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Differenze tra l’evasione fiscale e l’elusione fiscale

30 Dicembre 2020 | Autore: Vincenzo Delli Priscoli
Differenze tra l’evasione fiscale e l’elusione fiscale

Due fenomeni che spesso vengono presentati come sinonimi, ma che in realtà denotano  rilevanti distinzioni.

Sicuramente, tante volte abbiamo sentito parlare di evasione fiscale e di tutto ciò che comporta in termini di minori entrate tributarie nelle casse dello Stato. C’è però un altro fenomeno, l’elusione fiscale, che spesso viene associato all’evasione, ma in realtà enormi sono le differenze tra l’evasione fiscale e l’elusione fiscale. Infatti, nonostante in entrambi i casi si tratti di comportamenti orientati a ridurre il prelievo tributario, l’evasione e l’elusione fiscale sono termini ben diversi. Cerchiamo allora di capire le differenze sostanziali tra questi due fenomeni, soffermandoci in particolare sul concetto di elusione fiscale che presenta delle peculiarità.

L’evasione fiscale

Con il termine evasione fiscale si fa riferimento a tutti quei comportamenti con i quali i cittadini violano le norme di legge al fine di non pagare o pagare meno tasse e imposte. Ad esempio, un bar che vende bevande senza emettere lo scontrino evade il Fisco, in quanto non registra l’operazione di vendita posta in essere. Questa operazione, pertanto, non rientrerà tra i ricavi del bar e su di essa non verranno calcolate le imposte da pagare.

Un altro esempio di evasione fiscale è la presentazione di una dichiarazione dei redditi incompleta, così da ridurre il prelievo fiscale sui propri redditi. Dunque, con l’evasione fiscale si mira ad occultare e a contrastare il prelievo fiscale.

L’elusione fiscale

L’elusione fiscale occupa uno spazio intermedio tra il risparmio legittimo d’imposta e l’evasione fiscale.

L’elusione è diversa dall’evasione perché l’evasione è generalmente realizzata occultando il presupposto dell’imposta con una violazione diretta delle norme fiscali. Invece, il contribuente che elude il Fisco evita di applicare la tassazione più onerosa seguendo un percorso anomalo, per certi versi abusivo.

Dunque, l’elusione fiscale rappresenta un vero e proprio abuso del diritto, ossia la messa in pratica di comportamenti che hanno come scopo ultimo quello di raggirare le leggi a proprio vantaggio e che indirettamente portano alla diminuzione del prelievo fiscale.

Elusione ed abuso sono nozioni correlate. Il contribuente non applica il regime fiscale appropriato ed applica abusivamente una normativa fiscale più favorevole. L’abuso del diritto è la categoria giuridica in base alla quale un comportamento può essere giudicato elusivo.

L’interpello

Poiché può essere dubbio se un comportamento sia elusivo o meno, il legislatore ha previsto un’apposita forma di interpello, ossia un’istanza che il contribuente rivolge all’Agenzia delle Entrate prima di attuare un comportamento fiscalmente rilevante, per ottenere chiarimenti in relazione a un caso concreto e personale in merito all’interpretazione, all’applicazione o alla disapplicazione di norme di legge inerenti alla tassazione.

Vi è infatti un cosiddetto interpello speciale, esperibile per l’applicazione di talune specifiche disposizioni aventi quasi tutte una finalità antielusiva per cui è competente la Direzione generale dell’Agenzia delle Entrate.

Il contribuente, anche prima di porre in essere un’operazione che rientra nelle fattispecie per le quali può essere esperito l’interpello speciale, può chiedere il preventivo parere della Direzione generale dell’Agenzia delle Entrate, fornendole tutti gli elementi conoscitivi utili ai fini della corretta qualificazione tributaria del caso prospettato.

La Direzione generale dell’Agenzia delle Entrate deve rispondere entro 120 giorni. Trascorso questo lasso di tempo, la mancata risposta ha valore di silenzio-assenso, dunque l’Agenzia delle Entrate non potrà contestare successivamente l’operazione posta in essere dal contribuente per il quale quest’ultimo ha presentato un’istanza di interpello senza ottenere risposta.

Le caratteristiche dell’elusione fiscale

L’elusione fiscale si configura in presenza di una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti. I presupposti per l’esistenza dell’abuso-elusione sono:

  • l’assenza di sostanza economica dell’operazione effettuata;
  • la realizzazione di un vantaggio fiscale indebito;
  • la circostanza che il vantaggio sia l’effetto essenziale dell’operazione.

Per operazioni prive di sostanza economica si intendono i fatti, gli atti e i contratti, anche tra loro collegati, inidonei a produrre effetti significativi diversi dai vantaggi fiscali. Peraltro, la mancanza di sostanza economica (ossia di convenienza reale e sostanziale) può essere desunta dalla non coerenza delle singole operazioni con il fondamento giuridico del loro insieme e dalla non conformità dell’utilizzo degli strumenti giuridici alle normali logiche di mercato.

I vantaggi fiscali indebiti sono i benefici, anche non immediati, realizzati in contrasto con le finalità delle norme fiscali o con i principi dell’ordinamento tributario.

