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La quietanza del creditore al debitore: che valore ha

25 Novembre 2014
La quietanza del creditore al debitore: che valore ha

Il rilascio di ricevuta di pagamento è una prova scritta che non può essere superata con i testimoni.

Al momento di un pagamento è prassi consolidata – e consigliabile – quella del rilascio al debitore, da parte del creditore, di un documento in cui quest’ultimo attesti l’avvenuta ricezione della somma di denaro e, quindi, svincoli l’altra parte da ogni successivo e ulteriore obbligo di versamento. Si parla, a riguardo, di “quietanza” e la sua efficacia non ricopre le questioni fiscali. Per quest’ultimo fine, invece, la regolarizzazione deve avvenire – laddove necessario – attraverso la fattura, lo scontrino, la ricevuta di prestazione occasionale, ecc.

 

La quietanza “tipica“, cioè quella indirizzata a colui che ha effettuato il pagamento (l’ex debitore, tanto per intenderci), fa piena prova dell’avvenuto pagamento. Pertanto il quietanzante non può dimostrare il contrario neanche ricorrendo a testimoni. In buona sostanza, una volta firmata la ricevuta di pagamento è assai difficile, per il creditore, dimostrare che, in verità, non ha ricevuto la somma che egli dichiara, nella quietanza, di aver incassato. Potrebbe, tutt’al più, dimostrare che il rilascio della quietanza è avvenuto per errore di fatto o per violenza. Ossia, dovrebbe riuscire a provare di aver commesso un errore sulle circostanze concrete del pagamento o che la sua volontà è stata coartata (con la minaccia di un danno ingiusto e grave non necessariamente fisico) [1]. Tale ultima prova può essere raggiunta anche con testimoni [2].

Diverso è il discorso della cosiddetta quietanza “atipica” contenuta nella dichiarazione di vendita di autoveicolo [3]. Quest’ultima, invece, essendo indirizzata al conservatore del PRA, non è prova piena, ma, al pari della confessione stragiudiziale fatta ad un terzo, è liberamente valutabile dal giudice [1]._

Quanto sopra è confermato dalla Cassazione [4]. Secondo la Suprema Corte il creditore che, rilasciando quietanza al debitore, ammette il fatto del ricevuto pagamento rende confessione stragiudiziale alla parte: tale dichiarazione ha una piena efficacia probatoria [5], sicché non può impugnare l’atto se non provando che esso è stato determinato da errore di fatto o violenza, essendo insufficiente provare la non veridicità della dichiarazione.


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 19888 del 22.11.2014.

[2] Infatti, secondo Cass. sent. n. 5417 del 7.03.2014, il divieto di provare per testi patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento, previsto dall’articolo 2722 cod. civ. , si riferisce al documento contrattuale, formato con l’intervento di entrambe le parti e racchiudente una convenzione, e non opera con riguardo ad una quietanza, che è atto contenente una dichiarazione unilaterale.

[3] Art. 13 del r.d. 29 luglio 1927, n. 1814.

[4] Cass. sent. n. 4196 del 21.02.2014.

[5] Ai sensi degli art. 2733 e 2735 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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