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Qualifica dirigente: ultime sentenze

30 Dicembre 2020
Qualifica dirigente: ultime sentenze

Lavoro subordinato: come funziona l’attribuzione della qualifica di dirigente d’azienda

Il rapporto di lavoro intercorrente con il dirigente d’azienda si qualifica come autonomo laddove debba escludersi la sussistenza di un potere direttivo, seppure in forma attenuata, in capo al committente e risulti altresì insufficiente l’elemento indiziario dell’inserimento nell’organizzazione aziendale.

Cassazione civile , sez. lav. , 13/02/2020 , n. 3640

In merito al riconoscimento della qualifica dirigenziale, al lavoratore che agisce in giudizio per l’accertamento del relativo diritto va attribuito l’onere di provare di aver svolto mansioni implicanti l’esercizio di poteri decisionali e direttivi propri di essa, ma anche effettuare una comparazione tra il livello di appartenenza ed il livello rivendicato e dimostrare l’inadeguatezza del primo in relazione all’attività svolta.

Tribunale Roma sez. lav., 13/01/2020, n.60

In tema di lavoro pubblico (dipendenze di un ente locale), alla qualifica dirigenziale corrisponde soltanto l’attitudine professionale all’assunzione di incarichi dirigenziali di qualunque tipo e non consente, perciò, – anche in difetto della espressa previsione di cui all’art. 19 del D.Lgs. n. 165 del 2001, stabilita per le Amministrazioni statali – di ritenere applicabile l’art. 2103 c.c., risultando la regola del rispetto di determinate specifiche professionalità acquisite non compatibile con lo statuto del dirigente pubblico.

Corte appello Catanzaro sez. lav., 16/10/2019, n.1100

In tema di infortuni sul lavoro nelle amministrazioni pubbliche, l’attribuzione della qualità di datore di lavoro a un dirigente o a un funzionario da parte dell’organo di vertice deve essere espressa e accompagnata dal conferimento dei poteri decisionali e di spesa, con la conseguenza che, in mancanza di tale indicazione espressa e del conferimento dei necessari poteri, la qualità di datore di lavoro permane in capo all’organo di direzione politica della singola amministrazione.

Cassazione penale sez. IV, 20/04/2018, n.43829

Al fine di stabilire l’esatto inquadramento del dipendente, se l’appartenenza alla categoria dei dirigenti è espressamente regolata dalla contrattazione collettiva, occorre far riferimento, non alla nozione legale di tale categoria, ma alle relative disposizioni della contrattazione ed il giudice ha l’obbligo di attenersi ai requisiti dalle medesime previsti, poiché esse – riflettendo la volontà della parti stipulanti e la loro specifica esperienza di settore – assumono valore vincolante e decisivo, tenendo altresì conto che in organizzazioni aziendali complesse è ammissibile – anche in riferimento alla prassi aziendale ed alla concreta organizzazione degli uffici – la previsione di una pluralità di dirigenti (a diversi livelli, con graduazione di compiti) i quali sono tra loro coordinati da vincoli di gerarchia, che però facciano salva, anche nel dirigente di grado inferiore, una vasta autonomia decisionale circoscritta dal potere direttivo generale di massima del dirigente di livello superiore; e l’accertamento compiuto alla stregua dei contratti collettivi da parte del giudice di merito è censurabile in cassazione solo sotto il profilo del vizio di motivazione o della violazione delle regole di ermeneutica contrattuale. 

Corte di Cassazione, sezione lavoro, ordinanza 1° ottobre 2019 n. 24484 

La qualifica di dirigente spetta soltanto al prestatore di lavoro che, come “alter ego” dell’imprenditore, sia preposto alla direzione dell’intera organizzazione aziendale ovvero ad una branca o settore autonomo di essa, e sia investito di attribuzioni che, per la loro ampiezza e per i poteri di iniziativa e di discrezionalità che comportano, gli consentono, sia pure nell’osservanza delle direttive programmatiche del datore di lavoro, di imprimere un indirizzo ed un orientamento al governo complessivo dell’azienda, assumendo la corrispondente responsabilità ad alto livello (cd. dirigente apicale); da questa figura si differenzia quella dell’impiegato con funzioni direttive, che è preposto ad un singolo ramo di servizio, ufficio o reparto e che svolge la sua attività sotto il controllo dell’imprenditore o di un dirigente, con poteri di iniziativa circoscritti e con corrispondente limitazione di responsabilità (cd. pseudo-dirigente).

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 23 marzo 2018 n. 7295 

La qualifica di dirigente non spetta al solo prestatore di lavoro che, come “alter ego” dell’imprenditore, ricopra un ruolo di vertice nell’organizzazione o, comunque, occupi una posizione tale da poter influenzare l’andamento aziendale, essendo invece sufficiente che il dipendente, per l’indubbia qualificazione professionale, nonché per l’ampia responsabilità in tale ambito demandata, operi con un corrispondente grado di autonomia e responsabilità, dovendosi, a tal fine, far riferimento, in considerazione della complessità della struttura dell’azienda, alla molteplicità delle dinamiche interne nonché alle diversità delle forme di estrinsecazione della funzione dirigenziale (non sempre riassumibili a priori in termini compiuti) ed alla contrattazione collettiva di settore, idonea ad esprimere la volontà delle associazioni stipulanti in relazione alla specifica esperienza nell’ambito del singolo settore produttivo. (Nella specie, la S.C., in applicazione dell’enunciato principio, ha ritenuto corretto l’inquadramento quale dirigente di un dipendente del settore del credito – al quale era stato intimato un licenziamento ingiustificato – in virtù della qualificazione professionale, del livello di responsabilità nel settore di pertinenza e dello svolgimento dell’attività lavorativa in collegamento diretto con i vertici aziendali).

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 4 agosto 2017, n. 19579 

In tema di attribuzione della qualifica di dirigente, va tenuto conto di quanto stabilito dalla contrattazione collettiva e dalle prassi sindacali, che ne hanno portato al riconoscimento anche a lavoratori che, pur non investiti di quei poteri di direzione necessari per richiamare la nozione di “alter ego” dell’imprenditore, sono in possesso di elevate conoscenze scientifiche e tecniche o, comunque, sono dotati di professionalità tale da collocarsi in condizioni di particolare forza nel mercato del lavoro.

Corte di Cassazione, Sezione lavoro, Sentenza 14 ottobre 2016, n. 20805 

Il tratto caratterizzante della figura del dirigente è rappresentato dall’esercizio di un potere ampiamente discrezionale che incide sull’andamento dell’intera azienda o che attiene ad un autonomo settore produttivo della stessa, non essendo per converso necessaria la preposizione all’intera azienda.

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 11 luglio 2007, n. 15489

 

Nell’ambito del pubblico impiego contrattualizzato per il riconoscimento del trattamento retributivo proprio della qualifica dirigenziale non è sufficiente l’espletamento di incarichi direttivi o di responsabilità genericamente riferibili ad una funzione dirigenziale essendo viceversa presupposto indifettibile l’esistenza del corrispondente posto qualificato come dirigenziale nella pianta organica dell’ente; proprio con riferimento alle aziende sanitarie locali, gli enti possono istituire posizioni dirigenziali, con la conseguenza che l’assegnazione di fatto del funzionario non dirigente ad una posizione dirigenziale, prevista dall’atto aziendale e dal provvedimento di graduazione delle funzioni, costituisce espletamento di mansioni superiori, rilevante ai fini e per gli effetti previsti dall’ art. 52 del d.lgs. n. 165 del 2001 .

Corte appello , Roma , sez. lav. , 04/08/2020 , n. 1384



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