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Quando si nega l’assegno di mantenimento al coniuge?

30 Dicembre 2020
Quando si nega l’assegno di mantenimento al coniuge?

Separazione e divorzio: le regole per gli alimenti all’ex coniuge. 

Quando una coppia si separa, il giudice riconosce, di norma, l’assegno di mantenimento in favore del coniuge con il reddito più basso. Questa regola, che ha tenuto banco per svariati decenni, è stata scardinata negli ultimi anni dalla giurisprudenza. Non esiste più l’obbligo di garantire, al coniuge più debole, lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio. Oggi, l’assegno di divorzio spetta solo quando manchi la cosiddetta “autosufficienza economica”, ossia dinanzi a una situazione di incapacità a mantenersi. Tale condizione di difficoltà, però, non deve essere determinata da un atteggiamento colpevole del coniuge richiedente (si pensi alla moglie che, una volta separata, non voglia più cercare un lavoro). 

Ne abbiamo già parlato in Assegno di divorzio: novità.

Tali principi sono stati gradatamente estesi anche all’assegno di mantenimento, quello cioè che viene riconosciuto subito dopo la separazione e che poi, con il divorzio, viene sostituito dall’assegno divorzile. 

Alla luce di ciò, è bene porsi la seguente domanda: «Quando si nega l’assegno di mantenimento al coniuge?». Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Assegno di mantenimento: regole

Come abbiamo anticipato, l’assegno di mantenimento è il contributo economico che il giudice riconosce al coniuge economicamente più debole con la sentenza di separazione.

Con la sentenza di divorzio, l’assegno di mantenimento viene rimpiazzato dall’assegno di divorzio (anche detto «assegno divorzile»).

Un tempo, le regole sul riconoscimento e sulla determinazione dei due assegni erano le medesime. Tra il 2017 e il 2018, però, la Cassazione ha emesso due storiche sentenze [1] con cui sono state stabilite due discipline diverse.

Ecco i punti su cui ruotano oggi tutte le regole in materia di separazione e divorzio:

  • l’assegno di mantenimento deve garantire al coniuge con il reddito più basso lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio: il che significa che lo stipendio più alto viene sostanzialmente diviso tra i due coniugi in modo da eliminare ogni disparità economica tra i due, tenendo conto delle spese che verranno comunque sostenute dopo il distacco. Al contrario, l’assegno di divorzio non deve più garantire lo stesso tenore di vita, bensì solo l’indipendenza economica del coniuge più debole; questi dunque ha diritto solo al necessario per vivere, a prescindere dalle condizioni reddituali dell’ex;
  • l’assegno di divorzio può essere riconosciuto solo in condizioni di meritevolezza. Pertanto, chi lo richiede deve dimostrare di non potersi mantenere da solo. Il che significa fornire la prova di non avere più l’età o le condizioni di salute per lavorare o comunque di aver fatto di tutto per trovare un’occupazione e non esserci riusciti (ad esempio, inviando cv, partecipando a bandi e concorsi, chiedendo l’inserimento nelle liste di collocamento, ecc.);
  • l’assegno di divorzio deve comunque tenere conto di tutte quelle situazioni in cui un coniuge, per badare alla casa e ai figli, ha perso ogni contatto con il mondo di lavoro, rinunciando alla crescita della propria professionalità (il riferimento è chiaramente rivolto alle casalinghe). In tal caso, quest’ultimo ha diritto a partecipare alla ricchezza che, nel frattempo, l’altro coniuge ha conquistato proprio per via dello sgravio dalle questioni domestiche;
  • l’età del coniuge e la durata del matrimonio restano dei parametri essenziali per determinare comunque la misura dell’assegno di mantenimento.

Quando spetta l’assegno di mantenimento

L’assegno di mantenimento spetta solo a condizione che:

  • vi sia una sostanziale disparità dei redditi tra i due coniugi;
  • il coniuge richiedente non abbia violato i doveri del matrimonio: pertanto, il giudice non deve aver riconosciuto a suo carico il cosiddetto addebito.

In generale, il coniuge che richiede l’assegno ha l’onere di provare i presupposti per ottenerlo, inclusa la dimostrazione della capacità economica del coniuge obbligato.

Il coniuge ha diritto all’assegno di mantenimento se manca di “adeguati redditi propri“. Deve quindi esserci uno squilibrio o un’evidente disparità reddituale con l’altro coniuge; non è necessario che sussista uno stato di bisogno.

L’adeguatezza si determina sulla base del tenore di vita di cui il coniuge richiedente godeva finché ha convissuto con l’ex.

Come si determina l’assegno di mantenimento?

Per valutare la sussistenza del diritto all’assegno di mantenimento e per quantificarne l’importo, il giudice deve tenere conto di una serie di fattori ossia:

  • la durata del matrimonio; secondo la Cassazione, la breve durata del matrimonio può incidere sull’ammontare della somma dovuta a titolo di mantenimento, ma non sul suo riconoscimento;
  • le potenzialità lavorative (l’attitudine al lavoro) del beneficiario. Il semplice stato di disoccupazione del richiedente non è sufficiente a fondare la domanda di assegno di mantenimento, in quanto il giudice deve indagare sulle ragioni della mancanza di attività lavorativa, sulla sua possibile ricollocazione lavorativa e sulla sua età. Potrebbe quindi negarsi il mantenimento al coniuge disoccupato, se risulta accertata una sua reale possibilità di ricollocazione proficua nel mercato del lavoro non nei termini di mere valutazioni ipotetiche o astratte ma di effettiva possibilità di svolgere un’attività lavorativa retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore ambientale o individuale;
  • i redditi posseduti; ad esempio, i conti correnti e i dossier titoli, le polizze assicurative immediatamente liquidabili, le azioni e gli investimenti di capitali;
  • gli immobili intestati;
  • l’assegnazione della casa familiare anche se legata all’interesse dei figli; essa infatti comporta un vantaggio economico all’assegnatario e uno svantaggio al coniuge proprietario o comproprietario, che deve abbandonare la casa coniugale e trovarsi un altro alloggio.

Quando si nega l’assegno di mantenimento al coniuge?

Alla luce di quanto abbiamo appena detto, possiamo tracciare alcune situazioni tipiche in cui viene negato l’assegno di mantenimento.

La prima è quando non vi è una disparità di reddito tra i coniugi: gli stessi sono entrambi occupati o comunque godono di altri redditi (ad esempio, da cespiti immobiliari).

La seconda è quando il coniuge più debole economicamente ha tuttavia subìto l’addebito con la separazione: il giudice lo ha cioè dichiarato colpevole per la fine del matrimonio.

Una terza situazione si verifica quando il coniuge richiedente è ancora giovane e ha una formazione scolastica che gli consente di lavorare. Egli ha ciò che, in gergo tecnico, viene chiamata «attitudine al lavoro».

Anche la durata del matrimonio può essere un valido indice dell’ammontare del mantenimento potendo arrivare a ridurlo enormemente (si pensi a un matrimonio durato solo un anno).


note

[1] Cass. sent. n. 11504/17; Cass. sent. n. 18287/18.

Autore immagine: depositphotos.com


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