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Videosorveglianza privata: cosa c’è da sapere?

6 Aprile 2021
Videosorveglianza privata: cosa c’è da sapere?

È possibile installare delle telecamere nella propria proprietà per proteggersi dai furti ma occorre considerare la normativa in materia di privacy.

Hai subito diverse volte dei furti in appartamento. Hai, dunque, deciso di prendere delle contromisure ed installare un sistema di videosorveglianza all’interno del tuo appartamento. Vuoi sapere se devi seguire una specifica procedura e se devi rispettare la normativa in materia di trattamento dei dati personali.

Possono essere molte le motivazioni che spingono il proprietario di un appartamento ad installare un sistema di videosorveglianza privata. In questo articolo, vedremo cosa c’è da sapere per procedere all’installazione in modo sicuro e senza incorrere in sanzioni.

Occorre, infatti, considerare che il sistema di videosorveglianza può determinare un trattamento di dati personali altrui e, come noto, nel nostro ordinamento, esiste un’apposita normativa posta a tutela dei dati personali dei soggetti terzi che potrebbero essere ripresi dal circuito di telecamere.

Videosorveglianza privata: cos’è?

La videosorveglianza privata è un circuito di ripresa delle immagini tramite telecamere che consente al proprietario di un immobile di visionare, in tempo reale o tramite registrazione, che cosa succede sia all’interno della propria proprietà che nelle aree perimetrali.

L’obiettivo del sistema di videosorveglianza privata è verificare che nessuno si avvicini alla proprietà. In particolare, lo scopo di tale sistema è evitare che soggetti estranei possano entrare nella proprietà e porre in essere furti o rapine.

L’installazione di un sistema di videosorveglianza privata, se da un lato persegue il legittimo interesse del proprietario alla tutela del proprio patrimonio e alla propria sicurezza personale, dall’altro lato espone eventuali soggetti terzi che dovessero essere ripresi dalle telecamere ad un trattamento di dati personali non desiderato.

Videosorveglianza privata: cosa c’è da sapere?

L’installazione di un sistema di videosorveglianza privata deve avvenire nel rispetto della normativa in materia di trattamento dei dati personali.

Si può, senza dubbio, affermare che esiste il legittimo interesse del proprietario dell’immobile all’installazione del sistema. Tuttavia, nel rispetto dei principi fissati dal Regolamento Europeo in materia di privacy (Gdpr) [1], il titolare del trattamento (ossia il proprietario) dovrà trattare i dati personali altrui tramite il sistema di videosorveglianza solo nei limiti dello stretto necessario.

Ne consegue che il proprietario dovrà prestare attenzione al posizionamento delle telecamere le quali non devono ritrarre immagini relative ad aree comuni condominiali o aree antistanti l’abitazione di proprietà dei vicini ma devono avere un angolo visuale che limita l’inquadratura allo spazio di pertinenza del proprietario.

In questo caso, non è necessario installare nessun cartello che avvisa della presenza del sistema di videosorveglianza né ottenere un’autorizzazione da parte del condominio.

Il singolo condòmino è, infatti, libero di posizionare le telecamere, senza chiedere la previa autorizzazione al condominio, a condizione che le registrazioni riprendano esclusivamente aree di sua proprietà esclusiva. Il suo unico onere, in questo caso, consiste nell’informare gli altri condòmini.

Quando è, invece, impossibile evitare di riprendere anche altre persone, è necessario limitare il raggio di ripresa alle sole scarpe, evitando che vengano dunque inquadrati i volti delle persone.

Videosorveglianza privata: quali sanzioni?

Installare un sistema di videosorveglianza privata senza attenersi alle regole previste dalla legge può esporre il proprietario a sanzioni relative all’illecito trattamento dei dati personali nonché a illeciti di natura penale.

Sotto il primo profilo, occorre considerare che il Gdpr prevede una serie di sanzioni in caso di trattamento illecito dei dati personali. Posizionare le telecamere senza, ad esempio, mettere a disposizione dei terzi un’informativa sui dati personali trattati, oppure acquisire i dati senza rispettare il principio di minimizzazione, significa trattare i dati personali in modo illegittimo ed esporsi, dunque, alle sanzioni amministrative previste dal Regolamento Europeo.

Sotto il profilo penalistico, riprendere soggetti terzi senza la loro autorizzazione può integrare il reato di interferenze illecite nella vita privata [2] per cui è prevista la sanzione della reclusione da 6 mesi a 4 anni, oltre, sul piano civilistico, al risarcimento del danno morale cagionato a colui che è stato spiato.


note

[1] Regolamento (UE) n. 679/2016.

[2] Art. 615-bis cod. pen.


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