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Lasciare la casa ad un solo figlio

5 Aprile 2021
Lasciare la casa ad un solo figlio

Se un genitore lascia l’appartamento solamente al primogenito si verifica una lesione della quota di legittima.

Tuo padre è vedovo e non sta molto bene. Di recente, ha avuto un attacco di cuore che lo ha molto provato sia nel corpo che nella mente. Ha 95 anni e non ti aspetti di certo che viva ancora per tantissimo tempo. Tuttavia, ci sei molto affezionata e speri tanto che la morte lo colga nel sonno senza provocargli troppe sofferenze. Per fortuna, tua sorella si occupa di lui: prepara da mangiare, fa la spesa e, ultimamente, si ferma anche a dormire per non lasciarlo solo. Per tale ragione, il tuo papà continua a ripetere che, quando non ci sarà più, l’appartamento in cui vive andrà a lei. Pertanto, vorresti sapere se è possibile lasciare la casa ad un solo figlio.

In base alla normativa, una parte del patrimonio del defunto spetta di diritto ai legittimari, cioè ai suoi congiunti. Infatti, se dovesse verificarsi una lesione della loro quota, questi potrebbero ricorrere al tribunale per ottenere la restituzione. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di fare il punto della situazione in questo articolo.

L’apertura della successione

Prima di soffermarci sul tema principale, è doveroso fornire alcune nozioni in materia di eredità. Devi sapere, infatti, che quando muore una persona si apre quella che tecnicamente viene definita successione a causa di morte. In pratica, vengono individuati determinati soggetti che possono accettare o rifiutare il complesso di beni (che può essere costituito da mobili, immobili, crediti e debiti) di proprietà del defunto (anche detto nel gergo giuridico de cuius).

Le suddette persone – che acquistano la qualità di eredi nel momento in cui accettano i beni – possono essere individuate in due modi: tramite testamento (in tal caso, si parla di successione testamentaria) oppure per legge (successione legittima). Nel primo caso, basterà leggere le ultime volontà del de cuius, mentre nel secondo caso, in assenza di testamento, è la legge a prevedere gli eredi legittimi.

Si può lasciare la casa ad un solo figlio?

La legge non permette di devolvere l’intera eredità ad un solo figlio. Questo perché esistono i legittimari, cioè i familiari del defunto, come ad esempio il coniuge e i figli, a cui la legge riserva di diritto una quota dell’asse ereditario (vale a dire la quota di legittima). Quindi, anche se una persona muore senza lasciare un testamento, una parte dei suoi beni andranno comunque al coniuge ed ai figli (se presenti).

Attenzione: i legittimari sono le persone che hanno diritto ad una quota dell’eredità perché legati al defunto da uno stretto rapporto di parentela. Essi, però, non devono essere confusi con gli “eredi legittimi” i quali, come già detto, vengono individuati dalla legge, in assenza di un testamento.

Le quota dei legittimari sono così ripartite:

  • in assenza di figli, è riservata al coniuge (o al partner dell’unione civile) metà del patrimonio. Se, invece, è presente un solo figlio, la quota sarà di un terzo per il figlio e di un terzo per il coniuge;
  • in presenza di due o più figli, la quota è pari a tre quarti, di cui un quarto spetta al coniuge e un mezzo ai figli (da dividersi in parti uguali);
  • se, oltre al coniuge, ci sono anche gli ascendenti legittimi, al primo spetta la metà del patrimonio mentre ai secondi tocca un quarto;
  • se ci sono solo gli ascendenti legittimi, a questi è riservato un terzo del patrimonio.

La quota che rimane “libera” è detta disponibile e il defunto può farne ciò che vuole, con donazione o con testamento.

Quindi, per tornare all’esempio che ti ho riportato in premessa, il genitore vedovo con due figli non può lasciare la casa, che magari rappresenta l’intera eredità, ad uno solo di essi oppure donargliela quando è ancora in vita. La ragione è semplice: ci sono gli altri congiunti che per legge hanno diritto a ricevere una parte del suo patrimonio.

L’azione di riduzione e di restituzione

Sia in caso di testamento che di donazione potrebbe verificarsi una lesione della quota di legittima. Ciò accade quando il defunto ha disposto dei suoi beni andando oltre la quota disponibile. Ti faccio un esempio.

Tizio ha una moglie e due figli. Un giorno, muore in un incidente stradale e lascia un patrimonio di 100 mila euro. Tuttavia, quando era in vita, Tizio ha donato una barca a vela (del valore di 20 mila euro) ed un piccolo appartamento (del valore di 30 mila euro).

Ebbene, Tizio ha effettuato donazioni per un totale di 60 mila euro, quindi è andato ben oltre la quota disponibile che in questo caso è pari a 40 mila euro. Di conseguenza, ha leso la quota di legittima che spetta alla moglie ed ai figli.

In casi del genere, gli eredi legittimari possono promuovere una causa in tribunale (detta azione di riduzione) per ottenere la dichiarazione di inefficacia delle disposizioni testamentarie o delle donazioni effettuate ed essere reintegrati nelle rispettive quote.

L’azione di riduzione si prescrive in dieci anni a decorrere dal giorno dell’apertura della successione (se la lesione è stata causata da una donazione) oppure dall’accettazione dell’eredità (se la lesione è stata causata da un testamento).

In caso di esito positivo, se i soggetti non restituiscono spontaneamente ai legittimari i beni ricevuti per donazione o testamento, allora questi ultimi dovranno esperire anche l’azione di restituzione. Tuttavia, è possibile intraprendere tali azioni congiuntamente, cioè in un unico processo si chiede al tribunale di accertare la lesione della quota di legittima e condannare i beneficiari alla restituzione dei beni.



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