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Rubare password: rischi legali

30 Dicembre 2020
Rubare password: rischi legali

Accesso abusivo a sistema informatico: cosa rischia chi si procura i codici di accesso all’altrui email, a un profilo social o ad un database.

Un nostro lettore sarebbe stato accusato, a suo dire ingiustamente, di aver rubato una password altrui. Ammette di essere in possesso di tale codice di accesso, ma lo stesso gli sarebbe stato procurato da un amico. Non sarebbe insomma lui l’autore dell’hackeraggio. Ci chiede pertanto a cosa andrebbe incontro nel caso in cui dovesse essere denunciato. Quali sono insomma i rischi legali per chi ruba una password e per chi invece ne è comunque in possesso illecitamente? Ecco come stanno le cose.

La legge punisce sia chi si impossessa dell’altrui password, sia chi – a prescindere di come ne sia venuto a conoscenza – la usa. In entrambi i casi, si commette il reato di accesso abusivo a sistema informatico. In particolare, l’articolo 615 ter del Codice penale punisce con la reclusione fino a tre anni chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo.

L’illecito penale scatta anche nei confronti di chi ha ricevuto lecitamente la password dal legittimo titolare e, poi, ne ha fatto un uso diverso da quello concordato, in precedenza, tra le parti. Si pensi alla moglie che, autorizzata prima dal marito, accede alla sua casella di posta elettronica per controllare alcune email ma, dopo qualche giorno, vi faccia ritorno, senza nulla dire al coniuge, per spiare quest’ultimo. 

Come visto, la legge ha usato una definizione particolarmente ampia per descrivere la condotta integrante il reato. Tant’è che l’illecito penale scatta non solo quando si ruba la password altrui ma si riesce anche, in qualsiasi altro modo, a forzare le protezioni e ad introdursi in un database o altro sistema informatico a cui non avrebbe altrimenti accesso. La Cassazione ha ritenuto che l’accesso abusivo a sistema informatico scatta anche in caso di introduzione nell’altrui account di posta elettronica. 

Il semplice fatto di essere in possesso di una password altrui non costituisce reato se tale codice non è stato sottratto con l’inganno o l’astuzia tecnica. L’importante è che di esso non si faccia uso.

In buona sostanza, chi riceve, da altre persone, una password di un profilo social o di un’email altrui non commette reato se si limita a ricevere tale informazione senza trarne profitto, accedendo al sistema informatico o, a sua volta, cedendo o vendendo tale informazione privata. 

Nel caso di specie, spetterà all’accusa dimostrare che il soggetto eventualmente imputato ha fatto accesso all’altrui sistema informatico o sia stato l’effettivo autore della sottrazione della password. In assenza di prove, non ci potrà essere alcuna condanna penale. 



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2 Commenti

  1. Il mio ex accedeva spesso alla sua email dal mio pc ed io puntualmente gli stavo dietro a ricordargli di cancellare tutti i dati ogni volta che usciva. Non per altro, ma io non lascio mai le pagine aperte con i dati d’accesso sul pc, ma esco sempre dai social e dalle email. Quante volte lui, invece, ha chiuso la pagina e dopo aver aperto il pc mi trovavo le sue email aperte. Io non ho MAI e dico mai dato un’occhiata alla sua casella di posta elettronica ma ho eliminato la cronologia e di conseguenza gli accessi. Credo che la privacy e la fiducia siano fondamentali anche in una coppia

  2. Mi è successo di aver lasciato aperta una pagina social dal tablet del mio ragazzo. L’ho dimenticato ma poi me ne sono accorta a distanza di giorni. Io trascorro poco tempo sui social e non leggo quasi mai i messaggi a meno che non so che devo sentirmi con qualche contatto. Un bel giorno, dopo aver fatto l’accesso, ho trovato alcune chat lette. E non era possibile che a leggerle fossi stata io perché era da qualche giorno che non ero online. Ho scoperto quindi, facendo 2+2, che era stato il mio ragazzo a sbirciare tra i miei contatti e a leggersi le mie conversazioni, Questa è stata la scusa per una discussione molto pesante. Poi, abbiamo chiarito ma gli ho spiegato che non deve succedere mai una cosa del genere. Bisogna fidarsi dell’altro e comunicare

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