L’aggiramento della norma impositiva nell’elusione fiscale

In via prioritaria, occorre esaminare se sia stato conseguito un vantaggio fiscale. La sussistenza di un vantaggio fiscale è l’essenza stessa dell’elusione. Infatti, non vi è elusione se non si consegue un risparmio d’imposta.

Per accertare il vantaggio occorre porre a confronto lo schema realizzato e un modello standard. Occorre confrontare due comportamenti: quello meno oneroso che è stato posto in essere, e quello fisiologico, ma più oneroso che è stato evitato. Risulta evidente che l’alternativa fisiologica deve essere concretamente praticabile a disposizione del contribuente, non un’ipotesi dipendente dalla volontà di terzi.

Una volta constatato che il contribuente, avendo dinanzi più alternative, ha scelto quella meno onerosa, occorre verificare se ha conseguito un risparmio legittimo o un risparmio elusivo (cioè indebito). Un vantaggio è indebito qualora l’operazione risulti diretta ad aggirare obblighi o divieti previsti dall’ordinamento tributario.

Ponendo a confronto le due alternative che il contribuente aveva di fronte, non vi è aggiramento se i due schemi sono fiscalmente equivalenti. Vi è aggiramento solo se uno dei due modelli si pone come modello standard, come operazione economica fisiologica che il contribuente avrebbe dovuto seguire, in linea con la ratio delle norme impositive, mentre il diverso modello che è stato seguito è, invece, anomalo ed ha comportato l’aggiramento di un obbligo fiscale.

Il vantaggio fiscale non è elusivo se il contribuente ha agito per valide ragioni economiche. Questo requisito va inteso come necessità che l’operazione economica sia motivata in modo essenziale da ragioni extrafiscali. Si richiede che lo scopo economico dell’operazione sia tale per cui l’operazione sarebbe stata compiuta anche senza vantaggi fiscali.

Ipotesi di elusione fiscale

È possibile fare due ipotesi. La forma più netta di elusione si verifica quando l’operazione è del tutto priva di ragioni economiche e lo scopo di risparmio fiscale è l’unica ragione dell’operazione, dalla quale non deriva alcun risultato economico di rilievo.

Si pensi, ad esempio, ad una società che non svolge alcuna attività economica ed è stata costituita in un paradiso fiscale al solo scopo di detenere partecipazioni i cui proventi in quello stato non sono tassati o sono tassati in misura ridotta rispetto alla tassazione del nostro Paese.

Si pensi ancora ad una fusione con la quale una società incorpora un’altra società che magari non è più operativa, non per potenziare la sua capacità produttiva, ma solo per fruire dei vantaggi fiscali derivanti dalla fusione.

Un altro esempio significativo di operazione elusiva, priva in assoluto di motivazione economica, è dato dalle cosiddette “esportazioni a U”, nelle quali, al fine di usufruire della restituzione di dazi doganali per l’esportazione di prodotti agricoli, le merci vengono consegnate al destinatario estero e immediatamente restituite, senza alcun utilizzo, all’esportatore.

Vi è però elusione anche quando l’operazione non è priva di ragioni economiche, ma tali ragioni economiche sono deboli ed il fine essenziale è quello fiscale, senza il quale l’operazione non sarebbe stata posta in essere. Non è dunque necessario che lo scopo fiscale sia l’unico scopo dell’operazione, ma occorre che sia essenziale.

Elusione o risparmio lecito d’imposta?

Non vi è elusione, ma risparmio lecito d’imposta, se l’operazione posta in essere non realizza l’aggiramento di specifiche disposizioni fiscali ed è motivata essenzialmente da ragioni non fiscali.

In linea di principio, infatti, i contribuenti sono liberi, nell’esercizio della loro autonomia negoziale, di seguire, tra più alternative, quella fiscalmente meno onerosa.

Il risparmio lecito d’imposta implica che sia posto in essere uno schema che comporta un trattamento fiscale favorevole, ma senza che ciò costituisca un abuso.

Il risparmio fiscale non è indebito se è la conseguenza dell’applicazione di una norma di favore in modo conforme alla sua ratio. In tali casi, per il sistema delle norme tributarie, è ammesso che il contribuente, di fronte a due opzioni di comportamento, adotti quella che risulti meno onerosa dal punto di vista tributario.

Ad esempio, se per localizzare un’attività produttiva viene scelta la zona per la quale sono previste delle agevolazioni e viene quindi realizzato un investimento conforme alla ratio della norma agevolativa, il contribuente, fruendo delle agevolazioni, ottiene un risparmio fiscale, che non può essere considerato abusivo né elusivo, perché non vi è abuso rispetto alle norme agevolative né vi è elusione delle imposte dovute secondo quanto previsto dall’ordinamento.

La frode fiscale

Oltre all’evasione fiscale e all’elusione, c’è anche il reato di frode fiscale.

La caratteristica principale della frode fiscale è rappresentata dal comportamento fraudolento che ha come fine quello di ingannare il Fisco. Un esempio è la dichiarazione fraudolenta, ossia il mancato pagamento delle imposte attraverso l’emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.



Di Vincenzo Delli Priscoli


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