente (o era comunque a lui attribuibile, per dolo o colpa grave) e, di conseguenza, era stata contabilizzata correttamente dal sistema di pagamenti.

Contestare addebiti su carta: quali termini

Entro quando va contestata la transazione addebitata sulla carta? La legge [2] dispone che l’utilizzatore della carta deve comunicare «senza indugio», cioè appena ne viene a conoscenza, al proprio prestatore di servizi ogni operazione di pagamento non autorizzata o eseguita in modo inesatto.

Al di là di questo onere, ci sono comunque 13 mesi di tempo per formulare utilmente la richiesta, a partire dalla data di addebito. È un termine notevolmente più ampio di quello generale di 60 giorni concesso per contestare i normali estratti conto bancari. Ma la comunicazione tardiva potrebbe compromettere la rettifica dell’operazione e lo storno; di conseguenza, rendere più difficile il rimborso della somma.

È consigliabile attivare i sistemi di alert che ti avvisano immediatamente, con un messaggio sul cellulare o sulla tua casella di posta elettronica, di qualsiasi operazione compiuta attraverso la carta, proprio per metterti in condizione di controllare tempestivamente i movimenti e di contestarli se non li riconosci o se l’importo addebitato è errato.

Pagamenti con carta: come recuperare la somma addebitata

Ricevuta la richiesta di disconoscimento dell’operazione, il gestore della carta, se non emerge una frode, restituirà la somma spesa riaccreditandola al cliente. Di regola, il rimborso deve avvenire «immediatamente» [3], dunque entro il primo giorno lavorativo successivo a quello di ricezione dell’istanza di contestazione, salvi i casi di sospetto di frode, che legittimano la banca a sospendere il rimborso.

La restituzione della somma erroneamente addebitata dovrà essere integrale, salva l’applicazione di una franchigia, se prevista dal contratto per determinati tipi di operazioni o fasce di clienti, che però non può mai superare l’importo di 150 euro.

La legge [4], infatti, prevede che l’utilizzatore della carta non debba subire «alcuna perdita derivante dall’utilizzo di uno strumento di pagamento smarrito, sottratto o utilizzato indebitamente», a condizione che non vi sia frode e che la registrazione del pagamento contestato sia avvenuta dopo la comunicazione di furto, smarrimento, appropriazione indebita o uso non autorizzato dello strumento.

Pagamenti con carta: quando il rimborso non spetta

L’utente deve sempre adottare le misure idonee a garantire la protezione delle carte e degli altri strumenti di pagamento che ha in uso, altrimenti risponderà delle conseguenze negative dell’accaduto.

Il prestatore dei servizi di pagamento ha l’obbligo di mettere a disposizione i sistemi di sicurezza adeguati per garantire l’autenticità delle transazioni ma non è responsabile delle condotte dolose o gravemente colpose del cliente, come nei casi di mancata diligenza nella custodia che favoriscono o agevolano la sottrazione della carta e dei codici di autenticazione delle operazioni. Perciò, basta una sola distrazione, purché grave, a far venir meno il diritto al rimborso.

Stefano ha dimenticato il borsello, con dentro la sua carta di credito, sull’appendiabiti di un ristorante dove era stato a cena. Se ne accorge solo il pomeriggio del giorno dopo ed allora fa immediatamente denuncia di smarrimento e richiesta di blocco. Nel frattempo, però, la sua carta è stata utilizzata per diversi acquisti, compiuti quella mattina. Per compierli, gli ignoti hanno utilizzato il codice Pin, scritto su un post it adesivo conservato insieme alla carta stessa. Stefano disconosce tutti gli addebiti perché non sono a lui riconducibili, ma non riceverà il rimborso perché quanto accaduto è dovuto a sua colpa grave nell’inosservanza delle modalità di custodia della carta e dei codici.

Quindi, il problema maggiore sorge per i movimenti effettuati prima della comunicazione del furto o dello smarrimento, che bloccando la carta impedisce le transazioni future ma, come abbiamo visto, non sempre neutralizza le precedenti.

Considera poi che né la banca né la società emittente della carta e del circuito di pagamenti possono intervenire in eventuali dispute con il venditore, come nel caso di ricezione di prodotti non conformi all’ordine, di addebiti periodici a fronte di servizi non erogati o di abbonamenti pagati in automatico ma nel frattempo disdetti. Qui, non si contesta tanto il pagamento, quanto l’operazione a monte, che costituisce la causa del contratto al quale i gestori della carta sono estranei.

Talvolta, potrebbero esserci ostacoli anche per le transazioni realmente avvenute ma registrate dal venditore con importo errato, a meno che l’errore non sia facilmente riconoscibile: ad esempio, quando consiste in una cifra battuta alla cassa con uno zero in più, oppure si è verificata una transazione duplicata per la medesima operazione a causa di problemi di linea. Per questo, è importante indicare nella contestazione dell’addebito e nella richiesta di rimborso tutti gli elementi utili a ricostruire l’accaduto.

Ben diversa è l’ipotesi della frode, che, come abbiamo visto, già in caso di semplice sospetto consente alla banca di sospendere il rimborso per approfondire gli accertamenti, ma le permette anche di recuperare quello già erogato, se la condotta costituente reato emerge in seguito.

Gli accertamenti svolti dal prestatore dei servizi di pagamento e dall’istituto bancario al quale è appoggiata la carta potrebbero condurre anche ad una denuncia per truffa a carico dell’utilizzatore che ha presentato una contestazione di addebito disconoscendo falsamente le operazioni avvenute.

Ugo ha acquistato delle merci su Internet pagandole con la sua carta di credito. Ha regolarmente ricevuto i prodotti, ma poi pensa di annullare la transazione e di farsi restituire la somma sostenendo, falsamente, di non aver mai compiuto quella transazione. Allora, contesta l’addebito inviando il modulo alla propria banca e chiede il rimborso; così facendo compie una truffa.


note

[1] Art. 10 D.Lgs. n.11/2010.

[2] Art. 9 D.Lgs. n. 11/2010.

[3] Art. 11 D.Lgs. n.11/2010.

[4] Art. 12 D.Lgs. n. 11/2010.


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