Quando si può ricorrere al Tar contro la mascherina

30 Dicembre 2020
Quando si può ricorrere al Tar contro la mascherina

Una sentenza dà ragione a una famiglia con un figlio che, per motivi di salute, non può indossare il dispositivo a protezione di naso e bocca.

La mascherina non è proprio per tutti. Dai primi dpcm, quando ancora non si aveva sufficiente familiarità con l’acronimo, si era specificato che alcune categorie di persone erano dispensate dall’obbligo di indossarla. Per esempio individui con forme di disabilità incompatibili con l’uso continuativo del dispositivo.

Non è solo un problema di disabilità. In alcuni casi pare che la mascherina incida negativamente sulla salute di chi la porta. Non si tratta di una semplice sensazione di fastidio che, dopo parecchie ore, può comprensibilmente provare chiunque. Piuttosto di un malessere documentato, che si traduce in una minor saturazione del sangue.

La saturazione, ricordiamo, è il livello di ossigeno presente nel sangue: se scende al di sotto di una certa soglia è insufficiente. Per esempio al di sotto del 90% si sta verificando una grave carenza di ossigeno a livello ematico che, in termini tecnici, si definisce ipossia o ipossiemia. Il sangue non sta nutrendo a dovere organi e tessuti, il che pone l’organismo in una condizione di pericolo ed è necessario riportare l’ossigeno a una quantità normale.

È quello che è accaduto a un bambino di 9 anni di Roma. I suoi genitori hanno deciso di ricorrere al Tribunale amministrativo regionale (Tar) contro l’imposizione di far indossare la mascherina agli scolari sopra i 6 anni. Lui, in teoria, avrebbe dovuto rispettare la regola, contenuta in uno degli ormai innumerevoli decreti per disciplinare il periodo di emergenza sanitaria.

In pratica, però, i suoi genitori hanno osservato un peggioramento delle sue condizioni di salute e sono riusciti a dimostrare che era dovuto all’obbligo di portare il dispositivo sanitario per molte ore consecutive a scuola.

In particolare, hanno constatato che il suo livello di ossigenazione del sangue diminuiva, dopo molte ore con la mascherina a coprire naso e bocca. Questo perché il dispositivo gli causava difficoltà di respirazione. Davanti ai giudici amministrativi, dunque, hanno esibito come prova le misurazioni del saturimetro, attestanti una carenza di ossigeno, imputandola al cattivo influsso della mascherina sulla respirazione del bambino.

Il Tar ha dato loro ragione, concludendo che ci sono circostanze in cui si può derogare all’esigenza di impedire la diffusione del contagio e, tra queste, rientra la protezione della salute individuale.

Nelle loro motivazioni, i giudici scrivono che «dal Dpcm impugnato non emergono elementi tali da far ritenere che l’amministrazione abbia effettuato un opportuno bilanciamento tra il diritto fondamentale della salute della collettività e tutti gli altri diritti inviolabili, parimenti riconosciuti e tutelati dalla Costituzione fra cui il diritto alla salute dei minori di età fra i 6 e gli 11 anni».



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